Gli sottraggono casa assegnata dal Comune: padre e figlio costretti a mendicare per sopravvivere

Mercoledì, con un lieto fine della storia, padre e figlio sono tornati nella materiale disponibilità della loro abitazione

Una storia durata anni con picchi di disagio sociale al limite della sopportazione, emersa solamente grazie alla sensibilità del comandante della stazione dei carabinieri di Ponzano Romano che, ascoltando la storia di due uomini trovati in strada a mendicare, è riuscito a farsi raccontare la verità nonostante la loro diffidenza. 

I due, padre e figlio, avevano infatti perso tutto. Per sopravvivere facevano ormai l'elemosina. Pochi spiccioli per tentare di ricominciare una vita stravolta da una donna che, con l'inganno, gli aveva sottratto la loro casa popolare assegna dal Comune di Roma ad Acilia e 36mila euro in tre anni da incubo. 

Padre e figlio costretti a mendicare

La vicenda inizia ad emergere ad agosto 2019 quando carabinieri della Stazione di Ponzano Romano avevano controllato in strada due uomini giunti da poco a Filacciano, altro comune vicino Ponzano. I due, padre e figlio in evidente condizione di indigenza, avevano trovato rifugio in una piccola abitazione ed erano stati osservati in più occasioni a mendicare.

Dopo averli identificati, il comandante della Stazione aveva scoperto che si trattavano di padre e figlio italiani e che entrambi percepivano una pensione.

A quel punto si è insospettito e ha voluto approfondire la loro condizione socio economica. Da lì sono susseguiti diversi incontri con i due e così i carabinieri, grazie al rapporto empatico creato con le vittime, sono riusciti a farsi raccontare il raggiro che avevano subito da una donna.

La finta gravidanza e i 36mila euro in tre anni

Assegnatari sin dall'anno 2005 di un immobile del Comune di Roma Capitale ad Acilia, nel 2013 erano stati avvicinati da una donna che si era resa disponibile ad aiutarli nella gestione delle loro faccende domestiche.

La donna, poco dopo, ha quindi iniziato una relazione con il più giovane dei due facendo credere di essere incinta (la gravidanza non sarebbe poi stata portata a termine e non sarebbe stata provata), riuscendo così a estorgere denaro al presunto futuro padre del bambino: tra il 2013 e il 2016 circa 30mila euro (frutto di una eredità), oltre a 500 euro mensili da una pensione sociale.

L'inganno per levargli la casa popolare

Agli inizi del 2016 il denaro non bastava più. Con i soldi ormai che scarseggiavano, la donna ha iniziato a tessere la tela per estorcere a padre e figlio ormai soggiogati la loro casa popolare. Ad agosto dello stesso anno la donna aveva infatti indotto le sue vittime, dietro la promessa di curare i loro interessi, ad abbandonare definitivamente l'immobile di Acilia, che sarebbe stato così acquistato sottobanco da un suo conoscente. La trattativa, però, non è mai esistita.

Le indagini sulla casa popolare 

Non è escluso, infatti, che la donna possa aver preso dai conoscenti ormai inseriti abusivamente nella casa di Acilia una retta mensile.

In sostanza, secondo chi indaga, è verosimili che la donna abbia agevolato quella che nei fatti era diventata una occupazione abusiva prendendo un fisso al mese dalla figlia che, senza titolo, era entrata stabilmente nell'immobile del Comune di Roma senza alcun permesso. Una possibilità su cui i carabinieri stanno ancora indagando.

Padre e figlio costretti a vivere in una roulotte

Nel frattempo padre e figlio ormai raggirati ed estromessi definitivamente dalla casa popolare di Acilia, si sono trasferiti in Civitella San Paolo insieme alla donna fino a gennaio 2017.

Le richieste di denaro da parte della loro aguzzina e la mancata ottemperanza alle promesse di incassare denaro per la (falsa) vendita della loro casa popolare hanno portato ad una frattura dei rapporti, tanto da costringere addirittura padre e figlio a vivere all'interno di una roulotte parcheggiata in un deposito di zona Acilia dove per sdebitarsi con il proprietario, svolgevano mansioni di custodi.

Da lì è storia recente con i due, ormai ridotti a condizione di povertà, arrivati nel piccolo paese di Filacciano per tentare di ricominciare una vita. I due, però, non avendo fortuna per vivere si sono ridotti a mendicare in strada. Almeno fino all'incontro con i carabinieri.  

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Il lieto fine

Al termine dell'indagine, la donna ed il suo complice che illegittimamente occupava l'abitazione assegnata dal Comune di Roma alle vittime sono stati denunciati a piede libero per "circonvenzione di incapaci, truffa ed estorsione": i carabinieri infatti, stupiti dalla facilità con cui i due raggiravano da anni le loro vittime, hanno chiesto ed ottenuto dalla Procura della Repubblica di Roma una perizia psicologica che ha dimostrato le minorate capacità delle vittime, di cui hanno approfittato i due truffatori. Mercoledì, con un lieto fine della storia, padre e figlio sono tornati nella materiale disponibilità della loro abitazione di Acilia.

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