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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Cronaca

Corruzione al Tar del Lazio, due avvocati ai domiciliari. Puntavano alle nomine per il Pnrr

La procura e i carabinieri hanno ricostruito presunti avanzamenti di carriera in cambio di sentenze accomodate. L'inchiesta ha messo sotto la lente di ingrandimento un presunto patto tra un presidente di sezione del Tar del Lazio e due legali

Il Tar del Lazio è finito sotto la lente di ingrandimento della procura di Roma e dei carabinieri. Due avvocati amministrativi sono infatti finiti ai domiciliari e un magistrato è stato sospeso per un anno. L'accusa è quella di corruzione in atti giudiziari, avvalorata da alcune intercettazioni telefoniche.

Sono le misure cautelari stabilite dal gip Roberta Conforti. L'indagine ha portato all'emanazione dell'ordinanza per i reati di "corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e di corruzione in atti giudiziari". È il risultato di "intercettazioni di telefoniche e ambientali nonché analisi documentali sono la provvista probatoria su cui si fonda il provvedimento cautelare emanato nella fase delle indagini preliminari", spiegano dalla procura in una nota.

Ai domiciliari sono finiti gli avvocati Federico Tedeschini e Pierfrancesco Sicco. Un terzo, Gianmaria Covino, non potrà esercitare la professione per 12 mesi. Nei guai è finita anche Gaia Ceccucci, commissaria ad acta per il servizio idrico presso la provincia di Imperia. A lei i giudici contestano di avere violato i suoi "doveri di imparzialità" conferendo incarichi di consulenza allo studio Tedeschini, "dividendo i profitti" con il collega Covino. Anche nei suoi confronti il gip ha deciso la sospensione per un anno dall'esercizio del pubblico ufficio. 

E tra i vantaggi ci sarebbero stati anche interventi volti a favorire la nomina ai vertici delle strutture per la realizzazione del Pnrr.  Il giudice finito nell'inchiesta e sospeso è invece Maria Silvestro Russo presidente della III sezione del Tar del Lazio: è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio ed è stato sospeso dal suo incarico. 

Dalle carte emergerebbe il rapporto tra il magistrato del Tar del Lazio e Tedeschini. Russo "in un momento di delusione e frustrazione per il mancato avanzamento di carriera all'interno della giustizia amministrativa", secondo la ricostruzione della procura e dei carabinieri si sarebbe rivolto all'avvocato chiedo soccorso, non in termini di assistenza legale ma di "raccomandazioni e potere di influenza" al noto avvocato che, appunto, aveva "plurimi contenziosi di interesse pendenti innanzi al Consigli di Stato".

Tedeschini avrebbe accolto la richiesta di raccomandazione e di intervento, "ben consapevole che l'utilità assicurata ad un importante consigliere di Stato si sarebbe trasformata per lui in un passepartout per i contenziosi di interesse'', spiegano dalla procura. Il rapporto sarebbe iniziato così. Russo, come ricostruito dai carabinieri di via In Selci, avrebbe favorito l'avvocato Tedeschini in almeno tre cause al Tar. In un caso il magistrato avrebbe aiutato lo studio legale in un provvedimento che riguardava un suo cliente escluso in un appalto per la riqualificazione di piazza dei Cinquecento.  

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