Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Centro Storico / Via Vittorio Veneto

Cocaina ed hashish per i frequentatori della Dolce Vita romana: 15 arresti

La droga veniva venduta al dettaglio nei locali di via Veneto, dei Parioli e del Centro. La Procura indaga su altre 18 persone

Un giro d’affari stimato in non meno di 100mila euro a settimana. Hashish e cocaina per i frequentatori della Dolce Vita romana. Erano proprio i clienti della cosiddetta Roma Bene, fra i quali sembrerebbe alcuni Vip su cui la Procura ha stretto il massimo riserbo, ad essere riforniti da un gruppo di spacciatori inserito nel ‘giro’ del triangolo dei locali e dei ristoranti di via Veneto, dei Parioli e delle zone del Centro Storico. Pusher che avevano annotati sui loro taccuini anche clienti del Jackie O, la storica discoteca della Dolce Vita Romana (con il locale totalmente estraneo alla vicenda). In quindici sono stati arrestati nelle prime ore di lunedì dai carabinieri del Nucleo di polizia giudiziaria del Tribunale, con la Procura che indaga altre diciotte persone, sempre per detenzione e spaccio di stupefacenti. 

DA MONTEVERDE E DAL TRULLO - Le indagini sono iniziate a seguito di cessioni di stupefacente ad opera di un uomo individuato in Roberto Nicoletti ad alcuni acquirenti. Sulla scorta di tale elementi è stata avviata una complessa attività di carattere tecnico con servizi di osservazione, pedinamento, intercettazioni telefoniche ed ambientali, che si è protratta fino a qualche mese fa. Al vertice della compagine criminale sono stati individuati Rigers Durici, detto “Richi”, Manuel Zumpano figlio di Francesco, della Banda della Magliana, con la convivente Deborah De Dominicis, i quali avevano la base logistico-operativa dei loro traffici nei quartieri Monteverde e Trullo.

DROGA DA SPAGNA ED ALBANIA - Rigers Durici e Manuel Zumpano erano in grado, con immediatezza e facilità, di procurare e rendere disponibile per la vendita qualsiasi quantità e tipo di sostanze stupefacenti, avendo peraltro contatti diretti e canali di approvvigionamento in Spagna ed Albania rispettivamente per la cocaina/hashish e marijuana, servendosi per la vendita dello stupefacente, di una rete di distribuzione affidata agli spacciatori poi arrestati. 

GIRO D’AFFARI - Tale “rete” operava nel raggio di azione di Roma e provincia, vendendo al “minuto” la droga a numerosissimi consumatori, con un giro di affari settimanale che può essere stimato in non meno di 100.000 euro. In molti casi gli acquirenti sono risultati essere abituali frequentatori di noti locali notturni situati nel centro di Roma, al cui interno sono entrati in contatto con alcuni degli indagati al fine di approvvigionarsi di stupefacenti in particolar modo cocaina.

ZONE E ORARI - Anche le cessioni delle dosi si svolgevano prevalentemente nelle zone centrali della cosiddetta “Roma bene”, quali ad esempio zona Parioli, Via Veneto, Via del Corso, San Giovanni, in arco temporale inoltrato, spesso dalle ore 22.00 fino alle ore 05.00 del mattino, in concomitanza con le abitudini e l’apertura dei locali frequentati dagli acquirenti.

LINGUAGGIO IN CODICE - Tutti i soggetti intercettati nel contesto della presente indagine facevano sistematicamente uso di un linguaggio criptico, laddove ad esempio la sostanza stupefacente veniva convenzionalmente indicata quale “aperitivo o caffè o latte” e numerosi altri termini avulsi dal senso logico e dal contesto della frase; anche  il quantitativo di droga oggetto di vendita veniva mascherato ad esempio facendo riferimento al numero di dosi indicandole con allusioni del tipo “numero degli invitati a cena” ed altre parole di fantasia ugualmente decifrabili nel senso della quantità dello stupefacente trattato.
 
DUE ANNI DI INDAGINI - I Carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria, in quasi 2 anni di ininterrotte indagini, hanno raccolto elementi di prova dettagliati e documentati, su una pluralità di episodi di cessione e spaccio di quantità, anche ingenti, di stupefacenti, del tipo cocaina, hashish, e marijuana, che sono analiticamente evidenziati in ben 73 capi di imputazione di cui si compone l’ordinanza di custodia cautelare.

MAXI SEQUESTRO - Tra gli interventi di riscontro eseguiti per convalidare il quadro accusatorio, nel corso delle indagini, spiccano il sequestro avvenuto nell’anno 2015 di 27 chili di sostanza stupefacente del tipo marijuana occultata all’interno della autovettura Mercedes Classe A di proprietà Deborah De Dominicis, 1,5 chili di cocaina e 1 chilo di hashish occultati all’interno di un garage, da cui potevano ricavarsi ingenti quantitativi di dosi destinate allo spaccio.

ARTICOLATE INDAGINI - L’operazione scaturisce da articolate indagini, intraprese nell’anno 2015 dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria di Roma con l’esecuzione di 15 ordinanze cautelari, per reati di detenzione e spaccio di ingenti quantità di sostanze stupefacenti emesse dal Gip dottor Massimo Di Lauro su richiesta del Sostituto Procuratore – DDA dottoressa Barbara Zuin del Tribunale di Roma. Nel corso della operazione di lunedì sono state eseguite anche 18 perquisizioni domiciliari, che hanno consentito il rinvenimento e sequestro di 3.3 chili di sostanza stupefacente tipo hashish e di 58.000 euro complessivi, di cui 20.000 in contanti rinvenuti nel corso delle perquisizioni, e 38.000 su conti correnti sottoposti a sequestro preventivo connesso con l’ordinanza cautelare.

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