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Carlo Macro ucciso a Trastevere, un'associazione per ricordarlo: "Marino l'ha dimenticato"

Questa mattina i familiari hanno presentato l'associazione 'Carlo Macro per una cultura della legalità'. Presenti anche i consiglieri municipale e regionale Giudici e Santori con un dossier da depositare in Procura

Hanno scelto la stessa strada in cui il figlio, fratello e nipote, Carlo Macro è stato assassinato in una notte di più di due mesi fa per presentare l'associazione “per la cultura della legalità” che porta il suo nome. È in via Garibaldi 27 a Trastevere, alle pendici del Gianicolo, che i familiari del 33enne romano ammazzato il 17 febbraio da un cittadino indiano ospitato in una roulotte fornita da Sant'Egidio hanno presentato la nuova realtà insieme a una petizione per “chiedere che il sindaco Marino si pronunci sulla vicenda”spiega lo zio Carlo Bramonti intervenuto a fianco della madre di Carlo, Giuliana Bramonti, con la voce spezzata dal ricordo della tragedia e il fratello Francesco Macro.

Con loro anche il consigliere del municipio XII di Forza Italia Marco Giudici e quello regionale Fabrizio Santori (Gruppo misto) che da tempo si battono contro il fenomeno delle roulotte accampate per la città e che questa mattina hanno presentato un dossier alla Procura della Repubblica. Sul posto anche il consigliere comunale Orlando Corsetti (PD).

VIDEO/1 - La madre: "Il comune si costituisca parte civile"

L'ASSOCIAZIONE – 'Carlo Macro, per la cultura della legalità' è il nome scelto da familiari e amici. “Con questa associazione puntiamo a  sensibilizzare i cittadini e la politica su questo tema” spiega lo zio Carlo Bramonti. “La roulotte dove dimorava la persona che ha ucciso Carlo non aveva la targa né l'assicurazione. Insomma, una situazione in cui la legalità non è stata per niente rispettata. L'interesse nei confronti degli ultimi non si deve trasformare in iniziative improprie per i cittadini e per chi in quelle abitazioni di fortuna deve vivere” racconta lo zio.

LA PETIZIONE – Non solo l'associazione. Questa mattina è stata annunciata anche una petizione “su spinta degli amici di Carlo che ci hanno chiesto di fare qualcosa di propositivo” continua lo zio. “Nella petizione, che verrà diffusa sul web entro pochi giorni, chiederemo al sindaco Ignazio Marino di pronunciarsi sulla vicenda”. Inoltre “vorremmo piantare un albero sotto casa di Carlo per ricordarlo come persona civile e aperta a tutti qual'era”.

LA MADRE – Straziata dal dolore la madre di Carlo, Giuliana Bramonti, ha ricordato quel tragico giorno che “ha cambiato per sempre la vita a me e a tutta la mia famiglia”. Rammarico nei confronti delle istituzioni: “Il sindaco Marino non ha dato la minima importanza all'assassinio di mio figlio. Non è nemmeno stato dichiarato un giorno di lutto cittadino come hanno invece fatto altri sindaci in casi simili” commenta. In merito al processo invece dalla madre di Carlo è arrivata la richiesta che “il Comune si costituisca parte civile. E' ora di porre fine a questo tipo di assistenza che non va bene né per i cittadini né per gli assistiti”.

ESPOSTO ALLA PROCURA – Foto, audio e documenti frutto di un lavoro di indagine sul fenomeno invece costituiscono un dossier, presentato questa mattina alla stampa, che verrà depositato presso la Procura della Repubblica dai consiglieri Santori e Giudici. In particolare nel fascicolo, secondo quanto dichiarano i due esponenti di centrodestra, “c'è anche un audio in cui due senzatetto raccontano come in passato venne loro offerta un roulotte in cambio di denaro. Sarà la stessa Procura, che già ci ha dato ragione aprendo un'inchiesta per abuso edilizio, invasione di terreni e deturpamento e imbrattamento di cose altrui, ad accertare la fondatezza di quelle registrazioni” spiegano i due consiglieri. Il dossier presentato alla procura è solo l'ultimo di una lunga serie di segnalazioni alle autorità competenti. L'ultima in ordine di tempo risale a pochi giorni dopo il tragico assassinio, il 24 febbraio di quest'anno, per abuso edilizio.

LA PROPOSTA – I consiglieri inoltre hanno presentato l'elenco delle proprietà in mano alla comunità di Sant'Egidio: “Cinquantadue immobili di cui trentasette per uso abitazione mentre una parte è adibita ad attività sociali” spiega Giudici. “In base alle informazioni che abbiamo potuto raccogliere in queste abitazioni vivono persone tutt'altro che indigenti mentre alcuni sono proprio dirigenti dell'ente religioso. Chiediamo quindi che Sant'Egidio metta a disposizione i propri beni per quanti vivono nelle roulotte messe a disposizione dallo stesso ente. Basterebbe ospitare cinque persone ad appartamento per toglierli dalla strada”. Per Santori “si tratta di una soluzione che crea degrado e insicurezza per i cittadini ma anche per chi ci vive. Inoltre all'interno vi dimorano anche soggetti pericolosi, come il rapinatore agli arresti domiciliari in via Vitellia, gli spacciatori arrestati la scorsa settimana dimoranti alla stazione Trastevere e colui che si è rivelato l'assassino di Carlo".

VIDEO/2 - Il consigliere Santori: "Togliere i senza tetto dalle roulotte"

L'AMMINISTRAZIONE – Il dito è puntato contro l'amministrazione Marino che per Santori e Giudici “deve costituirsi parte civile al fianco della famiglia, in rappresentanza di tutti i cittadini romani. L'assessore al sociale di Roma Capitale Rita Cutini, esponente della comunità di S.Egidio, deve dimettersi, perché in evidente conflitto di interessi e perché fa tutto fuorché rappresentare gli interessi dei cittadini e degli indigenti" commentano.

CORSETTI – Sul posto anche l'ex presidente del I municipio, ora consigliere comunale, Orlando Corsetti. “La questione della sicurezza ha responsabilità stratificate nelle varie istituzioni ma l'amministrazione ha sicuramente il compito di far vivere in sicurezza i propri cittadini” commenta il consigliere. “La preoccupazione, d'altro canto, va anche a quanti vengono ospitati nelle roulotte, con conseguenti disagi enormi, e abbandonati al loro destino”. Per questi motivi Corsetti si è detto d'accordo “con la proposta di trovare un'altra sistemazione a quanti vivono in queste roulotte sparse per la città”.

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