Così sono stati catturati i due evasi di Rebibbia: erano pronti a scappare all'estero

Lil Ahemetovic e Davad Zukanovic erano arrivati alla stazione ferroviaria di Cascina, in provincia di Pisa

Erano pronti a scappare all'estero i due detenuti catturati alla stazione di Cascina dopo essere evasi dal carcere romano di Rebibbia. A scovarli in provincia di Pisa dopo due settimane di fuga i carabinieri e la polizia penitenziaria. Così è finita la fuga di Lil Ahmetovic, croato di 46 anni e Davad Zukanovic, nato ad Olbia nel 1980. I due rom erano evasi dalla casa circondariale romana dopo una fuga da film lo scorso 3 giugno.

A catturare i due cittadini in provincia di Pisa il personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, con il supporto dell'Arma locale e del Nucleo Regionale del NIC di Firenze coordinati dai Carabinieri del Nucelo Investigativo di Frascati, diretti dal Tenente Colonnello Ugo Floccher.

Catturati i due evasi restano ora da ricostrurire gli agganci e individuare le persone che li hanno aiutati nella latitanza e forse anche nella fuga. Ahmetovic e Zukanovic erano infatti arrivati in Toscana a bordo di una Mercedes station wagon risultata rubata in un autoconcessionario di Roma est. Vettura che, secondo gli inquirenti, potrebbe essergli stata fornita dai complici che li hanno appoggiati nella fuga. 

Evasione Rebibbia Davad Zucanovic e Lil Ahmetovic-2

A bordo di un'auto rubata

La Mercedes aveva infatti applicate due diverse targhe, nella parte anteriore una italiana, mentre nella parte posteriore, quella solitamente visibile ad un primo controllo e ripresa dalle telecamere di sicurezza, una targa straniera "pulita", ovvero non risultata denunciata per furto o altro. Proprio dalle targhe e dall'auto potrebbero emergere dettagli per ricostruire la rete che ha permesso ai due di nascondersi per due settimane prima di essere catturati. 

Come sono stati trovati e catturati

Sul fronte delle ricerche, a mettere gli investigatori sulle tracce dei fuggitivi diversi aspetti, soprattutto legati ai parenti dei due rom. In particolare Lil Ahmetovic aveva dei familiari residenti nella zona di Navacchio, frazione del Comune di Cascina, mentre Zukanovic è risultato essere un parente di uno dei membri della cosiddetta Banda del Lockdown, arrestata dai carabinieri per una serie di furti commessi nei supermercato dei Comuni del litorale laziale durante la quarantena. Da quanto si apprende proprio nel corso delle perquisizioni in casa degli arrestati sono stati trovati elementi utili al rintraccio di uno dei fuggitivi. 

Chi li ha aiutati?

Trovati gli evasi l'Autortità Giudiziaria prosegue le indagini per ricostruire i contatti dei due e scoprire se siano riusciti a fuggire con l'aiuto di una "talpa" o di eventuali complici dal carcere di Rebibbia dopo aver segato le sbarre con una lima ed essersi calati dal muro di cinta del carcere con il manicotto di un estintore. La beffa nel messaggio lasciato scritto in carcere: "Dobbiamo andare a soccorrere i nostri figli finti nei guai, poi ritorneremo", ma non ne hanno avuto il tempo, le forze dell'ordine li hanno catturati prima. 

Perché i due erano in carcere?

Lil Ahmetovic e Davad Zukanovic erano rinchiusi a Rebibbia perché destinatari di diversi provvedimenti giudiziari per aver, nel corso degli anni, "commesso diversi reati contro il patrimonio" e dovevano scontare ancora nove anni di reclusione (con fine pena prevista nel 2029). Dopo le formalità di rito, sono stati associati dal Nucleo Regionale del NIC di Firenze presso la casa circondariale di Pisa dove, dovranno rispondere anche dalle accuse di evasione, ricettazione (per la Mercedes rubata) e resistenza e violenza a pubblico ufficiale, avendo aggredito uno dei carabinieri che li ha catturati alla stazione di Cascina. 

Gli altri detenuti evasi in questi anni

Non è tuttavia la prima volta che Roma diventa scenario di una evasione. Ad ottobre scorso un detenuto era evaso dall'ospedale Sandro Pertini

Ad agosto 2019 un altro era invece riuscito ad eludere la sorveglianza e a scappare sempre dal nosocomio romano, dove era stato accompagnato dal carcere di Rebibbia per essere sottoposto a una visita medica.

Si trattava di Vincenzo Sigigliano, 47 anni, arrestato in Messico ed estradato un paio di settimane prima a Roma dove avrebbe dovuto scontare sette anni di carcere. L'uomo era fuggito con le manette dopo aver ingannato i medici. In quel caso la cattura era avvenuta sei giorni dopo in un appartamento del napoletano. Simile al fatto di Rebibbia, invece, fu l'episodio nel carcere di Civitavecchia, questo avvenuto tre anni fa.

Dal carcere romano, nel 2016, anche Catalin Ciobanu e Florin Mihai Diconescu riuscirono a fuggire. Prima ancora, nel 2014, protagonista dell'evasione da Rebibbia fu Sergio Di Palo.

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La sua evasione, durata pochi giorni, terminò con la cattura: il detenuto, che durante l'evasione si era gravemente ferito ad una gamba, si nascondeva in un ospedale di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Fu quindi rintracciato dai poliziotti della Squadra Mobile di Roma in collaborazione con quelli di Ascoli Piceno.

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