Spari a Palazzo Chigi: convalidato l'arresto di Preiti. Migliorano le condizioni di Giangrande

L'attentore ha dichiarato durante l'interrogatorio che avrebbe voluto suicidarsi in albergo. Sul possesso della pistola ribadisce di averla comprato quattro anni fa sul mercato di Genova e di averla portata a Rosarno "all'insaputa di tutti"

"E' assolutamente vigile e presente e risponde a tutte le domande". Lo ha detto, parlando con i giornalisti, la direttrice sanitaria del Policlinico Umberto I Amalia Allocca riferendosi alle condizioni di salute del brigadiere Giuseppe Giangrande, gravemente ferito durante l'attentato di domenica davanti a Palazzo Chigi. "Non rischia più la vita - ha aggiunto - ma le complicanze in questi casi sono all'ordine del giorno quindi dobbiamo essere prudenti". Infatti la prognosi resta riservata. Riguardo al recupero della mobilità degli arti la direttrice sanitaria ha risposto: "Ancora non siamo in grado di dirlo, sono necessari altri accertamenti, soprattutto quando sarà risolto l'edema al midollo, credo fra 2-3 giorni".

L'ARRESTO - Intanto il Gip Bernadette Nicotra ha convalidato, dopo 4 ore di interrogatorio, l'arresto di Luigi Preiti, l'autore della sparatoria. Il magistrato ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del sostituto Antonella Nespola. L'interrogatorio, secondo quanto riferito dagli avvocati Raimondo Paparatti e Mauro Danielli, è stato scandito da crisi di pianto di Preiti, il quale è apparso, hanno aggiunto, 'molto scosso'.

L'INTERROGATORIO - L'attentore, sempre stando a quanto raccontato dai difensori, "aveva pensato di suicidarsi in albergo ma poi ha desistito pensando che sarebbe stato interpretato come uno dei tanti suicidi legati alla crisi". Preiti si aspettava comunque "che la sua azione dimostrativa culminasse con la sua morte".

E infatti quando è stato immobilizzato da un carabiniere gli ha chiesto: "perché non mi avete sparato?". Ha poi ribadito che il suo voleva essere solo un 'gesto eclatente', legato solo alla sua condizione personale, e di non aver "nulla contro un singolo politico e tantomeno con l'arma dei carabinieri". Circa uno degli aspetti più controversi della vicenda, il possesso di una pistola con la matricola abrasa, Preiti ha confermato di aver acquistato l'arma 'circa quattro anni fa sul mercato di Genova e di averla portata con se' in Calabria all'insaputa di tutti".

Sui motivi dell'acquisto dell'arma gli avvocati hanno dichiarato che il loro assistito ha risposto al Gip che era "anche per difesa personale". Sempre durante le 4 ore di interrogatorio nel carcere di Rebibbia il 49enne di Rosarno, riferiscono gli avvocato, "ha chiesto scusa all'Arma dei Carbinieri, in particolare ai familiari dei due feriti".

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