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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Confiscati beni per 10 milioni di euro a una famiglia di imprenditori 

Il provvedimento emesso ai sensi della normativa antimafia dal tribunale sezione misure di prevenzione di Roma, su proposta congiunta del procuratore della Repubblica e del questore di Roma

Dieci milioni di euro. A tanto ammonta il valore dei beni sottoposti a confisca da parte del personale della polizia di Stato in servizio presso la divisione polizia anticrimine della questura di Roma e il servizio centrale anticrimine. La confisca è intervenuta nei confronti di un imprenditore romano e della moglie, entrambi di 79 anni e del figlio di 45 anni. Sottoposte a confisca le quote e l'intero patrimonio aziendale di 3 compagini societarie operanti nei settori del trattamento dei rifiuti, del commercio di materiali ferrosi e immobiliare; 22 fabbricati siti a Roma, Pomezia, Marino e Ardea (RM), Aprilia e Fondi (LT), Magliano dei Marsi (AQ), Sgurgola(FR); 10 terreni situati a Roma, Ardea, Fondi (LT); un veicolo. Individuate e confiscate disponibilità finanziarie di circa 500.000 euro.

Il nucleo familiare, composto da imprenditori operanti nei settori della gestione dei rifiuti ed immobiliare, nel 2017 era stato coinvolto nell’operazione denominata “Dark side”, condotta dalla Polizia di Stato con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che disvelò l’esistenza di un sodalizio criminale dedito all’illecito smaltimento di rifiuti, accertando numerosi sversamenti abusivi, aventi ad oggetto anche rifiuti di natura tossica e generanti elevatissimi profitti illeciti.

Tra i conferitori fu individuata anche un’impresa, operante in Ardea (RM), riconducibile alla famiglia di imprenditori. Gli stessi si rendevano responsabili di reiterate condotte delittuose in materia ambientale, gestendo illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi che venivano conferiti in una discarica abusiva sita in Aprilia (LT). Per tali fatti i tre soggetti sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Roma per traffico illecito di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, realizzazione o gestione di discarica non autorizzata e inquinamento ambientale.

I notevoli proventi illeciti, così conseguiti, venivano reinvestiti nella medesima società - allo scopo di occultarne la loro genesi e dando luogo, com’è tipico dell’agire criminale in contesti economici, a condotte di autoriciclaggio e intestazione fittizia - nonché nell’acquisizione di ulteriori utilità, celandole dietro ulteriori schermi societari.

L’odierna attività costituisce il risultato della costante ed incisiva azione congiunta della Procura capitolina e della Polizia di Stato volta a contrastare la criminalità organizzata, ad aggredire i patrimoni illecitamente accumulati e a sottrarre le attività economiche al circuito criminale per essere restituite alla collettività in un percorso di legalità.

Le indagini patrimoniali svolte dai menzionati Uffici, che hanno abbracciato l’arco temporale di circa un trentennio, hanno evidenziato una rilevante sproporzione tra i beni posseduti, direttamente o indirettamente, e i redditi dichiarati o l’attività economica svolta ovvero la sussistenza di sufficienti indizi per ritenere che essi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Con il decreto di confisca, non ancora definitivo, il Tribunale ha accolto pienamente l’analisi investigativa economico-patrimoniale, certificando così la rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economiche esercitate e complesso patrimoniale posseduto direttamente o indirettamente dai tre proposti.

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