Ostia, Cassazione conferma aggravante mafiosa per boss Fasciani e prestanome

Don Carmine era a processo insieme alla moglie, le due figlie e i prestanome che servivano per l'intestazione fittizia di beni e patrimoni

La sentenza della Cassazione è arrivata: il clan Fasciani di Ostia ha agito con metodo mafioso. L'operazione Tramonto, nel 2014, colpì il sistema criminale che spadroneggiava sul litorale, poi con l'inchiesta Nuova Alba e gli arresti, emersero i legami con le cosce siciliane e gli Spada. 

Nove le condanne in totale, inclusi i prestanome cui venivano intestati fittiziamente i beni il noto locale Faber Beach. I reati contestati dalla procura sono quelli di intestazione fittizia di beni con l'aggravante del metodo mafioso. Don Carmine era a processo insieme alla moglie, Silvia Bartoli, le due figlie, Azzurra e Sabrina, e i prestanome che servivano alla famiglia per l'intestazione fittizia di beni e patrimoni, l’accusa che era già passata in primo e secondo grado.

Tra loro, in manette, anche Daniele T., ritenuto prestanome dei Fasciani. A notificargli l'ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Roma, dopo la sentenza della Corte di Cassazione i Carabinieri della Stazione di Roma Cinecittà. Avendo già scontato, per i delitti commessi, parte della pena principale a 3 anni e 3 mesi di reclusione, l'uomo dovrà espiare la pena residua di 4 mesi e 7 giorni di reclusione presso il carcere di Rebibbia dove è stato tradotto dai Carabinieri. 

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Ora si attende il processo bis, quello per mafia. I giudici della suprema Corte infatti a dicembre del 2017 accogliendo il ricorso della procura generale annullarono la sentenza di Appello con cui il collegio aveva derubricato l'associazione di stampo mafioso per don Carmine e soci in "semplice" associazione a delinquere.

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