Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Ponte Galeria

CIE di Ponte Galeria, la denuncia di Medu: "Struttura inadeguata"

L'associazione di volontari MEDU (Medici per i diritti umani) ha denunciato in un rapporto le condizioni disumane in cui versa il CIE (Centro per l'identificazione e l'espulsione) di Ponte Galeria

Ha la funzione di ospitare gli stranieri senza permesso di soggiorno “sottoposti a provvedimenti di espulsione e/o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera" come scritto nell’articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998). Di fatto  il CIE (Centro per l’identificazione e l’espulsione) di Ponte Galeria, nella periferia sud-ovest di Roma, somiglia più a un penitenziario dove gli immigrati irregolari vengono trattenuti in condizioni di estremo disagio all’interno di una struttura “del tutto inadeguata a tutelare la dignità delle persone e a garantirne i diritti fondamentali”. E’ quanto denunciato dai volontari di Medu (Medici per i diritti umani) tramite un rapporto dal titolo “Una storia sbagliata” redatto in seguito a una visita alla struttura effettuata lo scorso 14 ottobre

Delimitato da alte mure e costantemente sorvegliato dalle forze di pubblica sicurezza, la struttura di accoglienza di Ponte Galeria, la più grande d’Italia, è capiente abbastanza per ospitare 366 stranieri, con un budget giornaliero di 42 euro per ospite. Dall’ 1 gennaio al 27 settembre 2010 i trattenuti nel centro sono stati 1727 dei quali 747 i rimpatriati (il 43% del totale). Nel frattempo la gestione della struttura è passata dalla Croce Rossa Italiana alla cooperativa Auxilium nel febbraio 2010. Non è chiaro il tempo di permanenza dei trattenuti. Dall'8 agosto 2009 il termine massimo è però passato da 60 a 180 giorni complessivi. 

Cittadini europei, donne vittime di tratta, immigrati da vent'anni nel nostro Paese con le famiglie, molti ex detenuti. Sono questi i volti dei reclusi di Ponte Galeria, i primi a denunciare un trattamento disumano. Il centro è stato infatti teatro negli anni di numerosi episodi di rivolta, scioperi della fame e proteste. Come sottolineato dall’équipe di Medu la falla maggiore riguarda i servizi sanitari forniti dall’ente gestore, limitati a un’assistenza di base che non prevede per gli immigrati visite specialistiche e contatti con strutture esterne.  Il 50% dei trattenuti assume psicofarmaci, ansiolitici e sedativi somministrati dal personale sanitario senza consulenza psichiatrica. Secondo quanto riferito dai medici, gli atti di autolesionismo, come tagli multipli con lamette da barba e simulazioni di impiccamento, si sono verificati “anche 10-12 volte al giorno nel marzo dello scorso anno”. E’ riferito nel rapporto di Medu che “nel corso del 2009, tre dei quattro decessi avvenuti nei CIE italiani si sono verificati a Ponte Galeria e in un caso si è trattato di un suicidio per impiccamento”.

Non ci sono regole scritte per i “detenuti”, al contrario di quanto stabilito da un’apposita circolare ministeriale, solo qualche spiegazione verbale su diritti e doveri al momento dell’ingresso. Secondo quanto riferito dal direttore del centro, ciò renderebbe più flessibile e favorevole ai trattenuti l’applicazione delle norme. Di favorevole però, a sentire le testimonianze di chi è stato nella struttura di Ponte Galeria, non sembra esserci molto. Non sanno quanto verranno trattenuti, le cure mediche sono inadeguate, hanno difficoltà a ricevere visite esterne, la qualità del cibo è scarsa. Sofferenza e disagio è quanto emerge dai racconti. “Spesso ci davano da mangiare il cibo scaduto il giorno prima. Nei bagni c’erano i topi e nel centro  c’era sporcizia ovunque. Una volta un ragazzo africano ha provato a scappare sui tetti ma è stato raggiunto da venti poliziotti che lo hanno riempito di botte. Da parte degli operatori c’era poco rispetto verso noi donne, forse perché la maggior parte di noi veniva dalla strada”. Sono le parole di una giovane immigrata che ha trascorso quattro mesi all’interno del centro alla fine del 2009 e che ha ritenuto “giusto raccontare quello che succede realmente” lì dentro, al contrario di molte ragazze che “hanno paura di parlare dei soprusi quotidiani subiti”. 

Il rapporto di Medu “non può che confermare le principali criticità emerse nel corso delle visite effettuate negli anni scorsi e rilevarne delle nuove”. Si tratta, peraltro, di criticità che permangono “indipendentemente dall’ente gestore presente e malgrado la gestione complessiva del centro sia apparsa, al momento della visita, meno negligente e inadeguata che in passato”. A conferma della situazione disagiata in cui versa il CIE di Ponte Galeria, il giudizio dello stesso Prefetto di Roma che ha recentemente dichiarato di considerare la struttura “non rispettosa appieno della dignità umana”. 


   

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