Evasi da Rebibbia, continua la caccia a Ciobanu e Diconescu

Non ci sono segnalazioni precise, fanno sapere le forze dell'ordine. Dalle informazioni raccolte però le ricerche si concentrano nei paesi dell'area tiburtina e nel VI municipio, dove viveva la famiglia di uno dei 2 evasi

Continuano senza sosta le ricerche di Catalin Ciobanu e Florin Mihai Diconescu, i due romeni evasi a San Valentino da Rebibbia. Sulle loro tracce, da domenica pomeriggio, ci sono poliziotti, carabinieri e agenti della penitenziaria. Una vera e propria caccia all'uomo tutt'altro che semplice, stante anche la complessità dei due profili evasi. Due personalità diverse, con storie lontane e apparentemente difficili da mettere insieme, ritrovatisi, probabilmente per caso, a progettare e a concretizzare una fuga da film.

Ciobanu, accusato di sequestro di persona e omicidio, è in carcere dal 2014. A marzo conoscerà il suo destino. "L'udienza è stata rinviata proprio oggi al 22 marzo", spiega a RomaToday l'avvocato del 33enne, Andrea Palmiero. Residente in Romania, Ciobanu non parla l'italiano. Descritto come un tipo schivo, di poche parole, difficile da trattare, non sembra aver nessun legame con l'Italia. Il suo legale ha confermato come "nel nostro paese non abbia parenti o amici. Nei colloqui avuti mi è sempre sembrato una persona tranquilla, distaccata". Un'azione premeditata? "Nulla lo lasciava pensare", conclude l'avvocato Palmiero che rinnova l'appello a costituirsi.

Diverso invece il profilo di Diconescu, in carcere per una serie di rapine datata 2009. Cresciuto in Italia, in una famiglia assolutamente integrata nel tessuto della città di Roma, viveva, prima di finire in carcere, in zona Borghesiana. Poi quelli che l'avvocato Cristiano Brunelli "definisce errori, pagati con la condanna e il carcere". Per anni è stato recluso a Siracusa, "un carcere duro dove raccontava", riferisce il suo legale, "di non avere neanche l'ora d'aria". Una situazione che ha portato il detenuto ad un'esasperazione. "Ad inizio 2015 il trasferimento a Rebibbia. Dall'estate scorsa un sentimento di insofferenza, raccontato alla madre, al fratello e a due sorelle", conclude ancora Brunelli.

Da domenica proprio loro si sono visti piovere polizia e carabinieri a casa. I parenti di Diconescu sono stati infatti i primi ad essere controllati e sono attualmente monitorati dalle forze dell'ordine. Una prassi perché, come spiegano le forze dell'ordine, l'idea è che i due possano chiedere aiuto ad amici o parenti. Al momento però non c'è stato alcun contatto. 

Le ricerche, oltre che sulla zona di Borghesiana, si concentrano anche nei paesi dell'area tiburtina. In particolare a Tivoli ieri sono stati scandagliati una serie di appartamenti, ricerche poi risultate vane. Al setaccio anche alcuni campi rom dove magari i due potrebbero aver trovato rifugio. 

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