Ucciso sul Raccordo, Budroni condannato due volte da morto: "Accanimento scandaloso"

La prima sentenza, emessa dalla Procura di Roma, condanna la vittima a due anni di reclusione. Il secondo decreto penale, della Procura di Tivoli, al pagamento di un'ammenda. La sorella Claudia: "E' un vero scandalo"

Un decreto penale del Tribunale di Tivoli lo condanna al pagamento di un'ammenda di 150 euro, perché in casa aveva una carabina ad aria compressa e una balestra con frecce a punta metalliche non denunciate. L'imputato però è morto, da oltre due anni. Una beffa che si aggiunge al danno, anzi, al dramma. 

IL CASO - Bernardino Budroni, 40enne di Fonte Nuova, è stato ucciso il 30 luglio 2011 sul Grande Raccordo Anulare, dal proiettile di un poliziotto che lo stava inseguendo. Una corsa in macchina sull'anello viario della Capitale dopo la telefonata in Questura dell'ex convivente della vittima, che lo denunciava per disturbo della quiete pubblica. 

La fuga di Bernardino è finita male, con la sua Focus contro il guard rail e un proiettile, fatale, piantato nel fianco destro. Lo scorso ottobre è partito il processo a carico dell'agente per omicidio colposo, che per la difesa potrebbe trasformarsi in volontario. 

Per il legale Fabio Anselmo, nome noto alla cronaca giudiziaria per aver seguito i più famosi casi di "malapolizia", da Aldrovandi a Cucchi, ci sarebbe poco di colposo negli spari del poliziotto rinviato a giudizio. Tesi che troverebbe la sua evidenza nella posizione dei bossoli sull'auto della vittima: ad altezza uomo e troppo distanti dalle gomme per poter sostenere la tesi dei colpi partiti solo ed esclusivamente per fermare l'auto. 

Nessuna certezza giuridica perché il processo, dopo tre anni di indagini, è partito da pochi mesi. Intanto però il tempo per emettere sentenze non manca. Il condannato è proprio lui, lo stesso Budroni ucciso ormai quasi tre anni fa. E non è la prima volta. 

MORTO E CONDANNATO - Nel 2010 la magistratura avviò un'indagine per rapina. Dino, così lo chiamavano in famiglia, era stato accusato di aver rubato la borsa alla sua ex compagna, un 'ostaggio' per costringerla a tornare a casa. L'oggetto è stato ritrovato effettivamente in casa dell'uomo, insieme alla carabina a piombini e alla balestra di cui sopra.  

L'8 luglio 2013 Budroni viene condannato a due anni e un mese di reclusione per rapina e detenzione illegale di armi. Sentenza ripresa appunto dal Tribunale di Tivoli con ulteriore decreto di condanna al pagamento di una pena pecuniaria. Due giudizi da morto, mentre alla sbarra viene processato chi lo ha ucciso. Ma l'articolo 150 del Codice Penale, secondo cui la morte del reo estingue il reato, che fine ha fatto? Se lo chiede lo stesso avvocato Anselmo e, a denti stretti, risponde: "Andrebbe chiesto a loro". Ai giudici che hanno portato in fondo il procedimento.   

"Questo è un vero e proprio accanimento - dichiara Claudia Budroni, la sorella di Bernardino - un'ammenda chiesta dalla Procura di Tivoli per un processo fatto dalla Procura di Roma, dove l'imputato è morto. E' veramente scandaloso". Senza parole, Claudia continua a lottare per la verità, e a denunciare chi da mesi sta profanando la tomba del fratello portando via foto, lumi, lampadine, ricordi. "Alla Procura di Tivoli ho presentato sei denunce, pensassero a quelle invece che a processare i morti". 

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