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Cronaca

La stretta sui poligoni di tiro dopo la strage di Fidene

Il sindaco Gualtieri: "Auspico una stretta dal punto di vista legislativo e amministrativo"

La strage di Fidene si sarebbe potuta evitare? La furia omicida di Claudio Campiti che è costata la vita a Sabina Sperandio, Elisabetta Silenzi Nicoletta Golisano, con controlli più attenti, si sarebbe potuta bloccare sul nascere? Domande che, probabilmente, saranno sempre senza risposta. Eppure che le maglie dei controlli siano state larghe, potrebbe essere più di una ipotesi. 

Dalla tarda serata di ieri sono stati sbarrati i cancelli del poligono Umberto I di Tor di Quinto. Il nastro biancorosso dei carabinieri funge da sigillo. Dentro sono stati interrogati uno ad uno i frequentatori dell'impianto sportivo per capire il prologo della strage di Fidene. È qui che Campiti si è procurato la pistola Glock e le munizioni 9x21 che ha usato poi nel gazebo di via Monte Giberto per uccidere. Campiti dopo avere usato l'arma per tirare nel poligono si sarebbe poi allontanato senza restituirla. Controlli mancati che sono costati la vita a tre donne. 

Nel comitato per l'ordine e la sicurezza tenuto oggi a Roma al quale hanno partecipato il prefetto di Roma, Bruno Frattasi, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, l'assessora capitolina alle Politiche per la sicurezza, Monica Lucarelli e il questore di Roma, Carmine Belfiore, si è tirata una linea: nei poligoni di tiro è pronto un rafforzamento dei controlli.

Stretta nei poligoni di tiro

"Programmeremo più controlli e ne parleremo con il questore e altre forze di polizia. - ha sottolineato il prefetto - Faremo ispezioni amministrative che possiamo fare per verificare la regolarità della conduzione da parte dei gestori delle strutture. È giusto che questo si pianifichi e lo si porti avanti con rapidità. - ha aggiunto Frattasi -. Riguardo a quello accaduto ieri additare o individuare responsabilità, prima che lo faccia la magistratura, non è corretto farlo. Resta il fatto che una persona si è allontanata con l'arma da una struttura di tiro eludendo i controlli", ha aggiunto Frattasi.

Secondo il prefetto, inoltre, la strage di Fidene sarebbe stata determinata "da una circostanza che in qualche modo era stata vista, perché c'era stato un contenzioso civile che questo signore portava avanti contro il consorzio", ma - d'altro canto - "non c'erano segnali evidenti che questa persona potesse esplodere nel raptus omicida". 

Nonostante questo i carabinieri di Rieti gli avevano negato il porto d'armi. "Abbiamo esaminato punto per punto la vicenda e mi sento di dire che la città di Roma è stata colpita da un gravissimo episodio che però non dimostra per nulla che c'è stato un fallimento del sistema di sicurezza della città. Roma è e resta una città sicura", ha concluso.

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"Condanno l'utilizzo civile delle armi ma non è momento polemiche"

Che servano più controlli, ad ogni modo, lo ha sottolineato anche il sindaco Gualtieri: "Auspico una stretta dal punto di vista legislativo e amministrativo sull'utilizzo delle armi nei poligoni perché siamo un Paese che, a differenza di altri, ha regole più rigorose sui porti d'armi. Ma se poi ci sono zone in cui non c'è sufficiente rigore, ci sono rischi per la sicurezza dei cittadini".

"Al di là delle responsabilità specifiche, mi sembra chiaro che c'è l'esigenza di un rafforzamento dei controlli. All'articolo 4.1 del regolamento del tiro a segno nazionale è previsto che non ci si possa fermare da quando si riceve l'arma a quando si va a sparare, ma evidentemente non sono previste procedure rigorose. Forse sarebbe meglio consegnare l'arma sulla linea di tiro". 

Secondo il primo cittadino "servirebbe maggiore informazione sui casi in cui vengono negati i porti d'armi, che le autorità sappiano che le persone cui è stato negato l'uso del porto d'armi sportivo esercitano comunque l'attività nei poligoni e maggiore rigore nelle verifiche sulla possibilità di trafugare delle armi senza che nessuno se ne accorga".  

"Inadeguati controlli su armi e poligoni"

Una linea che sposa anche il Savip, il sindacato autonomo vigilanza privata: "Quello di Fidene solo l'ultimo di una serie di episodi che testimoniano l'assoluta inadeguatezza dell'organizzazione e del sistema. Al tiro a segno nazionale di Roma nessuno verificava da anni l'adeguatezza delle procedure di sicurezza per l'affidamento delle armi e delle munizioni ai tiratori, lasciando aperte falle fin troppo evidenti - ha dichiarato Vincenzo del Vicario, segretario del Savip - armeria distante dalle linee di tiro, nessun controllo agli ingressi (in entrata e uscita), mancanza di vigilanza e di metal detector, assenza di conteggio delle munizioni esplose, assenza di effettive procedure per la rilevazione delle anomalie sulla linea di tiro e conseguente allarme, sono solo alcuni degli evidenti difetti che ogni guardia giurata ha potuto rilevare durante le esercitazioni periodiche, con l'assenza assoluta di controlli". 

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