Ucciso sul Raccordo, nuovo avvocato per i Budroni: "Lui come Cucchi e Aldrovandi"

Fabio Anselmo da un mese è il nuovo avvocato di parte civile nel processo Budroni. Lo stesso legale dei noti casi Cucchi, Uva e Aldrovandi: "Spari ad altezza uomo, i bossoli sull'auto sono evidenti"

Budroni come Cucchi, Uva e Aldrovandi? Da un mese l'avvocato è lo stesso. La famiglia di Bernardino, 40enne romano di Fonte Nuova ucciso il 30 luglio 2011 sul Grande Raccordo Anulare, ha cambiato legale. Da Michele Monaco il testimone è passato a Fabio Anselmo, nome noto alla cronaca giudiziaria per aver seguito i più famosi casi di 'malapolizia', per dirla con Chiarelli e col suo libro-inchiesta. E non sarà un caso se Claudia Budroni, sorella della vittima, ha partecipato di recente alle manifestazioni di Ferrara o se ha stretto contatti con Ilaria Cucchi. 

Tutte mosse che rafforzano -sul piano comunicativo- la tesi della parte civile. Non ci sarebbe niente di "colposo" negli spari di quel poliziotto rinviato a giudizio. E il dolo, per l'avvocato Anselmo, troverebbe la sua evidenza nella posizione dei bossoli sull'auto della vittima (QUI SOTTO): ad altezza uomo e troppo distanti dalle gomme per poter sostenere la tesi dei colpi partiti solo ed esclusivamente per fermare l'auto di Budroni. Macchina Budroni-4

Tanti condizionali ma ancora nessuna certezza giuridica. Il processo partirà a ottobre e la partita si giocherà tutta sulla dinamica di quell'inseguimento finito nel sangue. Dino correva all'impazzata per sfuggire i controlli di militari e poliziotti, o era quasi fermo quando i proiettili sono stati esplosi? Un "dettaglio", si fa per dire, che cambia le carte in  tavola. Ripercorriamo in breve i particolari -quelli noti- di quanto accaduto il 30 luglio 2011. 

I FATTI - Tutto è partito da una telefonata. Una donna quella notte chiamò la polizia per denunciare il suo ex convivente, Bernardino Budroni, per disturbo della quiete pubblica. Gli agenti accorsero subito in via Quintilio Varo a Cinecittà per intervenire sul presunto stalker che però sfuggì subito ai controlli sfrecciando via con l'auto. Da lì la folle corsa sul Gra fino all'altezza dell'uscita Nomentana, dove la Focus di Bernardino finisce sul guard rail con dentro il suo corpo, senza vita, insaguinato. Il proiettile fatale lo colpì al fianco destro rendendo vani gli interventi dei sanitari. 

LE INDAGINI - La perizia balistica, nonostante la distanza ravvicinata del proiettile (circa tre metri dalla vittima, ndr) e le dichiarazioni dei carabinieri (insieme alle due volanti correva anche una gazzella, ndr) - “eravamo quasi fermi, ho udito distintamente esplodere due colpi di pistola" - si è conclusa sottoscrivendo la compatibilità "con auto in movimento". Diversa la tesi della parte civile, e lo abbiamo già detto: le pallottole non si potrebbero giustificare con la necessità di fermare l'auto, cosa che sarebbe avvenuta prima senza bisogno di ricorrere al fuoco. E in attesa di avere i primi responsi dal tribunale una condanna è già stata emessa, proprio a carico di Bernardino Budroni. 

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UN CONDANNATO MORTO - Nel 2010 la magistratura aveva avviato un'indagine per rapina. Dino era stato accusato di aver rubato la borsa alla sua ex compagna, come 'ostaggio' per costringerla a tornare a casa. Oggetto ritrovato effettivamente in casa dell'uomo assieme a una balestra e a una scacciacani. Lo scorso otto luglio è lo stesso Budroni a beccarsi una condanna a due anni e un mese di reclusione per rapina e detenzione illegale di armi. Che certo non potrà scontare, o almeno non in vita.

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