Cronaca

Conto salato per i turisti: i camerieri clonavano le carte, la banda spendeva e incassava

Tredici misure cautelari, 5 arresti domiciliari e 8 obblighi di firme. Un anno di indagine per smascherare un giro d'affari che in tre mesi ha fruttato 100.000 euro. Ecco come agivano

Conto salato. E' questo il nome dell'operazione che ha portato i carabinieri ad eseguire oggi 13 misure cautelari, 5 arresti domiciliari e 8 obblighi di firma, ai danni di soggetti ritenuti responsabili di una vera e propria frode ai danni di decine di turisti. In sostanza la banda agiva clonando in maniera sistematica le carte di credito, poi comprando merce che veniva poi rivenduta a metà del prezzo. Tutti i passaggi della truffa vantavano ingranaggi pagati dall'organizzazione, dai clonatori, ai commercianti compiacenti, fino ai ricettatori. Ingranaggi che a vario titolo dovranno ora rispondere sono associazione per delinquere finalizzata alla  frode informatica mediante l’illecita acquisizione e clonazione di codici P.A.N. (Personal Account Number) di carte di credito, utilizzo fraudolento di carte di credito clonate e ricettazione.

LA BANDA DEI CAMERIERI - Tutto partiva dalla clonazione della carta che avveniva in due ristoranti del centro storico ad opera di camerieri a libro paga dell'associazione. "Il modus operandi seguiva ogni volta lo stesso copione", spiega il Maggiore Aniello Schettino, Comandante della Compagnia Carabinieri Roma Centro. "Alla fine di ogni pasto, il cameriere portava al tavolo, individuato tra quelli occupati da facoltosi turisti stranieri, il conto da pagare. Come da loro abitudine nei rispettivi paesi di provenienza, i turisti,  ignare vittime, affidavano la propria carta di credito all’infedele cameriere. Questi, una volta allontanatosi, senza farsi notare, effettuava una seconda “strisciata” della carta di credito all’interno di un dispositivo elettronico “skimmer”, di piccole dimensioni, copiando così il codice P.A.N. della carta di credito. Quindi la scheda veniva restituita come se nulla fosse accaduto al legittimo proprietario".

NEGOZI COMPIACENTI - Normalmente a distanza di giorni, ed a volte solo al rientro nei paesi di origine, i vacanzieri si avvedevano delle numerose spese, per migliaia di euro, effettuate da sconosciuti. Le spese venivano effettuate con le carte clonate, in negozi compiacenti. Altro importante ruolo è, infatti, quello ricoperto dai commercianti conniventi, tutti italiani, dislocati in zone come Monteverde, Cinecittà, Castro Pretorio e Camilluccia. I commercianti disonesti consentivano agli indagati di acquistare merce con le carte di credito clonate. "Un assenso che veniva pagato con una percentuale in contanti sulla vendita, pari solitamente al 15% dell'acquisto effettuato", racconta ancora il Maggiore Schettino.
 
MERCE RIVENDUTA - A questo punto la merce, acquistata in maniera fraudolenta, veniva rivenduta attraverso ricettatori, anche questi italiani, che spesso in precedenza  ne avevano commissionato l’acquisto, al 50% del prezzo reale in commercio. "Il giro d’affari del gruppo criminale, monitorato in soli tre mesi d’indagine", spiega il Luogotenente Tommaso De Simone, comandante della stazione San Lorenzo in Lucina, "ammonta ad un totale di circa 100.000 euro, il cui provento veniva spartito tra i vari sodali in proporzione ai ruoli ricoperti all’interno dell’organizzazione criminale".

LE INDAGINI - Le attività investigative, condotte dai Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina da giugno 2013 a febbraio 2014, hanno avuto inizio a seguito dell’arresto in flagranza di tre cittadini romeni per utilizzo di carte di credito clonate nel quartiere Prati. "Dall’analisi del traffico storico mobile delle carte di credito sequestrate", racconta il luogotenente De Simone, "si è riusciti a determinare i punti di compromissione delle stesse, cioè il luogo ove i legittimi proprietari avevano effettuato le ultime spese genuine. Sono stati così individuati alcuni esercizi di ristorazione, all’interno dei quali lavoravano camerieri che risultavano in contatto con gli arrestati. Il successivo monitoraggio degli apparati POS dei ristoranti incriminati, grazie all’ausilio dei servizi interbancari Cartasì ed American Express, unitamente a servizi di osservazione e di pedinamento posti in essere dai militari dell’Arma, permettevano l’individuazione di altri componenti del sodalizio criminale, con l’avvio delle conseguenti attività di intercettazione telefonica".

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