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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca Casal de Pazzi / Via Raffaele Majetti

Rebibbia: caricabatterie ed una chiave inglese nascosti nella finestra del carcere

Il sindacato di polizia penitenziaria: "Necessario inasprire severamente le pene"

Due caricabatterie ed una chiave inglesi nascosti all'interno di una finestra del carcere di Rebibbia, oltre ad un telefono cellulare nel lucernaio del locale socialità. E' quanto trovato e sequestrato dalla polizia penitenziaria nella casa circondariale della Tiburtina. A lanciare l'allarme sull'ennesimo sequestro Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP. 

Terzo rinvenimento di cellulare nell’arco di poche settimane. Eccezionale professionalità dei colleghi che si contraddistinguono nonostante minacce verbali e vili accuse da parte dei detenuti, testimoniando ancora una volta la bontà dell’operato della Polizia Penitenziaria seppur in forte carenza di personale e le indubbie capacità, anche investigative, del nostro Corpo - denuncia Di Giacomo .-. L’introduzione della norma che prevede una vera e propria configurazione di reato nell’ipotesi in cui si introduce o si tenti di introdurre un telefono in carcere, sebbene punisca sia chi dall’esterno cerca di introdurre il telefono e sia il detenuto che lo detiene, evidentemente non basta a scoraggiare l’effettiva messa in atto di questi comportamenti criminali. E’ necessario inasprire severamente le pene ed aumentare, nel contempo, la spesa di strumenti tecnologici volti al ritrovamento".

Telefoni e microcellulari utilizzati dai detenuti in relazione ai quali il sindacalista dei baschi azzurri prosegue: "Da diverso tempo sostengo che per i criminali è una consuetudine diffusa impartire ordini con i telefonini e che le carceri siano ormai divenute luogo di ristoro sicuro ove gestire i propri traffici. La detenzione di cellulari all’interno del carcere ed il conseguente utilizzo degli stessi è per i detenuti anche un modo di dimostrare la loro forza sia all’interno delle mura e sia al di fuori di esse. Il tempo del buonismo deve finire: è ora che lo Stato dia risposte sicure in merito a tutte le disfunzioni del sistema carcerario  – continua Di Giacomo -. Ancor più preoccupante è il rinvenimento di una chiave inglese, ben occultata all’interno di una finestra, e dalle dimensioni tali da configurarsi sia come uno strumento atto ad offendere sia per un eventuale tentativo di evasione, evasioni che negli ultimi periodi non sono mancate nel carcere romano".

Seguono a Di Giacomo le dichiarazioni del vice-segretario generale S.PP. Gina Rescigno: “I rinvenimenti di ieri (domenica ndr) sono scaturiti da due diverse operazioni effettuate dai colleghi. L’indubbia capacità investigativa ed l’eccezionale intuito dei Poliziotti hanno condotto allo smontaggio della finestra del bagno di una cella all’interno della cui sono stati rinvenuti i caricabatterie rudimentali e la chiave inglese. A seguire c’è stata la perquisizione del locale socialità dove è stato scovato, occultato all’interno del lucernaio sito sopra in blindo d’ingresso, lo smartphone unitamente al caricabatterie sigillati in una busta bianca. Dopo i ritrovamenti un detenuto ha offeso e minacciato un collega, tentando anche un’aggressione che non si è consumata grazie all’intervento dei Poliziotti presenti. Lo stesso andrebbe a nostro avviso punito e trasferito presso altro carcere". 

"Rivolte, evasioni, ritrovamenti di cellulari, minacce verbali ed aggressioni al personale andrebbero affrontati con assoluta severità. Ciò che accade a Rebibbia, così come avviene in altre carceri del nostro Paese, è inaccettabile - conclude Rescigno -. E' ormai dimostrato che le politiche gestionali degli ultimi anni sono state del tutto fallimentari e siamo indignati dal fatto che con testardaggine vengano portate avanti sebbene l’evidenza".

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