"La criminalità ha le mani in pasta”: l'allarme di Codici sulla Capitale

Il Centro per i Diritti del Cittadino ha espresso tutta la sua preoccupazione sullo stato di controllo della malavita a Roma, invitando le istituzioni al "dialogo"

Un dialogo con gli organi istituzionali regionali per contrastare una nuova forma di criminalità della Capitale. Questo il tema della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede nazionale di viale Marconi a Roma della Onlus Codici (Centro per i Diritti del Cittadino). L'associazione ha presentato uno studio approfondito sullo stato attuale della criminalità a Roma dal titolo: “La criminalità ha le mani in pasta. Nuovi gruppi criminali su Roma: l'ascesa dei bengalesi”.

L'INIZIATIVA - Tale iniziativa è stata realizzata per promuovere “un dialogo” con gli organi istituzionali regionali quali il Presidente della Regione, il Sindaco di Roma e il Prefetto per contribuire in modo proficuo al contrasto della dilagante criminalità che continua, tutti i giorni, a devastare la città di Roma e il suo contorno.

IL COMUNICATO - Si legge nel comunicato: “L'associazione chiede un incontro al Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, Sindaco di Roma, Ignazio Marino e il Prefetto Pecoraro, per rappresentare le preoccupazioni di Codici sullo stato di controllo del territorio. L'Associazione si rende disponibile al dialogo e alla partecipazione concreta nell'individuazione di percorsi di risoluzione del fenomeno”.   

L'ANALISI DEL TERRITORIO – L'analisi delle operazioni delle Forze dell'Ordine del 2014 mostra come la Camorra si stia progressivamente prendendo i territori del Centro Storico di Roma e come nel litorale, storicamente zona strategica per gli affari criminosi, rimanga permanente l'attività criminale. Quartieri come Tor Bella Monaca, San Basilio, Tor Vergata, Casilina e Prenestina completano il quadro generale dei luoghi dove la criminalità detiene un ruolo predominante.

UN FENOMENO IN ESPANSIONE -  Anche se negli anni è venuta meno la presenza di un gruppo egemone capace di controllare e stabilizzare le varie microcriminalità, nuovi gruppi, clan e famiglie criminali si sono ugualmente specializzati su settori e territori specifici; esempio lampante è quello dei bengalesi, che gestiscono il racket degli alcolici nei quartieri della movida romana. Ma l'elenco è lungo e comprende gli albanesi, i marocchini, i nigeriani, i cinesi, i casamonica, l'ndrangheta, la camorra e cosa nostra.

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L'ASSENZA DELLE ISTITUZIONI – Ma come reagiscono le istituzioni a tutto ciò? La risposta è di Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici: “Troppo spesso assistiamo alla mancanza di efficacia delle politiche di contrasto ai fenomeni criminosi. Un esempio su tutti, nel quale manca una programmazione concreta di strategie efficaci, è il problema degli appalti pubblici, che si prestano al grave rischio delle infiltrazioni criminali, anche in considerazione della grande disponibilità economica e l'alto livello di organizzazione dei gruppi criminali moderni”.

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