Doina Matei torna in carcere: l'assassina di Vanessa Russo "paga" per le foto su facebook

Il magistrato di sorveglianza del Tribunale di Venezia ha sospeso il regime alternativo, in attesa di un'udienza ad hoc. La vittima venne uccisa con un ombrello nel tunnel della metro nel 2007

Doina Matei (foto facebook)

Facebook spesso croce e delizia. Anche in questo caso. Per Doina Matei, l'attuale 30enne condannata a 16 anni di carcere per omicidio preterintenzionale nel 2007 dopo aver ucciso alla metro Termini di Roma l'allora 23enne Vanessa Russo, si riaprono le porte del carcere anche di giorno.

Il regime di semilibertà di cui godeva a Venezia è stato sospeso dal giudice di sorveglianza, dopo che sono state rese pubbliche da Il Messaggero le foto che ritraggono la donna sorridente con sullo sfondo il Molino Stucky o in bikini al mare.

Niente di clamoroso, visto che è un diritto di ogni detenuto, nel caso sussistano le prerogative, godere di regimi alternativi alla detenzione. In questi giorni, secondo il Corriere della Sera, la giovane aveva ottenuto anche alcuni permessi per dormire fuori dal carcere della Giudecca, ma tutto è stato cancellato dal giudice, dopo che quelle foto hanno conquistato la ribalta nazionale. I carabinieri della compagnia di Venezia hanno raggiunto la giovane e l'hanno portata in carcere.

"Questo è un brutto passo indietro per la mia assistita - ha commentato ai giornali l’avvocato Nino Marazzita, che difende la 30enne - forse dovuto all’effetto del polverone mediatico che si è sollevato sul caso dopo la pubblicazione di quelle foto. Ma la sospensione durerà giusto il tempo di discuterla davanti al tribunale di Venezia dove dimostreremo che fra i divieti non c’era quello specifico dell’uso del social network".

Questo è il punto su cui si dibatterà maggiormente: Doina Matei ha infranto qualche divieto? Il polverone che è esploso in queste ore, in Tribunale sarà solo lo sfondo di un'udienza in cui si parlerà solo della condotta tenuta dalla 30enne romena, definita irreprensibile in questi anni lagunari da coloro che hanno avuto a che fare con lei quando ogni mattina si metteva a lavorare per la cooperativa sociale Il Cerchio.

Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Testa Piccolomini, legale di Doina Matei, intervenuto su Radio Cusano Campus, l'emittente dell'Università degli Studi Niccolò Cusano (www.unicusano.it) , nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.

Testa Piccolomini ha dichiarato: "La mia assistita sta scontando, come è noto, una pena a sedici anni in seguito ad un omicidio preterintenzionale. E' sottoposta ad una misura alternativa in questo momento alla semilibertà che è stata concessa dopo un periodo abbastanza lungo di detenzione, qualcosina in meno di nove anni. Si può parlare di un caso in cui il carcere ha lavorato al reinserimento nella società del condannato".

"Mi stupisce molto, infatti, la ragione dell'interesse mediatico - prosegue Testa Piccolomini su Radio Cusano Campus - che nel senso che ho visto dei commenti inappropriati. Io ricordo che per il fatto noto, per cui la mia assistita è stata condannata, è stata applicata una pena assai elevata. Era una persona incensurata con poco più di vent'anni. Ho letto dei commenti assolutamente fuori luogo su questa vicenda, lei non è libera, gode di una misura che è stata concessa a seguito di un periodo di monitoraggio in carcere. Doina ora va a lavorare e la sera torna in carcere".

Presto potrebbero esserci ulteriori novità in questo senso: "A breve discuteremo dell'affidamento in prova, che abbiamo chiesto. E' una misura alternativa per gli ultimi pochi anni che le restano da scontare ed è una misura ancor meno afflittiva, che le consentirebbe di restare anche di notte fuori dal carcere".

"Doina nel corso di questi quasi dieci anni è cambiata moltissimo, l'esperienza fortissima del fatto in sé e del carcere ha comportato sulla ragazza una maturazione importante. All'epoca era giovanissima, c'è stata una maturazione importante anche in termini di recupero. Lei è pentita, l'ha sempre detto fin dal primo momento, ha espresso il dolore per il fatto gravissimo che ha colpito una sua coetanea. Non vi era alcuna volontà, né diretta né indiretta, di cagionare l'evento legale che poi si è verificato".

Doina vuole rifarsi una vita: "Io l'ho sentita in questi giorni. Non si spiega l'attenzione mediatica a distanza di anni per l'apertura di un profilo social con delle foto in cui viene vista nella quotidianità. Se è un po' preoccupata che qualcuno possa darle fastidio? No, ma è meravigliata di tutta questa attenzione, è la prima che non vede l'ora che si spengano i riflettori su questa storia. Lei è ben consapevole del percorso che ha avviato da tempo e che sta portando avanti". 

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"Razzismo nei confronti di Doina? Spererei di no - prosegue Piccolomini - però purtroppo la realtà mi spinge spesso a pensare diversamente. Potrei portarvi innumerevoli esempi di fatti identici di miei assistiti imputati e condannati per delitti molto più gravi a cui quasi sempre vengono concesse le attenuanti generiche, io non so se nel caso di Doina influisca la nazionalità, ma il clamore mediatico all'epoca non ha influito positivamente sull'esito del processo, il trattamento sanzionatorio nei suoi confronti è stato assolutamente spropositato. Doina sta pagando il suo debito con la giustizia, vuole ricominciare a vivere quanto prima, normalmente e nell'anonimato".

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