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Inchiesta rifiuti, martedì Cerroni davanti ai giudici. La Regione parte civile

Dalle carte intanto emergono le modalità con cui "Il Supremo" avrebbe promosso e creato emergenze ad arte per poter continuare a gestire il business dei rifiuti

Cento faldoni che disegnano quello che tutti sospettavano e spesso dicevano e scrivevano. Manlio Cerroni come dominus dei rifiuti, ispiratore e promotore di una presunta associazione a delinquere. Una vera e propria rete in cui i rapporti tra il Supremo e la politica si stringono e si fondono per creare emergenze a tutto vantaggio del privato. Lui però, l'86enne imprenditore di Pisoniano, come dichiarato dal suo avvocato, Giorgio Martellino, respingerà ogni addebito.

Il suo interrogatorio dovrebbe svolgersi martedì. Entro mercoledì dovrebbero essere sentite tutte le persone arrestate. L'intenzione di Cerroni è di rispondere alle domande del Gip, ha aggiunto Martellino, "l'unica difficoltà è legata alla necessità - anche per noi legali - di leggersi i 100 faldoni che costituiscono gli atti dell'inchiesta".

Quel che emerge dall'ordinanza è però un sistema che sembra finalizzato a creare ad arte l'emergenza rifiuti. In particolare sembra emergere un sistematico boicottaggio della differenziata e del trattamento dei rifiuti. Secondo quanto scritto dai giudici infatti gli impianti Tbm di proprietà di Cerroni lavoravano al di sotto delle proprie possibilità. Il fatto è già accertato per quanto riguarda gli impianti di Albano. A Malagrotta si suppone che il meccanismo fosse portato avanti in maniera più amplificata in virtù della maggiore quantità di rifiuti.

In sostanza, secondo quanto accertato dagli inquirenti, i rifiuti dovevano essere trattati all'interno degli impianti di trattamento meccanico e biologico, producendo una percentuale di combustibile da rifiuto da mandare nel termovalorizzatore. Ciò però non accadeva o comunque accadeva in percentuali molto al di sotto della possibilità degli impianti. Da un lato infatti la procedura aveva un costo e per risparmiare i rifiuti venivano sversati tal quale in discarica. Dall'altro lo sversamento in discarica faceva sì che i terreni si riempissero, fino a determinare l'esigenza dell'apertura di un'ulteriore sito. Nel caso di Malagrotta si tratta dei terreni di Monti dell'Ortaccio, osteggiati nel 2011 da Pecoraro e avallati invece nel 2012 dal commissario Sottile.

In questo sistema determinanti sono i rapporti con la politica che traeva comunque dei vantaggi. Scrive il gip Battistini: "Mantenere al massimo l'indifferenziata era comodo a tutti: costava meno al pubblico e faceva guadagnare il privato praticamente a costo zero".

REGIONE PARTE CIVILE - Intanto ieri la Regione ha annunciato che si costituirà parte civile: "Quando ci sarà il processo, la Regione Lazio è pronta a costituirsi parte civile per difendere gli interessi e l'immagine dell'amministrazione nei confronti dei dirigenti e dei funzionari accusati di reati commessi fino al 2012".

L'INCHIESTA - Ecco i nomi dei 21 indagati

COLARI - "Grazie a noi Roma non è come Napoli"

FILONE 1 - Impianti di trattamento di Albano FILONE 2 - L'inceneritore di Albano FILONE 3 - Monti dell'Ortaccio FILONE 4 - I rifiuti di Anzio e Nettuno

VIDEO - Quando Cerroni diceva: "Io benefattore"

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