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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Tufello / Via delle Isole Curzolane

Carla Verbano: il ricordo nella camera ardente nella palestra popolare intitolata al figlio

Dalle 10 alle 15 del 7 giugno verrà allestita nella Palestra popolare Valerio Verbano la camera ardente in ricordo della madre Carla Zappelli. Da anni lottava con un brutto male

“Prima ero una ragazza normale che amava andare a ballare con Sardo e cucinare per Valerio, poi ho scoperto gli anni di piombo", così scriveva Carla Rina Zappelli in Verbano nel suo libro “Sia folgorante la fine”, deceduta ieri pomeriggio.
 
Domani, giovedì 6 giugno, verrà allestita dalle 10 alle 15 nella Palestra Popolare intitolata proprio a Valerio Verbano la camera ardente, e così verrà ricordata Carla Zappelli Verbano, madre di Valerio, ucciso da un commando nel 1980. Nella palestra, in via delle Isole Curzolane al Tufello, dalle 12 ci sarà un ricordo collettivo: ognuno potrà esprimere il suo affetto per una donna morta senza sapere chi fosse stato l'omicida del figlio. 
 
Carla è una figura ferma e viva di una parte della storia d’Italia, quella dei misteri mai chiariti, e dei morti senza colpevole. Negli anni seguenti all'omicidio di Valerio lei e suo marito Sardo provarono tutte le vie possibili, scontrandosi con una serie di inchieste mai arrivate al dunque, reperti che scomparivano e riapparivano, depistaggi e manomissioni. Ha scritto un libro "Sia folgorata la fine" con l'aiuto di un giornalista Alessandro Capponi e aveva aperto un blog. Incontrarono persino Giusva Fioravanti nella loro casa, “vicino al divano dove m’hanno ammazzato Valerio, disse che non c’entrava, ma era un uomo di cui è meglio non fidarsi” come ha scritto nel suo libro. 

Addio Carla Verbano: la camera ardente -foto Lilla/RomaToday

 
Di Carla ci resta il ricordo della forza di una ragazza di ottanta anni, della sua lotta e della sua battaglia per la verità, molte sono state le parole di cordoglio da parte delle istituzioni, ma soprattutto è forte il sentimento sincero della gente comune e dei militanti che non dimenticheranno la straodinaria persona e la sua battaglia che ancora non è stata vinta.
 
Militante comunista, Valerio Verbano venne sorpreso nella casa di via Monte Bianco da tre uomini armati che, entrati in sua assenza e fingendosi amici, avevano prima immobilizzato i genitori. Al rientro Valerio fu aggredito, riusci' a disarmare uno degli assalitori, cercò di fuggire dalla finestra ma venne freddato alle spalle con una pistola con il silenziatore. Valerio mori' durante il trasporto in ospedale. 
Mamma Carla da allora ha lottato con tutte le sue forze per capire chi e il perché di quell'orribile gesto. Se ne va senza conoscere la verità, molte sono ancora le cose che vanno chiarite su quell'omicidio del 22 febbraio di 32 anni fa. Verbano aveva realizzato un dossier su alcuni militanti del quartiere appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar), gruppo terroristico di estrema destra attivo in quegli anni. Le indagini si indirizzarono soprattutto in quegli ambienti ma tutti gli indiziati vennero alla fine assolti.
 
Lo scorso anno la procura di Roma, a 31 anni dal delitto, ha riaperto le indagini iscrivendo due uomini sulla cinquantina nel registro degli indagati. I due con un passato da simpatizzanti di "Terza Posizione" e dei Nar, sarebbero stati identificati dopo un'attenta rilettura del fascicolo processuale e poi anche identificati da alcuni testimoni sulla base di foto segnaletiche dell'epoca. L'ipotesi è che si sarebbe trattata di una terribile vendetta politica, Carla ricominciò a sperare ma non ha fatto in tempo a scoprire chi furono i feroci assassini del figlio. 
 
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