Pietre ripiene di cocaina dal Nicaragua ad un'azienda dei Castelli Romani: 20 gli arresti

L'Operazione Bate ha portato a scoprire un giro di droga che dal Sudamerica passava per una ditta di lavorazione della pietra di Lanuvio per poi essere smistata anche in Puglia ed in Calabria

Il metodo di occultamento della cocaina nelle pietre

Hanno prima cominciato con un giro in proprio ai Castelli Romani. Poi, visto il redditizio business, si sono offerti come 'Società fornitrice di servizi' per importare la cocaina dal Nicaragua anche in Calabria ed in Puglia. A mettere fine al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che nella giornata di oggi 6 marzo hanno dato esecuzione a 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone operanti tra la zona di Lanuvio, Albano Laziale, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Aprilia, la Locride calabrese e Bari. Nove gli arresti eseguiti a Roma, 4 a Platì (in provincia di Reggio Calabria) e 3 in Puglia, 27 le perquisizioni. Recuperati anche 58 chili di cocaina, 1300 litri di carburante e 2513 metri di cavi di rame rubato.

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE - I risultati dell'Operazione Bate sono stati presentati al Comando Provinciale dei Carabinieri alla presenza del tenente colonnello Lorenzo Sabatino e del maggiore Enrico Pigozzo, rispettivamente comandanti del Nucleo Investigativo di via in Selci e della Terza Sezione del medesimo reparto. Nel corso della notte i militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica (Direzione Distrettuale Antimafia), a carico di un gruppo di soggetti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di "associazione per delinquere transnazionale",  finalizzata al "traffico internazionale di sostanze stupefacenti" e "associazione per delinquere" finalizzata alla commissione di "reati contro il patrimonio".  

OPERAZIONE BATE - La misura cautelare è stata emessa a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “Bate”, sviluppata dai carabinieri di via in Selci dal dicembre 2011 all’agosto 2013, su due soggetti residenti in provincia di Roma, tra i quali Enzo Pescetelli, titolare di una ditta per la lavorazione della pietra con sede a Lanuvio ed Albano Laziale ed un 54enne operaio incensurato, i quali risultavano attivi nell’importazione dal Sudamerica di carichi di cocaina occultati all’interno dei container utilizzati per lo stoccaggio e per il trasporto in Italia, a bordo di navi cargo, di pietra reperita in Nicaragua e utilizzata presso i cantieri della menzionata ditta.

OPERAZIONE META - Un'indagine che ha preso corpo nel 2012 quando i carabinieri sequestrarono 2600 chili di cocaina nell'ambito dell'Operazione Meta. Un filone che ha portato poi a scoprire un ulteriore giro dal Sudamerica ai Castelli Romani, constatato dalla presenza di Enzo Pescetelli per alcuni periodi dell'anno in un cantiere del Nicaragua, dove la cocaina veniva occultata nelle pietre con carichi di circa 80 chili occultati in 50 pietre a volta. Ad insospettire i militari anche il tipo di pietra importato, facilmente reperibile anche in Italia.

FORNITORI DI SERVIZI - Nel corso delle indagini gli investigatori hanno appurato come il gruppo si proponeva sul mercato quale fornitore di una piattaforma logistica e di servizi, capace di garantire le importazioni di narcotico in favore di altri gruppi criminali. La droga quindi, occultata nei container introdotti in Italia, talvolta tramite il porto di Civitavecchia, talvolta tramite quello di Salerno e di Gioiosa Jonica, veniva portata nel cantiere del Pescetelli, a Lanuvio, dove veniva estratta dalle pietre in cui era stata precedentemente occultata in Nicaragua e veniva quindi consegnata alle organizzazioni criminali committenti che ne curavano il trasporto e lo smercio in altre località italiane. Una vera e propria società di servizi come scoperto dai carabinieri che hanno trovato le foto del metodo del trasporto della droga. Secondo gli inquirenti venivano usate come una sorta di pubblicità per dimostrare ai possibili clienti la 'bontà dell'operazione'.

IL VIDEO DEGLI ARRESTI DEI CARABINIERI


ARRESTI IN NICARAGUA - Un business che subì un rallentamento dopo l'arresto in Nicaragua della 'Reyna del Sur Reverense', con l'organizzazione preoccupata dei possibili sviluppi delle indagini. Da qui alcune prove con dei carichi vuoti, al fine di riscontrare l'effettivo interessamento dei carabinieri a portare in luce gli affari del gruppo.

NDRINA BARBARO-CASTANU - Nel corso dell’indagine è stato accertato che il gruppo romano, che comunque distribuiva in proprio quantitativi di narcotico nella zona dei Castelli, forniva il proprio servizio di importazione di cocaina a due gruppi criminali, uno operante in Puglia nella zona di Andriae Ruvo di Puglia (provincia di BAT, Barletta-Andria-Trani) e uno operante nella locride e, in particolare, a Platì (Reggio Calabria), riferibile a soggetti collegati da vincolo di parentela con elementi apicali della ‘ndrina “Barbaro Castanu” di Platì.

COCAINA A GIOIA TAURO - Tra le importazioni contestate agli indagati figurano 58 chili di cocaina, sequestrati nel porto di Gioia Tauro, in Calabria nell’agosto 2012, nonché numerose importazioni risultanti dalle intercettazioni ambientali riferibili al periodo 2010/2013.

FURTI DI RAME - La misura cautelare colpisce anche un gruppo di 6 cittadini romeni, alcuni dei quali dipendenti del Pescetelli ritenuti colpevoli di furti e rapine.

ARRESTI E PERQUISIZIONI - L’operazione conclusa nella notte ha impegnato oltre 200 Carabinieri che hanno eseguito arresti e perquisizioni a Velletri, Genzano, Castel Gandolfo, Nemi, Aprilia, Platì, Andria e Ruvo di Puglia.

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