Occupazioni, corteo alla Sapienza: "E' ora di riprenderci i nostri diritti"

"Vogliamo sottrarci al ricatto di un affitto da 500 euro, di un lavoro precario e in nero, di una formazione impoverita trasformata in sfruttamento mascherato e di tirocini e stage che coprono la cronica mancanza di personale dovuta ai blocchi del turn-over e delle assunzioni"

Ancora una volta mostrano la faccia. Ancora una volta in strada per difendere quello che "è loro". Così, gli occupanti tornano a fare sentire la propria voce. Dopo le mille persone che hanno sfilato verso la Regione e la manifestazione sotto la prefettura, i protagonisti dello Tsunami tour, questa volta, hanno 'invaso' la Sapienza. Per mostrare "le contraddizioni e le criticità del nostro ateneo". Lo hanno fatto marciando in corteo, passando sotto la mensa, il rettorato, laziodisu e lo studentato. Il tutto per "denunciare la mala gestione dell'Università". 

LE OCCUPAZIONI STUDENTESCHE - "Tra il sei e il sette aprile sono nate tredici occupazioni abitative e non - si legge in un volantino diffuso dai ragazzi - Centinaia di famiglie, di studenti e di precari hanno sottratto spazi all'abbandono ed alla speculazione edilizia per riappropriarsi di un diritto negato loro da questa crisi e dalla sua gestione fatta di tagli ed austerity. In questo contesto, due sono state le occupazioni caratterizzate dalla presenza studentesca: Degage!, nel quartiere Salario e Communia, a San Lorenzo. In questi giorni decine di studenti hanno riaperto questi spazi riqualificandoli, facendoli vivere di socialità e di iniziative aperte al quartiere".

ISTITUZIONI SPAVENTATE - I ragazzi ancora faticano a comprendere la reazione "scomposta e frenetica dei media che non riescono a capire come quegli stessi giovani di cui tanto parlano, quella generazione 'perduta' di disoccupati e precari, abbiano deciso di non stare in silenzio a guardare la distruzione del proprio futuro e scelgono di riprendersi tutto quello che gli spetta. Noi abbiamo deciso di non restare a guardare". E infatti, nell'assemblea al pratone, successiva al corteo, gli occupanti hanno raccontato "le esperienze di autogestione e condivisione che hanno animato gli studentati e le occupazioni studentesche di questa città". Esperienze che "hanno una portata esplosiva e conflittuale e che evidentemente fanno paura alle istituzioni, solerti nel tentare di impedirne la realizzazione".

"STANCHI DI QUESTA UNIVERSITA'" - Loro, però, sentono di non potere fare altrimenti: "Siamo stanchi di vivere un'università che limita sempre di più l’accesso ai saperi, la partecipazione e la libera condivisione e che nella crisi decide di tagliare alloggi e borse di studio, di chiudere biblioteche e aule studio, di esternalizzare i servizi a favore dei privati". E, dato che i problemi non sono solo questi, gli studenti hanno voluto manifestare solidarietà e vicinanza "anche ai lavoratori delle pulizie e della guardianie, servizi affidati a ditte esternalizzate che subiscono quotidianamente pessime condizioni di lavoro e ricatti".

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"E STANCHI DEI RICATTI" - Per tutto questo, i giovani delle occupazioni studentesche hanno deciso di reagire per "sottrarsi al ricatto di un affitto da cinquecento euro, di un lavoro precario e in nero, di una formazione impoverita trasformata in sfruttamento mascherato e di tirocini e stage che coprono la cronica mancanza di personale dovuta ai blocchi del turn-over e delle assunzioni". E' arrivato, quindi, il momento di dire basta e di "denunciare chiaramente quali sono i problemi delle nostre Università e chi sono i responsabili, quali sono i gli interessi dietro allo smantellamento della formazione e della ricerca e chi, in questa fase di ingovernabilità diffusa, prende le decisioni sopra le nostre teste. Davanti a tutto ciò abbiamo deciso di non rassegnarci ma di iniziare ad organizzarci orizzontalmente per strappare pezzi di diritti e di welfare state". Insomma, hanno deciso di "ripijarsi quello che gli appartiene".

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