Mafia a Roma, piazze di spaccio contese e gruppi criminali emergenti: così è aumentata la violenza in città

Il Ministero dell'Interno ha redatto una relazione, consegnata al Parlamento, in merito al lavoro della Direzione Distreuttale Antimafia nel secondo semestre del 2019: Roma resta al centro del malaffare

Immagine di repertorio

Roma si conferma un laboratorio criminale attivo, in continua evoluzione con realtà consolidate e note, ma anche con altri gruppi che, sfruttando le maxi operazioni delle forze dell'ordine, cercano di emergere facendo ricorso anche all'uso delle armi. E' quanto emerge nel lavoro della Direzione Distrettuale Antimafia che, nel secondo semestre del 2019, sottolinea un aspetto importante, tanto da far ipotizzare che le certezza su chi comanda a Roma possano essere ribaltate.

Le nuova tendenza alla violenza

"Di recente si è evidenziata una sorta di nuova tendenza alla violenza, riconducibile a soggetti criminali emergenti nell'ambito della gestione delle piazze di spaccio degli stupefacenti, il cui approvvigionamento resta tendenzialmente appannaggio di camorra, 'ndrangheta e, in misura minore di Cosa nostra, con gruppi di criminalità straniera, in particolare albanesi, che si stanno sempre più affermando. Quest'ultimi, oltre al coinvolgimento in rapine e furti, agiscono anche in sodalizi più strutturati, operativi nei traffici di sostanze stupefacenti, non solo dalla madrepatria ma anche da altri paesi. In tale contesto criminale, recenti investigazioni, come le operazioni 'Brasile Low Cost' e 'Re Mida' hanno confermato i rapporti di contiguità degli albanesi con le consorterie di matrice autoctona, già emersi in precedenza sia per il territorio regionale, sia con specifico riferimento alla città di Roma".

E' quanto si legge nel rapporto. E quella violenza a cui fa riferimento l'Antimafia rientra nell'arco temporale in cui sono stati uccisi il carabiniere Mario Cerciello Rega, Fabrizio Piscitelli noto come 'Diabolik' e Luca Sacchi. Tre omicidi di tre persone diverse. Nessuno collegato tra loro, ma in comune hanno un filo rosso, quello della droga che li avvicina. Almeno in parte.

Roma mercato con una forte domanda di droga

E così, al netto dell'elenco delle operazioni che hanno smantellato gruppi criminali e intrecci tra diverse realtà (l'esempio è l'operazione 'Grande Raccordo Criminale'), l'Antimafia punta il dito sulle caratteristiche della città: "Roma si conferma un luogo di confluenza del traffico di droga ed un mercato caratterizzato da una forte domanda. Nell'area metropolitana agiscono innumerevoli reti di approvvigionamento e spaccio di varie tipologie di sostanze stupefacenti. Tendenzialmente per lo spaccio prevale il controllo autoctono nelle aree periferiche, mentre si rileva l'egemonia degli stranieri nelle aree più centrali. Allo spaccio di droga in strada si affiancano, peraltro, reti di distribuzione a domicilio", un aspetto, quest'ultimo sempre in più in voga in periferia.

Casamonica, Spada e Di Silvio: la forza dei gruppi rom e sinti

Dalla disamina delle evidenze info-investigative acquisite nel semestre, è evidente che il settore degli stupefacenti è quello che più di altri ha polarizzato gli interessi di tutte le organizzazioni criminali, a partire da quelle mafiose tradizionali o con caratteri di mafiosità che risultano espressione del territorio.

Per comprendere appieno lo scenario criminale è importante tratteggiare le caratteristiche mafiose di alcuni gruppi, soprattutto quelli di origine rom e sinti: Casamonica, Spada e Di Silvio. Se le ultime due famiglie sono attive nel litorale (Ostia gli Spada e basso Lazio e provincia di Roma i Di Silvio), i Casamonica a Roma negli ultimi anni hanno preso sempre più potere. Il tutto nonostante i numerosi arresti delle operazioni 'Gramigna' e 'Gramigna bis'.

Ecco chi comanda a Roma: la mappa dei clan

Si tratta di un clan particolare, "persone specificatamente legate da un solido vincolo familiare, interscambiabili nei ruoli e accomunate dal fine comune di commettere svariati reati. Dunque, sono proprio i rapporti continui, costanti e unidirezionali ad aver consentito di rilevare l'esistenza delle associazioni criminali", hanno scritto i giudici della Cassazione nelle sentenze di condanna dei processi a membri di quelle famiglie.

Il modello Casamonica

Secondo l'Antimafia, il vero punto di forza è questo: "L'appartenenza stessa alla famiglia dei Casamonica conferisce ai suoi componenti la capacità di ingenerare timore nella cittadinanza, con una sorta di riconoscimento criminale che permette loro di assumere atteggiamenti vessatori e prevaricatori: una forza intimidatrice ormai indissolubilmente legata allo stesso cognome la cui sola pronuncia ha effetti concreti sulla vita sociale. Effetti e modalità di azione sovrapponibili alle condotte previste dal 416 bis che li accomunano alle mafie storiche, a partire dal controllo del territorio, in certe zone a sud della Capitale addirittura capillare. Un vero e proprio 'modello Casamonica' spregiudicato, che si alimenta costantemente con la violenza".

Chi sono i Casamonica

Una spregiudicatezza che si esprime anche attraverso uno stile di vita che è espressione di una cultura fatta di una serie di connotazioni che non possono essere banalizzati: le sfarzose ville abusive costruite a sud di Roma sono proprio l'espressione di una presenza stabile sul territorio che purtroppo non si è ancora riusciti a sradicare e che invece secondo l'Antimafia "necessita, con urgenza, di interventi risolutivi per riaffermare, in quel contesto, il senso vero dell'autorità, propria ed esclusiva dello Stato". Un atteggiamento mafioso di cui si sono avute conferme giudiziarie anche nel semestre preso in esame.

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