Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Caso Marrazzo, la Procura di Roma chiede 8 rinvii a giudizio

Ieri la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di otto persone coinvolte in vari episodi, tra cui il blitz nell'appartamento del trans Natali e l'omicidio del pusher Gianguarino Cafasso

Sono passati più di due anni dal blitz di tre carabinieri nell'appartamento di una trans in cui si trovava l'allora governatore del Lazio Piero Marrazzo. Ieri la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di otto persone coinvolte in quello ed altri episodi connessi, il più grave dei quali è l'omicidio del pusher Gianguarino Cafasso. Si tratta di quattro carabinieri all'epoca dei fatti in servizio nella caserma della compagnia Trionfale, Nicola T., Carlo T., Luciano S. e Antonio T., della trans José Alexander Vi. (Natali), sorpresa con Marrazzo il 3 luglio 2009 nel suo appartamento di via Gradoli, e di tre pusher, Emiliano M., Massimo S. e Bruno S..

I reati indicati, a seconda delle posizioni, sono diversi: associazione per delinquere, omicidio volontario aggravato, concussione, violazione della legge sulla droga, perquisizioni illegali, rapina e favoreggiamento i reati indicati, a seconda delle posizioni, nei 26 capi d'accusa. Sulla richiesta di processo dovrà pronunciarsi il gip. Lo scandalo e la polemica politica legati alla vicenda portarono alle dimissioni di Marrazzo da presidente della Regione Lazio. Per il caso del presunto ricatto ai danni dell'allora governatore, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli attribuiscono a Testini, Simeone e Tagliente di aver "con la minaccia di gravi conseguenze costretto Marrazzo - è detto nel capo di imputazione - a compilare e a consegnare loro tre assegni dell'importo complessivo di 20 mila euro". Non solo, in quell'occasione i tre si sarebbero "impossessati di 5000 euro di proprietà in parte di Marrazzo in parte di Natali".

Secondo la Procura i tre carabinieri si sarebbero inoltre procurati "indebitamente immagini attinenti alla vita privata di quanti si trovavano nell'appartamento" e avrebbero detenuto illegalmente, per l'accusa, un "quantitativo non esattamente determinato di cocaina che dapprima riprendevano nel video realizzato e di cui poi si impossessavano omettendone il sequestro". Per il tentativo di commercializzazione del video realizzato in quell'occasione è accusato il carabiniere Antonio Tamburrino. Natalì è invece indagata per aver "in due occasioni acquistato e detenuto cocaina destinanti all'uso di terza persona". Per quanto concerne la morte di Cafasso, i pm ritengono che questi fosse diventato un testimone scomodo per i carabinieri infedeli e attribuiscono a Testini la responsabilità di avergli ceduto "un quantitativo di droga - si legge nel capo di imputazione - di identità non esattamente accertata, consistente in una miscela di eroina e cocaina tale che ne risultava accentuata la potenziale lesività" provocandone la morte. Cafasso sarebbe stato utilizzato da Testini, Tagliente e Simeone per acquisire informazioni sul giro di droga e sui clienti delle trans. Non solo, i tre avrebbero "consentito e promosso l'attività di spaccio svolta dallo spacciatore- consumatore al fine di porre in essere perquisizioni (anche con modalità illegali), rapine e concussioni che eseguivano personalmente". In questo contesto si inseriscono le accuse di rapina a Testini e Tagliente ai danni si alcuni transessuali commesse in occasione di altrettanti blitz nelle loro abitazioni mentre erano in compagnia di clienti. In particolare, in due di queste situazioni, si sarebbero appropriati rispettivamente di 6000 euro, due cellulari ed una play station e 700 euro, un monile d'oro, un cellulare ed alcuni profumi.


(ANSA)

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