Cronaca

Chikungunya, trasmissione e rischi per i malati: tutto quello che c'è da sapere

Intervista al professor Alessandro Bartoloni, presidente del Simet, Società italiana di medicina tropicale

Già il suono esotico del nome e la difficile pronuncia possono spaventare. Poi ci sono i numeri, 47 casi accertati in pochi giorni nel Lazio, tra Roma, Anzio e Latina, i moniti dell'Organizzazione mondiale della sanità - "elevata la probabilità di altri contagi" - il blocco delle donazioni per un milione e 200mila romani e la sacche di sangue "solidali" in arrivo dalle altre regioni. Della Chikungunya si parla da giorni. Intere pagine sui quotidiani e notizie che si rincorrono sul web raccontano il contagio in corso, con la memoria ai 250 casi che dieci anni fa colpirono altrettanti malati in Romagna. Furono i primi fenomeni autoctoni. Ma di cosa si tratta esattamente, come si trasmette, da dove arriva e quali sono i rischi concreti per chi la contrae? Lo abbiamo chiesto al professor Alessandro Bartoloni, presidente del Simet, Società italiana di medicina tropicale e salute globale e direttore del reparto di Malattie infettive e tropicali dell'azienda ospedaliera-universitaria Careggi di Firenze. 

Cos'è la Chikungunya e dove nasce

Un virus. Chikungunya non è altro che l'astruso nome di una malattia virale. "E' prevalentemente presente in paesi endemici esotici, in Africa, Asia e anche in America Latina dal 2013, specie nell'area caraibica. Qui le epidemie non sono rare" spiega il professore. Cosa ci fa in Italia? "La trasmissione avviene tramite due zanzare "cugine" dal nome simile. L'aedes aegypti, lo stesso insetto vettore della febbre gialla, e l'aedes albopictus, la ben più nota zanzara tigre. Delle due la seconda è presente ampiamente nel nostro Paese ormai dagli anni '90". 

La malattia: sintomi e rischi

Come si manifesta la Chikungunya? "I sintomi sono quelli di una brutta influenza, febbre alta, dolori articolari, eruzione cutanea". Niente di preoccupante, almeno nella sua forma classica. "Ci possono essere forme più complesse con conseguenze a livello epatico e neurologico ed esiti eventualmente gravi fino al decesso, ma si presentano in numero percentuale molto basso, e in soggetti fragili che già presentano quadri clinici compromessi. Specie in persone anziane". Durante l'epidemia romagnola del 2007 si registrò un decesso, ma la vittima era anziana e già affetta da altre patologie. E' raro che l'infezione porti alla morte. Dal virus si può facilmente guarire ma, lo ricordiamo e il prof. Bartoloni ce lo conferma, non esiste nessun vaccino. "Si cura con le terapie sintomatiche utilizzate per la stessa influenza".  

La prevenzione

Cosa fare per limitare il contagio? "Abbiamo sistemi di sorveglianza e di intervento dal momento della diagnosi, parlo delle operazioni di disinfestazione sul vettore tramite i servizi di igiene che uccidono larve e zanzare adulte. La consapevolezza del rischio c'è, non siamo davanti a un fenomeno sconosciuto, anzi". A livello individuale invece si può far poco. "Ci si dovrebbe proteggere dalle punture di zanzara, utilizzando dei repellenti, cosa che in Italia non siamo abituati a fare. Sicuramente vanno utilizzati in caso di viaggi all'estero".

E per concludere, sfatiamo false dicerie. Eventuali correlazioni tra la diffusione del virus e l'arrivo di immigrati sulle nostre coste è del tutto arbitraria. Anzi. "E' improbabile che una persona che impiega tempi molto lunghi di viaggio sui barconi per arrivare in Italia possa essere portatrice della malattia. L'incubazione del virus è brevissima, compresa tra 2 e 5 giorni. Diverso è invece per chi fa viaggi rapidi e utilizza l'aereo"

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