Cronaca

Furbetti del quartierino, Danilo Coppola condannato

Per l'immobiliarista, condannato per bancarotta, il pm Paolo Ielo aveva chiesto 13 anni e sei mesi. "Il pregiudizio regna, sono sbalordito, ma fiducioso", è il commento di Danilo Coppola

Per il crac da quasi 300 milioni di euro, l'immobiliarista Danilo Coppola è stato condannato per l'accusa principale di bancarotta a 9 anni di reclusione. La sentenza è stata emessa dai giudici della X sezione del tribunale penale capitolino. Il pm Paolo Ielo aveva chiesto per l'immobiliarista, insieme a Fiorani, Gnutti e Ricucci uno soprannominati dalla stampa "I furbetti del quartierino", 13 anni e sei mesi di carcere. Alcune delle contestazioni, tra cui anche l'associazione a delinquere, sono cadute per intervenuta prescrizione. I fatti, legati al fallimento di alcune società, risalgono ad un periodo tra il 2007 ed il 2009.

LE ALTRE CONDANNE - I giudici hanno riconosciuto colpevoli anche altri 9 imputati oltre a Coppola, tra cui il cognato Luca Necci (che ha preso 4 anni e 6 mesi) ed il legale Paolo Colosimo (2 anni e 3 mesi); condannata anche la commercialista Daniela Candeloro (4 anni) e Francesco Bellocchi (5 anni ed 8 mesi).

ASSOLTA LA MOGLIE - I giudici della X sezione penale del tribunale di Roma hanno assolto, nell'ambito del processo per il crac Coppola, la moglie dell'immobiliarista, la signora Silvia Necci. Cadute le accuse, con diverse motivazioni e dispositivi, anche nei confronti di altri imputati: Daniela Caffari, Ernesto Cannone e Carlo Rapp.

LE ACCUSE - Il pm Paolo Ielo, nel corso della sua requisitoria, aveva spiegato come le bancarotte "per milioni e milioni di euro" avessero un senso nello "scavallamento di imposte, frutto di una scelta imprenditoriale precisa, non pagare le tasse, danneggiando la collettività e portando al fallimento una dozzina di società distinte ma fatte passare per componenti di un unico gruppo". Centrale per le contestazioni a Coppola e gli altri è stato quanto riferito dall'avvocato e commercialista, che molto tempo si è occupato della gestione della contabilità del gruppo. Le sue parole, ribadite anche in aula, hanno fissato ruoli e responsabilità. Ed ancora una volta i giudici hanno riconosciuto colpevole Coppola ed i suoi collaboratori.

"Il pregiudizio regna, sono sbalordito, ma fiducioso". E’ il commento di Danilo Coppola dopo la pronuncia odierna del Tribunale di Roma. “La sentenza è stata pronunciata su società fallite, su istanza della sola Procura, durante la mia custodia cautelare nel 2007, in relazione a potenziali debiti fiscali in ordine ai quali l’Agenzia delle Entrate non aveva ancora richiesto nessun pagamento. Tali società, già nel 2009, erano ritornate tutte in bonis previo pagamento di importi rilevanti (circa 160 milioni di euro), all’ esito dei quali la stessa Age". 
 

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