Rifiuti per l'Africa stoccati a Roma est: scoperta e sequestrata la discarica da cui partivano i carichi

Decine i veicoli posti sotto sequestro. Nell'area anche un camion rubato. Le indagini da parte del Nucleo Tutela Ambientale della Polizia Locale di Roma Capitale

Un camion nascosto dentro un secondo mezzo pesante pronto a partire per l'Africa

Da un terreno agricolo della periferia est di Roma sino al porto di Genova da dove poi venivano imbarcati sino ad arrivare alla loro destinazione: l'Africa. Così veniva utilizzata un'area di circa 2000 metri quadrati presa in affitto da un cittadino nigeriano. All'interno della stessa erano stoccate ed occultate diverse tonnellate di rifiuti, fra cui materiale inquinante e pericoloso per l'ambiente.

Già sequestrata lo scorso mese di ottobre, alle prime luci del giorno di lunedì 28 gennaio gli agenti della Polizia Locale e della Polizia di Stato hanno proceduto al sequestro di quanto contenuto nel terreno: dai camion alle auto, passando per elettrodomestici di ogni tipo sino ad arrivare a giocattoli, parabole, parti di automobili e molto altro.

VIDEO | I rifiuti sequestrati nel terreno agricolo di Lunghezzina 

Secondo quanto accertato i rifiuti erano poi destinati al mercato nero di Nigeria, Camerun e Benin (come riscontrato con una bolla nella quale era indicato anche il destinatario di alcune parabole trovate imballate e nascoste nella cella frigo di un vecchio camion da lavoro). 

Siamo in via di Lunghezzina, strada che collega la zona di Castelverde a quella dei Giardini di Corcolle. Proprio qui lo scorso 16 ottobre gli investigatori del Nucleo Tutela Ambiente del VI Gruppo Torri della Polizia Locale hanno scoperto un terreno, agricolo sulla carta, preso in affitto da un cittadino nigeriano di 48 anni, poi denunciato dagli stessi 'caschi bianchi' in base al decreto legislativo sul Testo Unico dell'Ambiente (D.lgs. 3 aprile 2006, n.152). 

A distanza di tre mesi dal sequestro dell'area, di proprietà di un cittadino italiano completamente estraneo ai fatti, la Procura di Roma, su disposizione del PM Claudio Villani, ha infatti disposto il sequestro degli innumerevoli rifiuti pericolosi presenti nel terreno del VI Municipio delle Torri. 

Un vero e proprio bazar dell'usato, quello trovato in via di Lunghezzina. Stipati in auto, furgoni e camion era infatti nascosto di tutto e di più: decine di frigoriferi, cucine a gas, lavastoglie, lavatrici, condizionatori d'aria, pneumatici, televisori, batterie per auto, lampade, parabole, bombole del gas, pneumatici di auto e mezzi pesanti, giocattoli elettrici, macchinari agricoli, divani, sofà, poltrone ed arredamenti vari.

Oltre a ciò, anche centinaia di pezzi di automobili e mezzi pesanti smontati: fascioni, sportelli, cofani, parabrezza, interni, ma anche parti di motori, alberi motore e via dicendo. Un'area di circa 2mila metri quadrati dove erano fermi anche decine di ex mezzi da lavoro, come un'ambulanza ed un furgone della Guardia di Finanza, oltre a decine di mezzi pesanti. Proprio fra questi, sino ad ulteriori indagini, è stato trovato un camion rubato dentro al quale era stato posizionato, a pezzi, un secondo mezzo pesante, anch'esso rubato. Accatastati ovunque, in un furgone gli investigatori hanno avuto informativa anche di una Smart rubata e cannibalizzata, la cui ricerca è proseguita nel corso delle ore fra le decine di quintali di rifiuti accastati ovunque. 

 

Come disposto dalla Procura di Roma nella mattinata di lunedì 28 gennaio gli agenti del VI Gruppo Torri, diretti dal comandante Marco Giovagnorio e coordinati dal Capitano Oscar Mastroianni, hanno proceduto al sequestro di quanto trovato nell'area in base all'articolo 192 del testo unico in materia ambientale. Affidati i rifiuti ed i mezzi ad un Deposito Giudiziario, gli accertamenti passano adesso alla Polizia di Stato che, insieme ai vigili urbani, farà uno screening di quanto trovato svolgendo accertamenti sulle decine di vetture che, dopo essere state trovate nel terreno, sono state sequestrate. 

Il terreno, agricolo sulla carta, non era infatti destinato ad un deposito a cielo aperto, essendo privo dei requisiti minimi di sicurezza e tutela dell'ambiente. Dunque un primo filone d'indagine, dal quale sono in corso ulteriori accertamenti per comprendere chi, assieme al 48enne nigeriano che aveva preso in affitto il terreno nel 2012, gestiva il mercato trasnazionale della merce trovata nell'area. Disposti anche accertamenti su possibili danni ambientali dovuti ai materiali pericolosi che potrebbero aver contaminato il terreno. 

 

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