Ponte Mazzini: “Noi senzatetto fuori dai ricoveri perché abbiamo i cani”

Quattro giovani senzatetto si raccontano ai volontari di Feder Fida Onlus. L'associazione ha appena lanciato una campagna per l'apertura dei ricoveri assistenziali anche ai clochard accompagnati da animali

Briscola e i cuccioli, sotto Ponte Mazzini

La bastardina allatta i cuccioli di cinque giorni nascosta nell'angolo della tenda da campeggio, protetta da coperte e materassi, mentre i maschi alfa, meticci, si azzuffano con tenerezza sopra una brandina. Cibo e vestiario ne arriva un po' per tutti. Umido, croccantini e guinzagli colorati per i cani, cappotti, maglioni, e coperte per i padroni, quattro giovani senzatetto in strada da anni, ognuno testimone del suo piccolo, grande, dramma. 

Siamo a Ponte Mazzini, tappa cuore del secondo tour di Feder Fida Onlus. "Ci stiamo battendo perché i centri aprano anche ai clochard che hanno animali, sono sempre di più, e a loro l'aiuto viene negato". Loredana Pronio, presidente dell'associazione animalista, racconta la missione. Un'uscita notturna a settimana con i volontari, passando al setaccio strade, ponti, banchine, stazioni, parchi della città, a caccia di clochard con animali al seguito, persone da accudire che il circuito di accoglienza esclude. 

Ieri notte la passeggiata numero due, dal colonnato di San Pietro, alle banchine del Tevere, alla stazione Termini, a via Nazionale. Obiettivo, realizzare un censimento e sensibilizzare sul tema istituzioni e comunità, laiche e religiose. Un numero di quanti sono non esiste. I volontari che aiutano da sempre i senzatetto, ne avvistano continuamente. "Ne vediamo sempre due in un parco dietro la stazione San Pietro, anche uno qui sotto al colonnato, tre o quattro alla stazione Tiburtina" racconta Antonio, responsabile dei City Angels. Incrociamo Rolando, di Sant'Egidio: "Potrei stimare che ce ne siano una cinquantina nell'area del centro storico, fra Termini e il Vaticano". Nessuno li ha mai mappati, ma certo è che, tanti o pochi, per loro i ricoveri non hanno posto. 

STORIE DA PONTE MAZZINI - I senzatetto che incontriamo confermano le porte in faccia. Quattro di loro sono accampati da anni sotto il ponte che unisce i lungotevere Sangallo e Farnesina. "Abbiamo provato a bussare alla porta dei centri, ma la risposta è sempre la stessa: se volete un posto letto dovete lasciare i cani. Se date via i cani poi noi voi aiutiamo". 

La scelta, per Alessia, 39 anni, romana, trasteverina, in strada dall'eta di 18, è scontata. Il suo cane, Briscola, mamma di otto cucciolini partoriti lunedì notte, fa parte di quel micro mondo che ormai è casa, fatto di tre tende montate con qualche stop piantato nel muro di sponda dal compagno Max, 43 anni, in strada da 26, un orologio da cucina appeso al muro, sgabelli e ceste trasformati in tavolini, provviste, coperte, vestiti ammucchiati ovunque. Da qui, senza i loro animali, non si muovono. Erano insieme per la piena del Tevere nel 2012, quando in poche ore hanno smontato tutto per salvarsi dall'inondazione. E l'8 dicembre, quando per l'avvio del Giubileo si è deciso di ripulire la vetrina della città, e i vigili urbani li hanno sgomberati. 

Come tirano avanti, con anche tre cani di media e grossa taglia da sfamare? "Il mio compagno lavora, è un artista di strada, fa collette con gli spettacoli, riusciamo a prendergli il cibo delle marchi migliori, spendiamo al giorno più o meno 12 euro". Ora, con gli otto nuovi arrivati, è un po' più dura, ma a breve verranno dati in adozione. "Per quattro l'affido è già pronto, dobbiamo solo aspettare il periodo di svezzamento". Quando si ammalano il loro punto di riferimento è il veterinario del canile Muratella. "L'abbiamo portata lì Briscola l'estate scorsa, qualcuno ha provato ad avvelenarla, per fortuna è stata soccorsa in tempo e si è salvata".

Anche per Giulia, 41 anni, in strada da due, prima caposala in un ristorante di piazza di Spagna, quei cani fanno parte di una nuova famiglia. Nano e Tpm, i due cagnoni maschi, le scodinzolano intorno giocherelloni, quasi ad ascoltarla insieme ai volontari mentre prova, senza forze, a raccontarsi. Dal tentativo di suicidio, alla madre che l'ha messa alla porta, alla violenza sessuale, all'arrivo a ponte Mazzini, dove chi già si era accampato l'ha accolta con calore. 

"Con il mio compagno, abbiamo fatto domanda questa settimana per una casa popolare" racconta ancora Alessia. Un traguardo ambizioso. "Passeranno dieci anni, se mai arriverà". Più facile forse che qualcuno raccolga l'appello e apra le porte dei suoi centri. A Torino ci ha pensato la Croce Rossa, ad Arezzo Caritas, Diocesi e Comune, a Milano i City Angels. A Roma, ancora, si aspetta. Aspettano sotto Ponte Mazzini, ma anche in via Nazionale, dove Florian, senzatetto polacco di 63 anni, dorme con la sua cagnolina, Giulietta, di 3 anni e mezzo, buttato sul marciapiede davanti alle vetrine dello shopping. O a Termini, dove vive Giovanni. Non ha alternative alla strada, perché con lui, da un anno e mezzo, c'è anche Indiana. 

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