Cronaca

Allarme Cna Commercio: "Chiudono piccoli negozi a favore dei centri commerciali"

I dati sono stati divulgati durante una conferenza stampa dalla Cna Commercio di Roma. "Il saldo tra negozi iscritti e cessati per la prima volta nella capitale è negativo" e, nel contempo, è allarme "invasione dei centri commerciali"

Chiudono i negozi al dettaglio a favore dei grandi centri commerciali e "senza vantaggi in termini occupazionali". E' il triste bilancio divulgato nel corso di una conferenza stampa dalla Cna Commercio di Roma. Secondo i dati "il saldo tra negozi iscritti e cessati per la prima volta nella capitale è negativo: nei primi tre mesi del 2012 la 'natimortalita'' è stata pari a -863. Delle 1.960 imprese commerciali cessate, oltre la metà (1.130) sono negozi al dettaglio, per i quali il saldo è pari a -463 unità". "Non si può salvare Roma - ha esordito Lorenzo Tagliavanti, coordinatore della Cna Commercio - senza salvare il commercio". La richiesta all'amministrazione è "un cambio di passo per tutelare il commercio di strada. Che non significa solo garantire occupazione ma anche restituire le strade ai cittadini e assicurare un controllo sociale. Perché una via deserta è spesso sinonimo di criminalità".

Stando a quanto comunicato dal Cna, ogni nuovo bambino che nasce a Roma, da qui al 2015, avrà a disposizione "oltre 500 metri quadri di centro commerciale. Un'invasione che provocherà la morte di tre negozi su 10 senza vantaggi in termini occupazionali". La Cna ha presentato le sue proposte di modifica al piano del commercio "approvato dalla giunta capitolina". "Una grande catena di abbigliamento, per fare un esempio, occupa un addetto ogni 300 metri quadri, mentre un negozio di vicinato che vende gli stessi articoli per 100 metri quadri dà lavoro a ben tre persone, specializzate e meglio tutelate. Nonostante il piano regolatore generale sia spalmato su un arco temporale di 25 anni (2008-2033) il 70% delle superfici commerciali, su cui sono destinate a sorgere le megastrutture, verrà utilizzato presumibilmente non oltre il 2017. Nei rimanenti anni (circa 20) si avrà a disposizione solo il residuo 40%".

Secondo la responsabile della Cna Commercio, Giovanna Marchese Bellaroto, le conseguenze saranno: la desertificazione delle strade commerciali; problemi di sicurezza; spostamento del valore immobiliare oltreché commerciale; perdita di socialità; degrado e impoverimento". Per questo l'associazione chiede "il blocco dei centri commerciali con una moratoria di 3-5 anni; la riduzione dal 27% al 15% della superficie da destinare alle medie e grandi strutture; risorse per progettare centri commerciali naturali; la garanzia di funzioni (commercio, artigianato, cultura) per servire nuovi insediamenti residenziali; la distribuzione nel tempo della realizzazione del piano, assegnando una percentuale massimo del 30% nel primo quinquennio, da destinare solo alle medie strutture". Infine l'associazione propone "un patto sociale tra piccola, media e grande distribuzione sul rispetto delle sette festività principali e sul riposo domenicale".

(ANSA)
 

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