Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Dal Trullo al Corviale, la vendetta di Manuel il 'Matto' e del sicario dietro l'omicidio di Cristiano Molè

L'omicidio di Cristiano Molè somiglia molto all'agguato che costò la vita ad Andrea Gioacchini detto 'Barbetta'. Due storie differenti che hanno punti in comune, uno tra tutti le conoscenze

Manuel Severa detto il 'Matto', 41 anni e romano del Trullo, era la mente. Marco Casamatta, anche lui romano di 41 anni, il braccio. Il primo ha sempre fatto affari con la droga e il recupero crediti. L'altro ha sempre avuto, per usare un eufemismo, una passione per le armi, non ha mai avuto paura di sparare e anche lui aveva il suo giro di droga. 

I due, secondo le indagini portate avanti dei carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci e la squadra mobile, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Roma, sarebbero il mandante - Manuel il 'Matto' - e il sicario - Casamatta - dell'efferato delitto di Crisitano Molè, il 33enne trucidato al Corviale. Nell'agguato gli sparano contro una raffica di almeno quindici colpi di pistola che non gli aveva lasciato scampo. Molè sarebbe stato ucciso perché aveva "invaso" un campo non suo. Non solo, Casamatta, che nascondeva un arsenale da guerra, avrebbe premuto il grilletto anche per uccidere un altro uomo, Massimiliano Pacchiarotti detto 'Er Porpetta'. Per questo secondo agguato il movente sarebbe un debito di droga. Andiamo con ordine.

Destini incrociati

All'apparenza quella di Cristiano Molè sembrerebbe la solita questione del passo più lungo della gamba. In parte lo è, ma catalogare l'omicidio in questo modo potrebbe sminuire lo scenario che invece parla di criminali violenti, di persone disposte a tutto e con una grande disponibilità di armi. Criminali che si sentono toccati più dalla forma che dalla sostanza. Il caso del delitto del Corviale ricorda, per certi versi, quello della Magliana dove Ugo Di Giovanni detto 'Cash', figlio di Domenico detto 'Mimì' e socio di Michele Senese detto 'O' pazz', uccise Andrea Gioacchini detto 'Barbetta'. 

Un omicidio commesso per rafforzare il potere che il boss. Il 'Barbetta', secondo quanto emerso dalle indagini dell'epoca, si sarebbe preso "diritti" non suoi nel recupero crediti e con la droga. Di Giovanni gliela fece pagare in quello che era il "suo" territorio. Nel caso dell'omicidio di Molè la dinamica è simile, seppur in quartieri diversi. 

Perché stato ucciso Cristiano Molè

Manuel Severa detto il 'Matto' è personaggio storico della mala del Trullo. Lui ha "ereditato" quel quadrante di città che confina con il Corviale dove, appunto, viveva Molè. Quest'ultimo, come il 'Matto', secondo le indagini si sarebbe occupato del business del recupero crediti. Era un picchiatore. Da ex pugile, il 33enne del Corviale avrebbe più volte battuto cassa, con le cattive, a chi non pagava e nel frattempo avrebbe fatto anche qualche affare con la droga.

Un business che nell'ultimo periodo di sarebbe allargato anche fino al Trullo. Uno smacco secondo Severa che, a quel punto, gliel'avrebbe fatta pagare organizzando l'omicidio. 

L'omicidio

A prendere pare al commando che sentenziò la morte di Molè in largo Odoardo Tabacchi, c'era anche Marco Casamatta, l'uomo che aveva un arsenale da guerra. Alle 19 e 30 del 15 gennaio scorso i killer hanno affiancato il suv sul quale Molè era a bordo insieme a un amico e fecero fuoco. Almeno 15 i colpi esplosi. Un omicidio commesso, anche in questo caso, per rafforzare il potere sul territorio, potere che sarebbe stato intaccato per periodo di tempo dall'atteggiamento di Molè. Pretese che non sarebbero più potute passare impunite.

Gli intrecci

Gli intrecci criminali nelle vie di Roma. Manuel Severa detto il 'Matto' conosceva bene proprio Andrea Gioacchini detto 'Barbetta'. I due rimasero coinvolti con Tamara Pisnoli, l'ex moglie dell'allenatore della Roma Daniele De Rossi, nel sequestro di Antonello Ieffi nel 2014. Pisnoli pretendeva dall'imprenditore 150mila euro come contropartita per un investimento sbagliato nel settore del fotovoltaico. Gioacchini, invece, voleva la restituzione con interessi a tassi usurari di un prestito. Tra i picchiatori presenti e attivi nel sequestro c'era proprio Manuel il 'Matto'.

L'arsenale

Severa, però, come detto non è "solo" un picchiatore, come dimostra l'omicidio di Molè. Aveva conoscenze giusta come quella di Marco Casamatta, dall'arsenale sempre pieno. Un uomo dal grilletto facile, lo raccontano gli investigatori, anche se il paragone con altri presunti sicari, secondo la procura di Roma, come Raul Esteban Calderon e Matteo Costacurta, non basterebbe a descriverlo. Casamatta non è "solo" un sicario, lui con la droga fa anche affari in prima persona.

Nelle sue disponibilità sono state trovate una pistola Beretta modello Gardone, calibro 7,65, una pistola Beretta modello 92x, calibro 9x21, una pistola Tanfoglio Force, calibro 9x21, un fucile a canne mozze e una mitraglietta Uzi. Tutte armi clandestine, con matricola abrasa. In più un centinaio di cartucce calibro 9x21 e ulteriori cartucce di altro calibro.

L'agguato al 'Porpetta'

Come detto in precedenza se nel delitto Molè, Manuel il 'Matto' avrebbe avuto un ruolo, stesso discorso non si può fare per l'agguato subito da Massimiliano Pacchiarotti detto il 'Porpetta'. L'uomo, amico fraterno proprio di Molè con cui passava le serate, avrebbe maturato un debito di droga circa 20mila di euro con Casamatta. Non riuscendo ad avere più soldi il 15 maggio scorso il 41enne è così passato all'azione. 'Porpetta' era appena rientrato in casa quando il gruppo di fuoco a bordo di una Fiat 500 bianca, si è avvicinato in largo Pio Fedi. Casamatta e altri complici, con il volto travisato, secondo la ricostruzione degli investigatori hanno fatto fuoco sull'uscio, per poi fuggire via. A soccorrere Pacchiarotti ci pensa la moglie, poi la corsa all'ospedale San Camillo. Nonostante le gravi condizioni, si salva.

Il doppio blitz e l'arresto

Per settimane carabinieri, polizia e antimafia hanno indagato sul doppio agguato e lunedì c'è stato il doppio blitz. Manuel Severa è stato trovato in strada nei pressi di un bed and breakfast del Trullo, dove si nascondeva. Casamatta, invece, era a Casaletto, anche lui in un b&b. Era armato di una pistola semi automatica e un revolver, cariche e con il colpo in canna. L'incursione del gruppo intervento speciale dei carabinieri non gli ha lasciato scampo. Entrambi sono stati portati in carcere.

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