Camorra Capitale: 300 anni di carcere per Mimì o Professor e i Napoletani del Tuscolano

Domenico Pagnozzi è stato condannato a 30 anni assieme ad altri 23 sodali. Il clan venne sgominato dai carabinieri nel febbraio 2015 al termine della Operazione Tulipano

Si facevano chiamare i "Napoletani del Tuscolano", per indicare la loro zona di competenza e la riconoscibilità del loro spessore criminale. Un’organizzazione criminale “autoctona”, strutturata secondo un modello tipico della malavita organizzata romana e operante prevalentemente nell’area sud della Capitale, con la sua roccaforte nelle zone della Tuscolana e di Cinecittà. Sgominata nel febbraio 2015 dai carabinieri al termine della Operazione Tulipano nella giornata di ieri i giudici della V Sezione Penale del Tribunale di Roma hanno emesso 24 condanne per oltre 300 anni di reclusione totale. 

MIMI' O PROFESSOR - Ad essere condannato a trenta anni di carcere Domenico Pagnozzi, capo clan dell'associazione a delinquere. Assieme a Mimì o Professor, sono stati condannati altri 23 imputati, con accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ma anche riciclaggio, intestazione fittizia di beni, illecita detenzione di armi, estorsione, usura e reati contro la persona, con l'aggravante del metodo mafioso. Trentasette le assoluzioni. 

OPERAZIONE TULIPANO - Il sodalizio criminale venne smantellato dai carabinieri nell'ambito delle Operazione Tulipano.  I Militari dell'Arma eseguirono nel febbraio 2015 61 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone indagate a vario titolo. Tra gli affari dell'associazione mafiosa del clan Pagnozzi lo smercio di sostanze stupefacenti con i 'Napoletani del Tuscolano' che rifornivano e gestivano importanti piazze dello spaccio della Capitale quali Borghesiana, Ponte di Nona, Tor Pignattara, il Pigneto, Centocelle, il Quarticciolo e naturalmente la zona della Tuscolana e di Cinecittà.

CAMORRA CAPITALE - La sentenza di condanna ha trovato il commento del presidente Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio Gianpiero Cioffredi: "La sentenza emessa dai giudici della V Sezione Penale del Tribunale di Roma, con la quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso il gruppo denominato Camorra Capitale è l'ennesima decisione, della magistratura giudicante capitolina, che attesta il radicamento delle mafie nella Capitale".

I NAPOLETANI DEL TUSCOLANO - "Il gruppo denominato Camorra Capitale e guidato dal boss Domenico Pagnozzi – aggiunge Cioffredi - ha operato per un decennio nell'area della Tuscolana e del Pigneto, imponendosi, con una carica intimidatoria di estrema pericolosità persino sul clan Casamonica, realizzando un progetto criminale fatto di estorsioni, usura e traffico internazionale di droga.

CRIMINALI ROMANI E CAMPANI - "Il processo frutto dell'inchiesta “Tulipano” condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e dalla DDA – continua il presidente Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione - ha fatto emergere i contorni di un sodalizio criminale che possiamo chiamare “Camorra Capitale” perché pur con le origini campane del suo capoclan Domenico Pagnozzi, legato alla camorra dei casalesi e di Michele Senese, si è formato dall’integrazione tra criminali campani e criminali romani configurando cosi una vera e propria associazione mafiosa autoctona e quindi di Roma, del tutto sganciata dalla originaria origine camorrista”.

PROFONDA GRATITUDINE - "Questa sentenza – conclude Gianpiero Cioffredi - rappresenta l'ennesimo tassello dello straordinario  lavoro investigativo delle Forze dell’Ordine e della Procura Distrettuale Antimafia di Roma guidata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, ai quali va la nostra più profonda gratitudine".
 

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