Cronaca

Fratelli d'Italia piange Domenico Dorsa, il calabrese di Roma morto a 21 anni sulla Tangenziale

Ha perso la vita in un incidente stradale. Alla guida un amico rimasto ferito

Domenico Maria Dorsa

L'accento calabrese era inconfondibile nonostante Roma lo avesse adottato. E lui ne andava fiero. Guai a toccargli la sua amata Cosenza, e guai, per ragioni di storiche rivalità territoriali, se qualcuno preferiva la vicina Catanzaro. Domenico Maria Dorsa aveva 21 anni. E' morto due notti fa sulla Tangenziale est in un incidente d'auto. Un altro giovane, rimasto ferito, guidava il mezzo finito contro un albero. 

Era un trascinatore, Domenico. Aveva tutta la spensieratezza dei vent'anni, un sorriso dolce sempre stampato sul volto che un po' strideva con la stazza imponente. Gli amici gli cantavano sempre: "Bello e impossibile" come diceva Gianna Nannini, "con il suo accento e il suo peso da un quintale". Scherzavano, e lui stava allo scherzo sempre pronto a ridere e far ridere. Aveva una grande passione, che molti giovanissimi hanno perso: la politica. Militante in erba di Fratelli d'Italia, la stessa leader Giorgia Meloni gli dedica su Facebook un post di cordoglio: "In questo momento di dolore, il nostro cordoglio e la nostra vicinanza vanno alla famiglia di Domenico e a tutti coloro che lo hanno conosciuto". 

Mentre amici e colleghi del partito lo ricordano così: "Viveva la politica come dovremmo fare tutti, sul territorio, porta a porta, con costanza e dedizione, la pensava come un servizio al cittadino. Amava la gente". Prima rappresentante d'istituto al liceo scientifico San Giovanni Evangelista di via Livorno, poi all'università di Tor Vergata dove si era iscritto a medicina, sempre a fianco delle battaglie studentesche. Dalle aule al territorio, gestiva i comitati di quartiere "Villa Paganini" e "Villa Torlonia". E da poco era stato eletto nel Consiglio dei giovani del II municipio, dove abitava. 

Morto Domenico Maria Dorsa-2

Scriveva poi pensieri e testimonianze su un piccolo giornale locale gestito da un gruppo di coetanei. In vista delle elezioni del 4 marzo aveva buttato giù un articolo, un appello al voto per i ragazzi appena maggiorenni, al di là delle appartenenze politiche e "contro l'indifferenza dei nostri giorni". Non ha fatto in tempo a pubblicarlo. Su richiesta degli amici lo riportiamo di seguito per intero, esprimendo le nostre sentite condoglianze alla famiglia. 


LA CHIAMATA AL VOTO DEI RAGAZZI DEL ‘99


La disfatta di Caporetto è un ricordo ormai remoto e assicurato alla memoria storica, pertanto difficilmente tra i banchi di scuola troverete qualcuno ancora amareggiato per quell’evento, arrovellarsi sulle reali responsabilità del generale Luigi Cadorna. Tutti i professori italiani convengono sul fatto che "il programma è lungo e il tempo stringe", un’occhiata veloce alla prima guerra mondiale e poi di corsa a chiedersi cosa spinse Mussolini a promulgare le leggi razziali, l’importanza dei valori della resistenza, la gratitudine verso l’alleato, la bellezza della nostra costituzione e delle libertà democratiche… e poi?

In circa settanta anni di Repubblica democratica si sono succeduti 64 governi e chi non ha mai sentito parlare della Dc (Democrazia Cristiana), protagonista indiscussa insieme al Psi (Partito Socialista Italiano), al Pci ( Partito Comunista Italiano) e al Msi (Movimento Sociale Italiano) della famigerata prima repubblica, con le loro “rassicuranti” sezioni di quartiere, ognuna dispensava una copia del giornale di riferimento e qualche opinione sulla prossima riforma fiscale, in fabbrica, in ufficio come a scuola, ognuno era al sicuro dietro qualche sigla sindacale che diceva di te se eri compagno o camerata ed era necessario schierarsi per l’idea;  per le strade si combatteva una terribile guerra che non conosceva confini, inasprita dai continui attacchi dei giornali ed una dichiarazione bastava per imbracciare il fucile e uccidere il primo concorrente che capitasse al tiro.

I tempi sono cambiati e con tangentopoli (il noto processo che ha ispirato gli autori della serie Sky “1993” che ci ha regalato una splendida Miriam Leone) quei politici che avevamo ospitato a cena durante le tribune politiche, ora ci han messo le mani in tasca? Un’azione che non conviene ad un qualsiasi ospite, pertanto così con forza ha preso piede l’idea che trasversalmente da destra a sinistra, il politico per sua natura RUBA!

La mia generazione ha assistito al celebre contratto, firmato da Berlusconi con gli italiani, nello studio di “Porta a Porta”, ultimo estremo tentativo di riavvicinare gli italiani alla politica, il messia dei liberali scandiva la nascita della seconda repubblica, salvo poi finire tutto a Ruby ruba cuori e olgettine. Oggi la rabbia è la reale protagonista della politica italiana, gli interessi di partito non incontrano le necessità dell’elettore medio e rassettare una buca in strada è un importante traguardo.

I nostri parlamentari, ministri e gran parte delle figure amministrative territoriali vivono una profonda indecisione, inadeguatezza (basti vedere i numerosi ricorsi al Tribunale amministrativo regionale, per la minima indecisione) nessuno è in grado di prendere una decisione e portarla a compimento.

Noi in quanto giovani e precisamente mi rivolgo ai ragazzi del ’99, che il 4 marzo saranno chiamati al voto per la prima volta, padroni indiscussi del futuro del nostro paese, non possiamo rimanere attoniti ad osservare dallo schermo dei nostri cellulari l’inafferrabile ascesa dell’indifferenza e dell’astensionismo. La politica detta incondizionatamente la qualità della nostra vita, dal prezzo della frutta ai rincari sul prezzo della benzina, ai programmi che andremo ad affrontare nelle aule scolastiche ed universitarie la politica è vita.

Insieme da anni interpelliamo una riappacificazione nazionale che condanni la violenza politica ma è necessario ad ognuno avere fondamenta granitiche che gli consentano di avere una personale chiave di lettura della realtà circostante e così, dalle pagine di questo periodico auspico un ritorno delle sezioni di quartiere, come luoghi di elaborazione politica e rilettura della storia, in quanto è impensabile fondare il futuro sull’ignoranza verso ciò che ha determinato il nostro presente.

La storia ricorre e così come i ragazzi del 1899, anche voi siete chiamati al fronte per combattere una guerra che prescinde dal risultato delle varie coalizioni scese in campo, in una battaglia che non richiede libro e moschetto ma tessera elettorale e matita contro l’indifferenza dei nostri giorni e l’ignoranza di chi crede che si possa estrapolare il naturale corso dell’agenda politica dalle nostre vite, combattete come coloro che ascoltarono il mormorio del Piave e resero grande e glorioso il nostro paese!


 

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