Rom, esodo dai maxi campi? Cutini: "Stiamo monitorando"

A Castel Romano parte del campo è stato raso al suolo dalle fiamme, 150 famiglie si sono trasferite a via Salviati, altre in via Moravia, occupando uno stabile. Alemanno: "Il rischio è di perdere il controllo"

Dalla Pontina a via Salviati, e forse a breve da La Barbuta a Tor de'Cenci. L'esodo continua e la tensione nei campi rom della Capitale non sembra allentarsi. Un mese di fuoco quello appena trascorso nel villaggio attrezzato di Castel Romano dove un'escalation di incendi a cadenza quotidiana ha raso al suolo una trentina di baracche. 

Dal campo un centinaio di abitanti hanno fatto le valigie per spostarsi al vecchio insediamento di La Martora, da dove nel 2010 sono stati sgomberati. Altri hanno occupato un casale abbandonato in via Alberto Moravia. A commentare il quadro l'ex sindaco Gianni Alemanno, principale mente del Piano Nomadi nonché bersaglio nelle ultime ore di polemiche al veleno, in una conferenza stampa convocata ad hoc. 

ALEMANNO - Si è detto preoccupato per i traferimenti dei rom. A quelli già avvenuti infatti potrebbero aggiungersi, "ma solo sono voci", altri esodi da La Barbuta a Tor de' Cenci. Poi la rivelazione: "La Caritas e l’assessorato stanno valutando di aprire un campo nella pineta di Castel Romano per i nomadi attendati. Si tratta di una scelta pericolosissima perché si creerebbe un luogo di insediamento fisso che attirerebbe altre realtà in un posto spesso soggetto ad incendi". Il tutto subito smentito da Mons. Enrico Feroci, direttore dell'ente diocesano: “Non esiste alcun progetto". Detto ciò per l'ex inquilino di Palazzo Senatorio a qualcuno sta sfuggendo la situazione di mano. "Si rischia di perdere il controllo". 

CAMPIDOGLIO - Siamo realmente di fronte a un esodo di massa dai grandi villaggi attrezzati? Roghi e partenze come primi segnali di un sistema al collasso? Ancora presto per trarre conclusioni, come sottolineato dall'assessore Cutini che informa. "Stiamo monitorando e verificando con attenzione, insieme alle forze dell’ordine, alle associazioni, alle cooperative e alla Croce Rossa, alcune criticità emerse in queste ultime settimane". 

"La presenza di perduranti situazioni di illegalità, che le forze dell’ordine hanno puntualmente evidenziato e che sono state inspiegabilmente tollerate fino a provocare la situazione attuale, sembrano di fatto essere tra le principali ragioni delle frizioni registrate all’interno dei campi". Certo, "le criticità odierne sono il prodotto di un programma, portato avanti negli ultimi cinque anni, che ha scelto di affrontare la questione rom esclusivamente come un’emergenza" e alla logica emergenza "bisogna dire basta", ma al momento il Campidoglio si limita a fronteggiare il fenomeno Castel Romano, caso emblematico del caos delle ultime settimane. 

UN CAMPO RASO AL SUOLO - I volontari si coprono il volto con le mascherine per proteggersi dalla cappa di fumo tossico che invade il campo sulla Pontina. Questa notte le tensioni sembrano essersi lievemente appianate dopo quasi un mese di incendi e violenze quotidiane, ma il pericolo è percepito dietro l'angolo. Giovedì notte altri due roghi e nelle ultime ore continuano i saccheggi e le devastazioni delle baracche, poche, rimaste in piedi. Un campo rom distrutto, o quasi, quello di Castel Romano che ospita 1200 abitanti, dove l'area D -riservata ai cittadini di origine serba- non esiste più. Quasi trenta i moduli abitativi ridotti in macerie, ognuno vale 30 mila euro. 

Vigili del fuoco, municipale, carabinieri e operai del Comune sono impegnati da giorni per ripristinare l'ordine nel villaggio. Alcuni rom però sono già stati espulsi e l'assessore Cutini, in fondo, si mostra ottimista. "E' il passo iniziale di un percorso che, in collaborazione con le forze dell’ordine potrà riportare una situazione di normalità e questo nell’interesse delle stesse famiglie rom che di fatto stanno subendo un serio danno dalla presenza di elementi così pericolosi nei campi". Intanto un centinaio di famiglie sono accampate in via Salviati e altre, dell'area F dei bosniaci, avrebbero occupato un casale abbandonato in via Alberto Moravia, come ci confermano gli stessi volontari in servizio al campo. 

BELVISO AL PREFETTO - E lo tsunami di polemiche è appena cominciato. Il capogruppo del Pdl di Roma Capitale, Sveva Belviso, in una lettera aperta al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, lancia la sua accusa: "La mia attenzione, e la mia preoccupazione, in queste ore, è tra le tante altre priorità rivolta alla situazione dei campi per rom e nomadi, che sta diventando giorno dopo giorno sempre più incandescente. L’assenza delle autorità comunali appena elette rispetto alle tematiche in questione - prosegue Belviso nella missiva - ha permesso una escalation preoccupante di atti di vandalismo e illegalità all’interno delle strutture. 

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La situazione sta degenerando purtroppo molto rapidamente, come a Castel Romano e a La Barbuta. (...) Se l'amministrazione comunale si disinteressa al problema dei campi, se confonde l'accoglienza con il disordine, l'umanità con l'illegalità, nulla di buono potrà prospettarsi nei mesi a venire. Il vuoto della politica, signor Prefetto, genera i mostri dell'insicurezza e della confusione. Chiedo pertanto che i livelli di sicurezza nelle zone a rischio siano accresciuti, e chiedo che le forze dell'ordine, oltre all'immane lavoro che già svolgono, siano dislocate in maniera ancora più massiccia per tutelare i cittadini delle aree interessate".

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