Casamonica e la tecnica del 'mancato guadagno': l'evoluzione dell'usura per strozzare commercianti

Il testimone, vittima del clan sinti: "I Casamonica oggi non fanno più usura con le minacce perché sanno di poter essere intercettati"

Basta poco per finire nel buco nero dei Casamonica. Come sanguisughe si attaccano, finché non raggiungono il loro scopo: ottenere denaro. Il più possibile e nel più breve tempo pensabile.

Ed ecco che, nell'ordinanza dell'operazione Gramigna bis, compare un nuovo modo di estorcere denaro. Quasi una evoluzione di metodi usurai già noti, la tecnica del 'mancato guadagno'. A raccontarla, nelle deposizioni rilasciate ai Carabinieri e trascritte, è un commerciante di un noto mobilificio di Roma. Una deposizione del 10 agosto 2018, che racconta fatti avvenuti nel periodo del maxi blitz che smantellò il clan nella prima operazione Gramigna del 17 luglio di quell'anno

Per superare "un difficile momento" della sua vita l'esercente si era rivolto a Luciano Casamonica, finito sulle pagine dei giornali anche per essere stato stato fotografato con l'ex sindaco Gianni Alemanno. Una storia vecchia di 16 anni quando il commerciante aveva bisogno di "protezione" e, per sdebitarsi, iniziò a trattarlo "come un cliente privilegiato".

Luciano Casamonica poi gli presenta e gli manda dei nuovi "clienti", suoi parenti. Tre Casamonica. Rosaria, Giuseppe 'mano monca' e la sorella Lauretta, è qui che inizia l'incubo del commerciante. Vengono fatti ordini di camere, illuminazioni stravaganti, mobili, piatti, cavalli di porcellana, rubinetteria di lusso. E se il preventivo reale era di 15mila euro, i Casamonica ne pagavano solo 300. Il resto dei soldi li metteva il commerciante stesso.

"I Casamonica oggi non fanno più usura con le minacce perché sanno di poter essere intercettati. Faccio il commerciante da una vita e di furbetti ne ho trattati tanti ma, vi ripeto, loro sono degli abili soggiogatori", ha raccontato il testimone e vittima della famiglia di origini sinti

E così, in un vortice di pressioni e vessazioni, che entra in scena la tecnica 'mancato guadagno'. O del capitale fermo. "Mi hanno fatto fare preventivi tutti superiori a dieci/quindicimila euro. Sono tutti pretesti perché fanno preventivi di complementi di arredo che non hanno un senso logico per arredare casa. Magari ti chiedono due sedie fatte in un modo e due sedie fatte in un altro, due tavoli diversi nello stesso salone". Insomma tutto per superare almeno un importo di quindicimila euro. 

Qui l'imprenditore risponde che, nonostante l'acconto, per ricevere l'ordine servirà del tempo. E' così che scatta la tecnica estorsiva. "Ti mettono mille/duemila euro nelle mani per forza, anche se tu gli dici che è inutile perché ci vorrebbe del tempo per ricevere la merce. Sono talmente insistenti che quando ce l'hai al negozio, pur di mandarli via perché altrimenti i clienti 'normali' si allontanano, ti prendi quei soldi". 

Quando il commerciante li chiama dicendo che la merce ordinata ha un valore superiore al minimo acconto dato, invitandoli a tornare per riprendere i soldi e interrompere la trattativa, loro adottano un altro espediente, prendono tempo. Quindi, all'improvviso, si ripresentano nel locale per avere indietro l'acconto dell'ordine fatto: "Se gli rispondi che non ci sono problemi, trovano una scusa per non prendere il denaro. Se invece in quel momento, per qualsiasi motivo, non riesci a soddisfarli allora scatta l'ennesimo stratagemma, iniziano insistentemente a dirti che hanno bisogno subito di questi soldi per una loro operazione commerciale". 

E così che si entra nella loro tana psicologica. "Il fatto che per una tua indisponibilità non riesci a restituire l'acconto li mette in condizione di dirti che sei il responsabile del loro fallimento commerciale ponendoti in una condizione di assoggetamento psicologico", si legge ancora nella testimonianza. Il capitale per la "loro operazione commerciale" è fermo e così i Casamonica fanno scattare la seconda fase del metodo estorsivo. 

Chi sono i Casamonica: tutto sulla famiglia che controlla Roma Sud

Casamonica cavallo-2

"Iniziano a chiederti cosa hai in tasca. Ogni ora, restando in negozio. Fino a quando non finisce la giornata lavorativa". Se non si arriva alla cifra voluta dai Casamonica c'è lo step successivo: "Ti dicono che sono riusciti ad avere soldi in prestito pari all'importo della caparra versata. Dicono che quel denaro loro se lo sono fatti dare da un'altra persona, che non possono fare a meno di prenderlo per una loro operazione commerciale. Ma questo prestito a loro è costato mille euro da restituire il giorno dopo e questi mille euro, loro, li addebitano a te. Quindi, ricapitolando, il giorno dopo loro, dopo avergli dato l'incasso della giornata o quanto sei riuscito a dare, devi consegnargli l'intera caparra che avevano anticipato, più gli interessi applicati dal terzo creditore a cui loro si sarebbero rivolti". 

Ma siccome queste operazioni avvengono spesso il venerdì, capita che la vittima non ha i soldi. "In pratica ti ritrovi il lunedì mattina a saldare un debito di 5/6 mila euro. Se non riesci a pagare ecco che scatta la rateizzazione del debito che, ovviamente, comporta ulteriori interessi. Questa è la tecnica, credetemi. Non è possibile uscirne vivi".

L'imprenditore ha confessato anche di avere chiesto aiuto a Luciano Casamonica, una conoscenza che risale a circa 16 anni fa. "Per farti avere timore ti fanno assistere a delle scene di scazzottate tra loro anche con l'uso di armi, per farti capire che possono essere anche violenti". E la tecnica del 'mancato guadagno', come si legge nelle parole scritte e firmate dal gip Gaspare Sturzo nell'ordinanza dell'indagine Gramigna Bis era già "propria anche di Salvatore Casamonica detto Do". Una tecnica, questa, a cui il gip dedica 32 pagine con intercettazioni e cifre che delineano il quadro dell'evoluzione dell'usura per strozzare commercianti.

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