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Cronaca

Racket delle case popolari, fa da intermediario per vendere e occupare appartamenti

L'operazione dei carabinieri ha consentito di acclarare la presenza di un gruppo criminale che gestiva il racket delle occupazioni abusive delle case popolari, in particolare nel quartiere Dragoncello

Il sistema era collaudato. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, c'era un vero e proprio racket delle case popolari a Dragoncello. A gestire il business degli appartamenti Inps, Enasacro ed Ater i cosiddetti "Napoletani" di Acilia. Inagini concluse a ottobre 2020 e che hanno raccontato un metodo collaudato.

Nella giornata di ieri, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia hanno eseguito un'ordinanza relativa all'applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo del sodalizio, ritenuto responsabile del reato di ricettazione di immobili occupati abusivamente.

Il gruppo, secondo gli inquirenti, operava con un modo semplice ma consolidato: i soggetti occupavano abusivamente gli appartamenti trovati liberi, per poi rivenderli a persone in cerca di un alloggio. Nell'ottobre 2020, i carabinieri avevano posto sotto sequestro 13 abitazioni, tutte occupate abusivamente. 

Per due persone (un uomo ed una donna), il GIP aveva disposto la misura cautelare del divieto di dimora nel X Municipio del Comune di Roma, con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Procura ha però presentato ricorso alla Sezione Speciale del Riesame per il riconoscimento del delitto di ricettazione degli immobili, "relativamente alla mediazione posta in essere dagli indagati per la vendita di un bene di provenienza delittuosa", si legge in una nota.

In particolare, all’uomo vengono contestati 2 episodi nei quali ha svolto la funzione di "intermediario per cercare di vendere e far rioccupare abusivamente 2 appartamenti". Dopo il ricorso della Procura e la pronuncia del riesame, il 18 giugno la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, questa volta presentato per conto di uno dei due soggetti già sottoposti al divieto di dimora.

Per l'uomo, si sono quindi aperte le porte del carcere, mentre alla donna è stato notificato un altro divieto di dimora nel X Municipio del Comune di Roma.  Per quanto attiene gli altri soggetti coinvolti nella vicenda, alcuni indagati dovranno rispondere dei reati di "sostituzione di persona, furto aggravato ed in un caso truffa, in relazione agli allacci delle forniture presenti negli alloggi". Ad oggi, delle 13 abitazioni sequestrate, 11 sono state liberate ed affidate agli enti proprietari.

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