Castel Fusano: la pineta tra racket delle prostitute, inneschi anomali e impegni di Raggi

Gli incendi ad Ostia appiccati per intimorire, per costringere prostitute e transessuali a rivolgersi al gruppo di magnaccia che da tempo gestisce il giro del sesso all'interno della pineta di Castel Fusano

Foto Ansa

Quasi un mese dopo il grande incendio continua a tenere banco la questione Castel Fusano. La pineta di Ostia presenta ancora diversi focolai attivi e, nonostante la presenza dell'esercito, anche nell'ultimo week end ci sono stati un paio di incendi. Il bilancio, al momento, parlare di quattro arresti con i Carabinieri e la Procura di Roma che stanno continuando ad indagare. La pista battuta, al momento, è quella del racket delle prostitute. 

Le prostitute a Castel Fusano e i quattro arresti 

Incendi per intimorire e costringere prostitute e transessuali a rivolgersi chi gestisce il giro del sesso ad Ostia. E' questa la tesi degli inquirenti come si legge nell'ordinanza con cui viene convalidato l'arresto dell'ultimo incendiario finito in manette, Claudio Marson, ex regista Rai, che poco prima di essere fermato, il 3 agosto, aveva abbandonato un innesco alle sue spalle. 

L'ordinanza con cui la gip Giuseppina Guglielmi è chiara. La tesi del giro di vite di lucciole è reale. Con Marson altri tre arresti uno dei quali, però, apparentemente fuori da questo presunto giro. Il primo arrestato, Fabrizio Grimaldi, non sembrerebbe avere connessioni con gli altri. L'inchiesta ha avuto una svolta dopo l'arresto di Romano Mancini, 63 anni di Ostia Antica, etichettato come il "mostro delle prostitute".

Poi è il turno di Ali Kalel, il trentaseienne iraniano arrestato il 26 luglio, che avrebbe ricoperto il ruolo di riscossore dei compensi delle prostitute. Kalel è stato fermato mentre dava fuoco ad delle baracche, un'alcova. A coordinare i tre ci sarebbe un quarto uomo, il numero uno del racket al momento latitante. Sarebbero loro le "mani inesperte" che hanno dato fuoco alla pineta di Ostia. Condizionale d'obbligo viste le indagini in corso.

Gli inneschi anomali ad Ostia

Va sottolineato, tuttavia, che le altre piste non sono chiuse. Dal 17 luglio sono stati più di 20 gli episodi incendiari in pineta e il numero sale se il raggio aumenta anche alla area di Acque Rosse o se si allarga il periodo preso in esame. Da maggio, sono state incendiate 4 postazioni di prostitute, due sulla via Litoranea e due davanti al Kursaal, e un quinto incendio bloccato per l'arresto del piromane Ali Kalel. 

Tutti gli incendi sono stati prontamente spenti senza grandi danni. I roghi che hanno distrutto drammaticamente la pineta, invece, sono stati appiccati all'interno della pineta in zone difficilmente accessibili. Tutti sinistramente anticipati da altri roghi ad Ostia, più piccoli, ad Acque Rosse, Parco della Madonnetta, Procoio magari per impedire un intervento immediato.

Gli inneschi trovati, solitamente, erano camuffati da sacchi dell'immondizia, all'interno dei quali si trovavano uno strato di vera spazzatura, al di sotto della quale erano presenti ovatta, candele, stoffa imbevute di gasolio con alcuni bastoncini che fuori escono all'esterno. 

Le mosse di Raggi e gli impegni del Campidoglio

Ostia, nel frattempo, però è in ginocchio. I danni subiti dalla pineta sono tanti [qui il video con la Protezione Civile] e diversi sono anche gli animali morti e recuperati dalla Lipu. La sindaca Virginia Raggi, dopo il primo sopralluogo fatto ad Ostia il 17 luglio, ha iniziato a muoversi per riaddrizzare una situazione terribilmente compromessa. Prima i divieti nelle pinete di Castel Fusano e Acque Rosse, con tanto di multe e chiusure per fino alla fine di ottobre, poi l'arrivo dell'esercito e infine l'incarico dato ai primi 20 manutentori del verde impegnati in operazioni di bonifica della vegetazione lungo le strade e i sentieri interni.

"Le squadre sono già a lavoro per ripristinare viabilità e funzionalità della naturale rete viaria interna alla pineta. - ha commentato la Sindaca, tra le polemiche sui social - Contemporaneamente vengono effettuati interventi di risanamento e pulizia per la rimozione di tutti i rifiuti rinvenuti lungo le strade. Andiamo avanti senza sosta per recuperare e rilanciare questo grande patrimonio boschivo".

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L'Ingv controlla le aree bruciate di Castel Fusano dal satellite

A monitorare la situazione anche l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia grazie alla combinazione delle immagini satellitari (Sentinel 2A-MSI e il gemello americano Landsat 8-OLI). I ricercatori hanno identificato le aree bruciate, nella loro successione temporale, facendo una fotografia sull'area danneggiata e delineandone il perimetro, sullo stato di degradazione e ponendo le basi per le future attività di monitoraggio della ricrescita della vegetazione.

Sono state mappate in dettaglio, grazie alla combinazione delle immagini satellitari, le aree bruciate nella riserva del litorale romano di Castel Fusano il 17 e 21 luglio scorsi sia ai fini della valutazione della severità del danno sia del futuro monitoraggio sulla ricrescita della vegetazione. "Il lavoro, ancora in corso, oltre a delimitare l'area percorsa da incendi, mira a utilizzare il dato satellitare per una stima del grado di severità del danno. A questo scopo si utilizzano misure in sito per validare la corrispondenza con i valori derivati dalla mappa. Sensori come Sentinel 2A e il suo gemello Sentinel 2B, lanciato il 7 marzo scorso, in sinergia con i sensori americani, ci daranno la possibilità di aggregare informazioni nel tempo e caratterizzare gli incendi multipli, grazie a una frequenza di immagini ogni 5 giorni", conclude Stefania Amici dell'Ingv.

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