Omicidio Castel Madama: Alberto Delfini ucciso per un debito di 60 euro

Sottoposto a fermo di indiziato di delitto Domenico Nardoni, padre della compagna del giovane di Tivoli ucciso con un colpo di fucile

Alberto Delfini (foto profilo facebook)

Un debito di poche decine di euro, ma in realtà una miccia legata a "complesse dinamiche familiari". Castel Madama si risveglia ancora scossa per l'omicidio di Alberto Delfini, il 25enne di Tivoli ucciso la sera di sabato con un colpo di fucile al collo. Ad essere sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l'accusa di omicidio Domenico Nardoni, padre della compagna della vittima. A chiudere il cerchio i carabinieri della Compagnia di Tivoli, che proseguono le indagini per fare chiarezza su quanto accaduto la sera di sabato nel casolare di famiglia dove Delfini aveva incontrato il 45enne. 

Alberto Delfini ucciso da Domenico Nardoni

Secondo quanto ricostruito sino a questo momento dagli investigatori Alberto Delfini sarebbe stato ucciso dal padre della sua compagna dopo una lite. Un solo sparo, fatale, esploso da un fucile semiautomatico, già oggetto di furto, con l'arma trovata e sequestrata dai carabinieri. A segnalare la presenza del corpo privo di vita del 25enne tiburtino lo stesso Domenico Nardoni. La salma del 25enne aiuto cuoco tiburtino è stata poi rinvenuta in via di Vicovaro, zona accessibile percorrendo una strada bianca che costeggia il fiume Aniene e passa sotto l'autostrada A24 Roma-Teramo. Una zona di campagna, che si trova vicino al casolare di famiglia dove vittima e carnefice si erano dati appuntamento. Un tragico epilogo dopo una lite per futili motivi, verosimilmente per un piccolo debito di 60 euro. 

Prosieguo delle indagini 

Le indagini hanno anche accertato che l'assassino, fermato dopo aver ammazzato il padre di suo nipote, aveva anche cercato di crearsi un alibi così da sviare le indagini sul suo conto. Un escamotage che non è sfuggito agli inquirenti. Domenico Nardoni,  in sede di interrogatorio reso davanti al pubblico ministero della Procura di Tivoli, coadiuvato dai Carabinieri, dopo plurime contraddizioni, confermava la dinamica degli eventi ricostruita dagli inquirenti, soprattutto in ordine alla lite  da lui avuta con il convivente della figlia,  all'indirizzo del quale ha poi esploso il mortale colpo di fucile. Il 45enne si trova ore nel carcere di Roma Rebibbia in attesa della convalida del fermo di indiziato di delitto da parte del giudice. La salma di Delfini si trova a disposizione dell'Autorità Giudiziaria che ne ha disposto l'autopsia. 

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