Il patto tra Camorra e 'Ndrangheta per spartirsi lo spaccio di Roma: l'indagine Akhua rompe la "pax Capitale"

Sequestrati beni per 1 milione di euro, fra i quali una Ferrari ed un gommone. Il blitz anche nelle province di Napoli, Cagliari, Oristano, Reggio Calabria e Varese

Operazione Akhua

Camorra e 'Ndrangheta a Roma. Il clan Ricciardo dell'Alleanza di Secondigliano da una parte e la 'ndrina di Rosarno dall'altra. Così le mafie si erano spartite la ricca torta del narcotraffico della Capitale. A smantellare le due organizzazioni  i carabinieri con un blitz all'alba nelle province di RomaNapoli, Cagliari, Oristano, Reggio Calabria e Varese nonché in Spagna, 33 le persone indagate e raggiunte da misure cautelari. 

Dalle indagini è emerso come, fino al 2018 a Roma c'è stata una 'pax' tra Camorra e 'Ndrangheta per gestire e rifornire le piazze di spaccio della capitale, da San Basilio a Casalotti, da Ponte Milvio al Trullo

Una delle organizzazioni, con a capo Vincenzo Polito, faceva parte della ndrina di Rosarno e oltre a rifornire le zone del Trullo e di Casalotti, inviavano mensilmente oltre 20 chili di cocaina in Sardegna. L'altro gruppo, con a capo i fratelli Esposito, Genny e Salvatore, riforniva le piazze di San Basilio e di Ponte Milvio, dove in particolare avevano stretto un accordo con il gruppo degli albanesi. L'organizzazione dei calabresi in particolare gestiva la cocaina mentre quella legata alla camorra si occupava dell'hashish.

Sono stati i carabinieri Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, in collaborazione con i Comandi dell’Arma territorialmente competenti e della Guadia Civil spagnola, nell'ambito dell'Operazione denominata "Akhua" a dare esecuzione ad un’ordinanza che dispone misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due diverse associazioni, una vicina alla ‘Ndrangheta e una vicina alla Camorra, interconnesse dalla mutua assistenza nello specifico settore del narcotraffico.

Il provvedimento restrittivo si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci nell’ambito di un’indagine, denominata convenzionalmente “Akhua”,  che ha consentito di accertare l’operatività di due distinte consorterie criminali dedite al narcotraffico, capeggiate l’una da Vincenzo Polito e Francesco Filippone e l’altra dai fratellli Genny e Salvatore Esposito, tra loro interconnesse dalla mutua assistenza nello specifico settore. 

Nella circostanza, è stato documentato che Vincenzo Polito, in collaborazione con Francesco Filippone, dirigeva una strutturata organizzazione criminale dedita al traffico di ingentissimi quantitativi di sostanze stupefacenti [cocaina e hashish] sulla tratta Roma-Cagliari e collaborava, per ottenere i propri illegali profitti, con i fratelli Esposito, membri di vertice dell’altra associazione pure finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. 

Come riscontrato anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, l’organizzazione criminale diretta dai componenti della famiglia Esposito acquisiva dal Polito parte dello stupefacente destinato alle piazze di spaccio da loro controllate nella zona nord est della Capitale.

In particolare, le indagini condotte sul conto di Vincenzo Polito hanno permesso di accertare che questi inviava periodicamente ingenti quantitativi di narcotico – in una circostanza è stata accertata la cessione di 21 chili di cocaina - a Luca Zedde il quale, a capo di un’organizzazione criminale sarda, acquistava lo stupefacente e versava quanto dovuto al medesimo Vincenzo Polito per il tramite del sodale Francesco Fenu.

VIDEO | Sequestrati beni per 1 milione di euro fra cui una Ferrari. Le immagini 

L’attività di narcotraffico e di recupero crediti veniva curata, sotto la direzione di Vincenzo Polito, dai fratelli Marco e Milko Giannini, i quali, a loro volta, si avvalevano nelle varie illecite attività di Mirko Pacini, Andrea Ronelli, Giuseppe Tomassi, Davide Corsano, Antonietta Fasciano, Massimiliano Aleandri, Massimo Buggini, Sandro Forti, Mirko Tinti e Monica Manes.

Le risultanze investigative emerse sull’associazione dei fratelli Esposito figli di Luigi, alias “Gigino nacchella”, già esponente di spicco del clan Licciardi operante nel quartiere Secondigliano di Napoli, federato alla più nota alleanza di Secondigliano, oltre ad acclarare i rapporti tra i principali sodali dell’organizzazione e la loro compartecipazione alle attività di narcotraffico, hanno consentito di individuare un appartamento, situato nel quartiere capitolino di San Basilio, predisposto per lo stoccaggio e la distribuzione delle ingenti partite di cocaina, hashish e marijuana che l’organizzazione gestiva per effettuare le consegne giornaliere al proprio circuito relazionale. 

Tale abitazione, luogo di stoccaggio dello stupefacente nella disponibilità dei fratelli Esposito, veniva gestito dai campani Giovanni Rispoli e Francesco Ciotola, e sorvegliata costantemente dal correo Alessandro Spezzaferro, il quale aveva fittiziamente intestato il contratto di locazione ad un soggetto ignaro della vicenda delittuosa.

Nel corso dell’indagine erano stati arrestati in flagranza di reato Antonio Tecchio e Francesco Ciotola i quali trasportavano, per conto del sodalizio, 200 grammi di cocaina celati all’interno dell’autovettura Q3 con targa tedesca locata da una società sottoposta a sequestro preventivo, fittiziamente intestata a Mirko Romeo, ma di fatto gestita ed amministrata da Luigi Celano e Dino Celano, soggetti inseriti nel circuito dei fratelli Esposito. 

Tra i beni sequestrati nell'operazione 'Akhua' che ha permesso di smantellare due diverse associazioni, una vicina alla 'Ndrangheta e una vicina alla Camorra, attive nelle piazze di spaccio della capitale ci sono anche un gommone e una Ferrari. In seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di via in Selci, coordinati dalla Dda di Roma, sono stati sequestrati inoltre 3 chili di cocaina, 72 chili di marijuana, 55 chili di hashish, 10 chili di esplosivo, un fucile calibro 12, un revolver, tre carabine, 1648 cartucce e 30mila euro in contanti.

Un vero e proprio arsenale quello sequestrato dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. In particolare sono stati trovati fra l'altro 10 chili di esplosivo di tipo 'Exem100', di solito utilizzato per i lavori in cava, quasi 1700 cartucce calibro 9x19, 9x21 e 357. I carabinieri hanno sequestrato anche un fucile Benelli calibro 12 con 2 cartucce, un revolver a salve con canna modificata per sparare, tre carabine ad aria compressa, due bilancini di precisione, una macchina conta banconote e 30mila euro in contanti.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo la misura cautelare della sospensione dal pubblico ufficio nei confronti di un Ispettore della Polizia di Stato, in servizio nella Capitale, responsabile di aver effettuato accertamenti in Banca Dati SDI per agevolare le attività illecite del sodalizio investigato [ex art. 615 ter, co. 1 e 2 nr. 1 e 3 c.p.], nonché un sequestro preventivo, emesso dal medesimo G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A. di Roma, riguardante beni utilizzati per la commissione dei reati o comunque acquisiti con proventi illeciti per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

Soddisfazione per l'operato delle forze dell'ordine è poi arrivata dalla Sindaca Virginia Raggi che su Twitter scrive: "Bene operazione contro narcotraffico di camorra e 'ndrangheta. Ringrazio Carabinieri Roma, Direzione Distrettuale Antimafia e Tribunale Roma. #NonAbbassiamoLoSguardo". 
 

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