Cronaca

Alemanno e le "finte" case popolari: "Solo cemento senza servizi"

Non è piaciuto l'annuncio del primo cittadino sulle varianti al Prg per la costruzione di nuovi alloggi popolari. "Impatto ambientale devastante". "Non è vera edilizia sociale"

Le zone individuate sono Casal Monastero, Dragoncello, Pian Saccoccia, Tragliatella, via Lucrezia Romana, Cerquette, aree periferiche della capitale scelte per la costruzione di case popolari. Il sindaco è stato chiaro elencando a uno a uno i punti del suo nuovo piano regolatore: "Servono 25.700 alloggi, di cui 6.000 in edilizia agevolata e 19.700 in housing sociale. E serve anche offrire ai privati terreni edificabili in cambio di nuove metropolitane". Serve a cosa (o a chi)? Al Campidoglio, e per due ragioni: rinforzare le casse e fare le opere pubbliche, vedi metro c e prolungamenti vari di quelle esistenti, e far fronte all'emergenza abitativa. Servono case, servono opere, servono soldi. I punti che non convincono però sono molti.

Primo fra tutti l'impatto paesaggistico e ambientale su cui opposizione e Legambiente già fanno muro: "Una variante impensabile al Prg quella di Alemanno - ha dichiarato il presidente di Legambiente - e tirarla fuori a campagna elettorale aperta è assurdo". E ancora "Roma negli ultimi dieci anni è cresciuta meno della sua area metropolitana nei numeri dei residenti e fino al 2020 in sostanza non crescerà più, secondo le previsioni della Cna e del Cresme, a che pro allora tutto questo cemento?".

Soprattutto se si pensa che, gran parte delle zone scelte sono già state edificate e che, a mancare, sono i servizi per chi già ci abita e non certo altre case. Un esempio? Pian Saccoccia, area periferica sorta pochi anni fa a un paio di chilometri dal comprensorio dell'Olgiata, sulla via Braccianense, dove ad oggi mancano telefono, negozi, trasporti efficienti e quanto necessario per rendere vivibile il nuovo quartiere. Non si rischia di peggiorare la situazione colando ancora cemento?

Detto questo, altro nodo "caldo" riguarda la sostanza dell'annuncio fatto dal primo cittadino. Che tipo di edifici si vogliono costruire? Case popolari, edilizia agevolata e housing sociale non sono sinonimi e c'è chi da qualche giorno non fa che ribadirlo. "Per housing sociale - ci spiega Massimo Pasquini di Unione Inquilini Roma - si intendono affitti dell'ordine di 500 - 600 euro al mese con contratti per 8 anni che poi finiscono con la compravendita. E' ovvio che nessuna delle persone in lista per le case popolari può permettersi affitti del genere, stiamo parlando di famiglie che hanno redditi che vanno da zero a mille euro". Quindi,stando a quando detto dal sindacato, parlare di "case popolari" non sarebbe esatto.

"Per edilizia agevolata e housing sociale poi - continua Pasquini - si intendono case costruite da privati in cui solo in parte interviene lo stato. L'edilizia popolare non è questo, è quando lo Stato contribuisce interamente alla sua costruzione. Le case dell'Ater sono case popolari e hanno affitti molto più bassi. Di cosa si sta parlando? Di una campagna che è pura demagogia".

Insomma per qualcuno, con le varianti al piano regolatore di cui parla il sindaco Alemanno, non si farebbe altro che aggiungere cemento al cemento senza garantire livelli di vita accettabili a chi quelle case le andrà ad abitare. Per qualcun'altro non ci sarebbe neanche la "scusa" dell'emergenza abitativa perchè quegli alloggi non servirebbero a sfoltire le lista di attesa per un tetto. Chi veramente ne ha bisogno infatti non potrebbe comunque permetterseli.
 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Alemanno e le "finte" case popolari: "Solo cemento senza servizi"

RomaToday è in caricamento