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Pattuglie della Polizia Locale in presidio alla baraccopoli di Castel Romano

Pattuglie della Polizia Locale in presidio alla baraccopoli di Castel Romano

Focolaio covid a Castel Romano: rom in quarantena sorvegliati dai vigili, è polemica

Dodici i casi positivi in un unico nucleo familiare. Il Sindacato dei caschi bianchi: "E' ore di fare chiarezza"

A guardia della quarantena con un presidio fisso h24 indossando "continuativamente mascherina FFP2 e guanti in lattice in nitrile". Questo l'ordine impartito dal comando generale della Polizia Locale di Roma Capitale agli agenti che presidiano l'ingresso e soprattutto l'uscita degli ospiti della baraccopoli di Castel Romano, dove si è registrato un focolaio che ha determinato la messa in quarantena degli abitanti del campo della via Pontina. Una situazione che ha trovato il commento del sindacato Sulpl dei caschi bianchi che ritiene "sia giunto il momento di fare chiarezza su compiti, funzioni e qualifiche del personale di Polizia Locale, cui oggi viene formalmente chiesto di vigilare sull'ottemperanza agli obblighi di quarantena sanitaria, nelle difficili realtá dei campi nomadi". 

Un cluster di Coronavirus che alla giornata dell'8 febbraio, su 300 persone testate, ha fatto registrare 12 casi positivi riferiti ad un unico nucleo familiare. Con la Asl Roma 2 che sta proseguendo l'indagine epidemiologica al resto degli ospiti della baraccopoli, circa 540 persone (di cui 280 minori), con la possibilità concreta che il numero dei positivi al Coronavirus possa aumentare. 

A rendere complicate le operazioni di tracciabilità la conformazione del campo, un'area dove circolano liberamente centinaia di persone. A controllare come detto, diverse pattuglie della Polizia Locale, in presidio fisso nell'area d'ingresso del campo al fine di evitare l'entrata e l'uscita degli abitanti dalla favela per contenere l'eventuale diffusione del Coronavirus.  

"L'episodio coinvolge da vicino i caschi bianchi del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, quotidianamente impiegati nei piantonamenti degli accessi ai campi nomadi censiti ed in particolare a quello di Castel Romano, giá posto sotto sequestro giudiziario per un inchiesta inerente il disastro ambientale", scrive in una nota il Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale (SULPL). 

Una nota del Comandante Generale Ugo Angeloni, che richiama gli uomini addetti alla guardiania, all'attento controllo sulle eventuali uscite di soggetti posti in quarantena. Sulla vicenda è intervenuto il segretario romano aggiunto del Sulpl Marco Milani: "Come Sindacato di lavoratori in divisa, che da sempre si occupano di emergenze sociali, degrado urbano e contrasto alla criminalità diffusa non intendiamo sottrarci a tali compiti ma riteniamo improcrastinabile affrontare il giusto riconoscimento degli stessi, delle peculiarità,  dei rischi e delle mansioni, che vengono richiesti agli appartenenti ad un Corpo di Polizia, sebbene Locale". 

"Mai come ora si rende necessaria una legge di riforma - concludono dal Sindacato - che estenda alle polizie locali gli stessi diritti e le stesse tutele degli appartenenti alle altre forze dell'ordine e nelle more di questa, é giunto il momento che  i Comuni a partire da Roma Capitale, procedano a diversamente riconoscere contrattualmente le peculiarità del servizio di Polizia Locale, rispetto alla restante famiglia dei dipendenti Comunali". 

Presidio vigili Castel Romano 1-2

Focolaio alla baraccopoli che ha trovato la ferma denuncia delle forze politiche: "Forza Italia ha presentato una interrogazione sui positivi al Covid-19 registati all'interno del campo nomadi di Castel Romano, nella periferia sud della Capitale. "Abbiamo chiesto al Ministro della Salute se questo focolaio fosse stato realmente accertato dall'autorità sanitaria competente, quanti siano gli eventuali casi positivi accertati e quali provvedimenti saranno attuati per garantire il rispetto delle norme in tema di tracciamento, quarantena ed isolamento all'interno del campo - spiegano il senatore Maurizio Gasparri, coordinatore romano di Forza Italia e Marco Scotto Lavina, coordinatore azzurro del IX Municipio - Si tratterebbe di una situazione che non può essere sottovalutata e che deve prevedere un rigido controllo del campo per garantire l'incolumità sia all'interno che fuori dallo stesso".

A dare una ridimensionata alla vicenda la capogruppo della Lista Zingaretti alla Regione Lazio, Marta Bonafoni: "Non c'è alcun focolaio nel campo di Castel Romano. Dopo gli allarmi di esponenti della destra romana che hanno evidentemente interesse a spargere benzina sul fuoco, gli approfondimenti della stampa hanno chiarito che c'è solo una famiglia infettata, isolata, ben seguita dalla Asl di riferimento e dalla comunità di Sant'Egidio, mentre la persona deceduta aveva una serie di malattie pregresse importanti. Falsa quindi la notizia che ci fossero quarantotto bambini positivi, falsa quella che i tamponi effettuati avrebbero rivelato un esito 'sconvolgente'. E' ora di finirla con le fake news pericolose per la convivenza civile. Occupiamoci piuttosto del fatto che tutti abbiano un alloggio civile, in tempi di pandemia ancora più necessario"

"L'analfabetismo è a livelli altissimi, è bassa la scolarizzazione, non c'è educazione alla maternità cosciente, per i rom non si fa nulla: solo assistenzialismo, pacchi viveri e manifestazioni". Massimo Converso, presidente nazionale dell'Opera Nomadi, all'Adnkronos racconta una situazione che va ben oltre il Coronavirus che oggi ha acceso i fari, ancora una volta, sul campo rom di Castel Romano. "L'errore grosso, nel caso di quell'insediamento, lo fece la giunta Veltroni che trasferì in massa quanti vivevano a vicolo Savini, in zona San Paolo, dove sono rimaste 20 famiglie, in un campo a 26 chilometri dalla città, senza acqua potabile, tutti ammassati - spiega Converso - Decine e decine di famiglie hanno già avuto le case popolari, dove vivevano anche quando si trovavano in Bosnia. I primi di questo gruppo sono arrivati a Roma dal 1970, non sanno parlare lo slavo, conoscono solo il romànes, la lingua zingara, e poi l'italiano con l'accento romano. Il livello di analfabetismo è altissimo, bassa la scolarizzazione: una parte di loro lavora nei mercati dell'usato non legali, ma il Comune di Roma ne aprirà uno legale a fine Covid, la maggior parte vive invece di espedienti". 

Secondo il presidente di Opera Nomadi, tuttavia, "il campo di Castel Romano è destinato a scomparire naturalmente". "Tutti stanno facendo richiesta per l'alloggio popolare - racconta - è una storia che va avanti dalla delibera di Gianni Alemanno, che assegnava priorità per le case a chi vive in strada. A Genova e a Bolzano i parenti dei rom che da noi sono ammassati a Castel Romano vivono nelle case popolari, a Milano in case affittate o occupate".
 

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