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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca Marconi / Lungotevere degli Inventori

Cani bruciati nell'incendio a Ponte Marconi: una roulotte per Rita

Rita Sanzi verrà dimessa a breve dall'ospedale Sant'Eugenio, dove è stata ricoverata dopo il rogo avvenuto lo scorso 19 luglio. Feder Fida: "Siamo soddisfatti, non starà più sotto un ponte"

Rientrerà dall'ospedale Sant'Eugenio tra poche ore, Rita Sanzi, la donna rimasta ustionata nell'incendio divampato a Ponte Marconi lo scorso 19 luglio. Rita, una signora di sessantuno anni, ne ha vissuti la metà abitando le strade e i ponti della Capitale. La sua ultima casa, il ponte su Lungotevere degli Inventori, è stata data alle fiamme, insieme ai suoi nove cani, rimasti uccisi nel rogo.

USTIONI PER SALVARE I CANI - Nel tentativo di salvarli, la donna ha riportato diverse ustioni di secondo e terzo grado che hanno reso necessario un intervento e il ricovero in ospedale. Durante la permanenza di Rita al Sant'Eugenio, l'associazione Feder FIDA ha messo insieme una squadra di volontari che a turno hanno dato da mangiare ai suoi animali. Nel frattempo anche il Comune si è prodigato per lei, installando una roulotte nel territorio del River Ranch, il maneggio appena confinante con il Ponte incendiato.

Nove cani morti bruciati a Ponte Marconi | foto Russo/RomaToday

UNA ROULOTTE PER RITA: FEDER FIDA RINGRAZIA LE ISTITUZIONI - Non sarà un lieto fine, ma è senz'altro un buon inizio per la signora Rita, che, al rientro a casa, troverà una roulotte ad accoglierla e non un campo aperto. Lo aveva promesso, Maurizio Veloccia, presidente dell'XI Municipio, dopo essersi recato a trovare la donna e averne segnalato la situazione agli organi di competenza. "Siamo soddisfatti - dichiara Loredana Pronio, presidente di Feder FIDA, - le Istituzioni hanno accolto il nostro appello e si stanno occupando di Rita". Loredana e la sua associazione in questi giorni si sono presi cura delle colonie di animali di cui di solito è Rita ad occuparsi: "Vorremmo ringraziare l'Amministrazione - continua la Pronio, - perché non sarà una casa, ma almeno avrà un tetto sotto cui vivere in attesa di un'altra sistemazione".

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