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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca

Lascia la figlia in auto davanti al negozio, accusata di abbandono di minore: assolta dopo cinque anni

La donna nel settembre del 2016 aveva lasciato la piccola in macchina, addormentata, per il tempo necessario a comprare un abito da lavoro: nel giro di pochi istanti una folla aveva accerchiato la vettura

Assolta perché il fatto non sussiste: si è concluso così il processo a carico di una donna che nel 2016 era stata accusata di abbandono di minore per avere lasciato la figlia di due anni addormentata in auto davanti al negozio in cui era entrata per acquistare un abito da lavoro.

La donna, oggi 53 anni, è stata assolta dopo cinque lunghi anni di indagini e udienze, e la procura ha deciso di non impugnare la sentenza del giudice monocratico. I fatti risalgono al settembre del 2016: la donna aveva bisogno di un abito per il lavoro e, mamma single, aveva messo in auto la figlia raggiungendo un negozio di via Cola di Rienzo, in pieno centro, per acquistarlo. Nel tragitto la bambina si era addormentata, e per evitare di svegliarla la madre aveva deciso di parcheggiare l’auto davanti al negozio in modo da tenerla d'occhio mentre portava a termine la commissione.

Nel giro di pochi minuti, però, intorno alla macchina si era formato un capannello di passanti convinti che la bambina fosse stata dimenticata all’interno dai genitori. Era stata chiamata la polizia, e una pattuglia arrivata sul posto aveva forzato la serratura per recuperare la piccola. La madre nel frattempo, preoccupata, era uscita dal negozio per calmare la bambina, prevedibilmente spaventata, rassicurando su cosa fosse accaduto.

Alla luce dell’intervento delle forze dell’ordine era però scattata la denuncia, che ha condotto al lungo processo. A distanza di cinque anni l’assoluzione: per il giudice la donna non è venuta meno ai suoi doveri, parcheggiando l’auto in piena vista per controllare la bambina da vicino. Il fatto - abbandono di minore - non sussiste.

"Si tratta di una vicenda davvero singolare. La signora si era recata dalla periferia di Roma in un negozio specifico del centro per comprare un abito da lavoro per una riunione, alla procura è apparsa erroneamente come una donna che voleva fare shopping dimenticandosi della figlia - spiega l'avvocato Matteo Megna, difensore della donna - Sin dall'inizio ha provato a spiegare in tutte le sedi le sue ragioni, ma la polizia non le ha creduto. Sembra che molte persone avessero ripreso la scena con i cellulari, probabilmente gli operanti, pur gravati da un'attività quotidiana difficile, si sono sentiti pressati dalla folla di curiosi. Per fortuna il Tribunale ci ha dato pienamente ragione, demolendo l'impianto accusatorio, seppure dopo diversi anni e sofferenze per la signora".

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