Cronaca

Detenuto gigante non entra più nella cella: “deve essere curato fuori”

Detenuto con problemi psichici soffre anche di disturbi tiroidei che lo fanno crescere incessantemente. Il garante: “Nonostante questo viene tenuto in carcere”

Incredibile storia quella di un detenuto di Rebibbia Nuovo Complesso arrivato in carcere per scontare una pena residua di nove mesi ma già condannato da una terribile malattia alla tiroide che lo fa crescere incessantemente.

L'uomo ha 43 anni e soffre anche di gravi problemi psichici e di “disturbi tiroidei che causano un lento ma incessante ritmo di crescita. E nonostante sia già arrivato a misurare 2,10 metri di altezza, viene tenuto in carcere e non in una struttura idonea a curare il suo complesso e delicato stato psicofisico". La denuncia è del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.


Secondo Marroni, l'uomo è stato arrestato dopo una condanna per danneggiamenti legati al suo stato psichico di regressione mentale infantile. L'uomo è stato, infatti, più volte denunciato per aver danneggiato i posti di pronto soccorso degli ospedali in preda ad attacchi di panico dovuti alla sua psicolabilità. In un primo momento il magistrato, valutando le sue condizioni di salute, aveva disposto gli arresti domiciliari ma il cumulo di reati della stessa tipologia ha fatto inevitabilmente scattare la custodia cautelare in carcere. In attesa che la sua situazione venga definita, il detenuto nelle ultime ore è stato trasferito da Rebibbia Nuovo Complesso al Centro Clinico di Regina Coeli. "E' evidente che ci troviamo di fronte - ha detto il Garante - ad un caso particolare che ispira perfino tenerezza tant'è che in carcere l'uomo è circondato da affetto e considerazione. Ho apprezzato molto la sensibilità del ministro Severino sulla situazione del Centro Clinico di Regina Coeli, che ha portato alla istituzione di un tavolo di concertazione tra Ministero di Giustizia e Regione Lazio sul carcere e sulla sanità penitenziaria. E' evidente, però, che tutto questo non basta. Casi come questi devono servire per mettere a punto le procedure di individuazione di soluzioni ed il ricorso alle strutture alternative al carcere e per dare, quindi, alla Magistratura di Sorveglianza strumenti ulteriori di intervento per impedire che persone con patologie tanto gravi continuino a languire in luoghi dannosi per la loro salute psicofisica".

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