Coronavirus Roma, morto il medico di Papa Francesco: era positivo al Covid

Il decesso è però avvenuto per complicazioni dovute al Covid-19

Papa Francesco con Fabrizio Soccorsi, il suo medico personale, in una foto d'archivio - ANSA

E' morto il medico del Papa, Fabrizio Soccorsi. Aveva 78 anni. Ne dà notizia l'Osservatore Romano che spiega che Soccorsi era ricoverato al Gemelli per una patologia oncologica. Il decesso è  però avvenuto per complicazioni dovute al Covid-19. Francesco lo aveva scelto come medico personale nel 2015.

"Soccorsi - racconta il quotidiano d'Oltretevere- si era laureato in Medicina e Chirurgia all'università La Sapienza nel 1968 e, dopo aver ottenuto l'anno successivo l'abilitazione all'esercizio della professione, aveva svolto un'ampia attività, sia a livello medico sia a livello di docenza, fino agli incarichi di primario del reparto di Epatologia e direttore del dipartimento Malattie del fegato, apparato digerente e nutrizione e del dipartimento Medicina interna e specialistica dell'ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Aveva insegnato Immunologia presso la scuola medica ospedaliera di Roma e della Regione Lazio, tenuto corsi di aggiornamento sulle patologie del fegato presso l'ospedale San Camillo ed era stato titolare di cattedra di Medicina clinica e farmacologia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università La Sapienza. Aveva inoltre sviluppato diverse collaborazioni e consulenze nel settore pubblico, con oltre un centinaio di pubblicazioni e contributi scientifici. Era stato anche consulente della Direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e perito della consulta medica della Congregazione delle cause dei santi".

A ricordarlo Adriano Pellicelli, Direttore UOC Malattie del Fegato / Dipartimento Interaziendale Trapianti: "Il nostro Fabrizio Soccorsi ci ha lasciati: ho usato la parola nostro perché Fabrizio era un nostro medico nonché primario della Unità Operativa di Epatologia, unità che aveva creato nel nostro Ospedale nell’ambito dell’allora Dipartimento di Malattie del fegato, apparato digerente e nutrizione e specialistiche".

"Fabrizio incarnava lo spirito del nostro Ospedale , amore per i pazienti, amore per i suoi medici, amore per il suo personale infermieristico. - si legge nella nota - Un uomo che, per noi che lo abbiamo conosciuto, è stato di esempio in particolare per come esercitava la medicina, per la sua pacatezza e tenacia nell’affrontare i problemi che giorno dopo giorni si presentavano. È stato fondatore del club degli epatologi ospedalieri, un gruppo che ha fortemente voluto e del quale hanno fatto parte molti degli epatologi italiani. Un gruppo unito nel quale lui era il collante e l’elemento trainante. Credeva in tutto quello che faceva e ci ha trasmesso questo suo insegnamento".

"Ricordo quando diceva sempre una frase che non dimenticheró mai: “in ogni situazione difficile bisogna sapere mettersi in gioco”; una frase apparentemente banale ma dalla quale traspariva la voglia che aveva di affrontare con energia tutte le difficoltà che un medico deve affrontare nella sua professione. - conclude il dottor  Adriano Pellicelli - Come poterti dimenticare, sei stato per noi medici dell’unità operativa di Malattie del Fegato un esempio. Caro Fabrizio hai combattuto questa ultima battaglia ma non ce l’hai fatta. Ciao Primario, il nostro Ospedale ti ricorderà per sempre come esempio lampante di grande tenacia, professionalità, coraggio".

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