Daniele Potenzoni, una donna a 3 anni dalla scomparsa: "Mi ha fermato in via Giolitti, era lui" 

La testimonianza a La vita in diretta. Il padre: "Daniele è vivo, chi avrebbe dovuto cercarlo non l'ha fatto a dovere"

Tutto sembra coincidere. Il volto, riconosciuto senza indugi da chi lo ha incontrato, il tono di voce pacato, i modi cortesi, ingenui, di un bambino, e quell'inconfondibile naso schiacciato. Una donna dice di aver visto Daniele Potenzoni, il giovane di Pantigliate (provincia di Milano), affetto da autismo, scomparso a Roma il 10 giugno 2015. Tre anni fa, mentre si recava all'udienza papale del mercoledì con un gruppo di 14 disabili accompagnati da volontari, si è perso nella folla sulla banchina della metro a Termini. Non è mai più stato trovato. 

Oggi, a riaccendere la speranza della famiglia, un avvistamento in via Giovanni Giolitti. La testimonianza della signora, che si sarebbe forse imbattuta nel ragazzo sabato 10 marzo, è stata raccolta dalla redazione de La Vita in Diretta. "Sono stata fermata mentre camminavo da un uomo che mi ha chiesto 20 centesimi. Il suo viso mi è parso subito familiare, sono rimasta perplessa" racconta la donna, che era in compagnia di un amico. 

"Avrà avuto 38, 40 anni, alto poco più di me circa 1,73, mi si è rivolto in modo molto educato e gentile, parlava lentamente, sembrava un bambino. Indossava un paio di pantaloni chiari e un maglioncino scuro. Aveva l'aspetto curato. Ho subito pensato che lo conoscevo". E' poi risalita a Daniele Potenzoni quando è tornata a casa. La sua storia la ricordava bene, ha fatto una rapida ricerca su Google, controllato la foto e non ha avuto dubbi: "Era lui". Stessa reazione anche dall'uomo che la accompagnava sul tragitto: "Anche il mio amico era sicuro, lo ha riconosciuto".

E il padre, Francesco Potenzoni, ne è convinto: "Daniele è vivo". L'aspetto non trasandato fa pensare che forse qualcuno si stia prendendo cura di lui. A pochi metri dalla stazione Termini c'è la sede della Caritas, e Daniele potrebbe essersi fatto aiutare. D'altronde quell'area della città è caotica, un continuo via vai. Chi la attraversa, sempre di fretta, non si ferma a guardare nessuno. E forse nessuno in questi tre anni si è accorto di lui. 

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Intanto il papà è tornato a Roma, ha parlato con la testimone. E un'altra donna - che ha telefonato durante la Vita in Diretta - racconta di averlo visto sulla via Appia. Ma ogni incontro sfuma nel nulla senza una denuncia alle forze dell'ordine. "Carabinieri e polizia non si muovono senza un pezzo di carta, la segnalazione purtroppo non basta - racconta a RomaToday - sono loro che dovrebbero cercarlo, noi cittadini semplici non possiamo arrivare dappertutto". Ma chi segnala, troppo spesso, non vuole esporsi. E allora la denuncia non arriva e le ricerche, quelle della forza pubblica, restano ferme. Da qui l'ennesimo appello: "Chiunque pensi di aver visto Daniele provi a chiamarlo, a pronunciare il nome. E chiami il 112". La speranza di ritrovarlo non abbandona la famiglia. Mentre va avanti il processo per abbandono di incapace. Sul banco degli imputati, da maggio 2016, l'infermiere che lo aveva in carico. Entro l'anno è attesa la sentenza di primo grado. 

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