Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

Buzzi e Carminati, ecco le pene definitive: condanne a dieci e dodici anni

La prima sezione della Corte d'Appello di Roma, presieduta da Tommaso Picazio, ha ricalcolato le pene dei due principali imputati del processo

Salvatore Buzzi e Massimo Carminati

Dodici anni e 10 mesi di reclusione per Salvatore Buzzi e 10 anni a Massimo Carminati. Così la prima sezione della Corte d'Appello di Roma, presieduta da Tommaso Picazio, ha ricalcolato le pene dei due principali imputati del processo 'Mondo di Mezzo', a sette anni dagli arresti, dopo che a giugno la Corte di Cassazione aveva fatto decadere l'accusa di associazione mafiosa, disponendo un nuovo giudizio di secondo grado per rivedere le condanne relative a 20 persone. 

Buzzi, Carminati e altri cinque imputati avevano deciso di non concordare la pena col Procuratore Generale Pietro Catalani che per il primo aveva chiesto 12 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione e per il secondo 11 anni e 1 mese 

Per Buzzi la Corte d'Appello di Roma ha stabilito anche l'incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione per tre anni, mentre a Carminati da una parte ha revocato la misura della libertà vigilata, dall'altra ha comminato 4 mila euro e confermato la misura di sicurezza dell'assegnazione a una colonia agricola o casa di lavoro per almeno due anni e tre mesi.

Gli altri imputati 

L'ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Luca Gramazio, èstato condannato a 5 anni e 6 mesi (con interdizione perpetua dai pubblici uffici) nel processo di appello bis sull'inchiesta 'Mondo di Mezzo', dopo che a giugno scorso la Cassazione aveva fatto cadere l'accusa di mafia per 20 imputati. Gramazio era tra i 13 imputati che aveva concordato la pena col pg Catalani. 

Lo stesso avevano fatto l'ex ad di Ama, Franco Panzironi, condannato a 3 anni e sei mesi, l'ex esponente di Eur S.p.A, Carlo Pucci, condannato a 4 anni, Riccardo Brugia (6 anni) Emanuela Bugitti (2 anni, 8 mesi e 15 giorni), Claudio Caldarelli (4 anni e 5 mesi), Matteo Calvio (5 anni e 7 mesi), Paolo Di Ninno (3 anni, 8 mesi e 10 giorni), Alessandra Garrone (2 anni, 9 mesi e 10 giorni), Carlo Maria Guarany (2 anni, 6 mesi e 15 giorni), Roberto Lacopo (4 anni e 7 mesi), Michele Nacamulli (1 anno) e Fabrizio Franco Testa (5 anni e 6 mesi). Non avevano concordato la pena Claudio Bolla e l'ex consigliere capitolino del Pd, Pierpaolo Pedetti, condannati rispettivamente a 3 anni e 1 mese e 1 anno e 9 mesi.

Salvatore Buzzi

"Una sentenza molto più dura di quanto ci aspettavamo, perchè considerando il reato più grave per associazione a delinquere, il pg aveva chiesto nei miei confronti 12 anni 8 mesi, mi ha assolto da due capi di imputazione e mi ha dato 12 anni e 10 mesi. Quindi faremo ricorso nuovamente in Cassazione per vizio di motivazione". 

Così Salvatore Buzzi lasciando la Corte di Appello si Roma a margine della sentenza di Appello bis per il processo Mondo di mezzo. "Comunque - ha aggiunto Buzzi - sicuramente e' andata meglio della volta scorsa quando fui condannato a 18 anni, un terzo di meno".

Il legale di Carminati 

"Con questa sentenza il mio assistito è sotto il limite che consente una misura alternativa e quindi potrebbe non tornare più in carcere". Le parole dell'avvocato Cesare Placanica, difensore di Massimo Carminati, al termine della sentenza dell'appello bis del processo Mafia Capitale. "Con questa sentenza il mio assistito è sotto il limite che consente una misura alternativa e quindi potrebbe non tornare più  in carcere", ha aggiunto il legale di Carminati. 

Sindaca Raggi in Tribunale 

Mafia Capitale è stato uno dei capitoli più bui della storia della nostra capitale: sono stati calpestati i diritti dei cittadini e questo e' stato riconosciuto". Così la sindaca di Roma, Virginia Raggi, dopo la sentenza d'Appello bis del processo 'Mafia capitale'. "Io credo sia fondamentale il lavoro di ricostruzione che stiamo facendo. Un lavoro che parte - ha sottolineato Raggi che ha assistito in aula alla lettura della sentenza - dalla ricostruzione delle macerie, fatto di bilanci puliti e regolari, appalti legali e trasparenza. I cittadini romani meritano questo. E io lo so, sono scomoda perché porto avanti questo percorso. Pero' non si può assolutamente tornare indietro". "Dobbiamo garantire a Roma queste condizioni di legalità, trasparenza e regolarità. Veramente i romani lo meritano", 

Processo Mondo di Mezzo

I protagonisti di 'Mafia Capitale' sono tornati così nelle aule di tribunale a Roma, e non più da detenuti ma da liberi essendo scaduti i termini di custodia cautelare. La prima scarcerazione, lo scorso 16 giugno, è stata quella di Massimo Carminati: l'ex Nar esce dal carcere di Oristano dopo che l'istanza di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, con il meccanismo della contestazione a catena, presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri è stata accolta dal Tribunale della Libertà. 

Carminati ha lasciato così il carcere dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione e per lui è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di Sacrofano. Dieci giorni dopo sono tornati liberi Salvatore Buzzi e l'ex consigliere regionale Luca Gramazio, entrambi erano agli arresti domiciliari. Una liberazione dovuta sempre alla decorrenza dei termini di custodia. 

Il processo d'Appello bis per il ricalcolo delle pene per 20 imputati si è aperto lo scorso 8 settembre, a quasi un anno dalla sentenza della Cassazione. In aula si sono ritrovati fianco a fianco Buzzi e Carminati mentre per altri imputati invece si è scelta la strada del concordato. 

Lo scorso 1 dicembre il procuratore generale Pietro Catalani ha chiesto una condanna a undici anni e un mese per Massimo Carminati e a 12 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione per Salvatore Buzzi. Al primo processo di Appello, l'11 dicembre del 2018, quando era stata ribaltata la sentenza di primo grado con il riconoscimento dell'associazione mafiosa, Carminati venne condannato dai giudici della Terza Corte d'Appello di Roma a 14 anni e mezzo, e Buzzi a 18 anni e 4 mesi. 

Nel frattempo sono passati definitivamente allo Stato beni per quasi 30 milioni di euro appartenuti ad alcuni degli imputati, tra cui una novantina di opere d'arte che Massimo Carminati custodiva nella sua villa: disegni di Renato Guttuso, dipinti e diverse opere grafiche di Mimmo Rotella, opere a firma di Giacomo Manzù e Giacomo Balla e una serigrafia di Mirò. Un atto che rappresenta l'epilogo delle indagini patrimoniali svolte, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti degli indagati e dei loro prestanome.

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