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Immagine di repertorio

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Ragazzino di 11 anni picchiato dal branco nel bagno della scuola, paese sotto choc

L’adolescente costretto alle cure dell’ospedale con una costola rotta ed una contusione polmonare. Carabinieri a lavoro per rintracciare i cinque aggressori

Un paese sotto choc. Non si parla d’altro a Pisoniano, Comune di poco più di 700 abitanti della provincia nord est di Roma dove un ragazzino di 11 anni è stato provocato e picchiato da un branco di cinque compagni di scuola nei bagni di un istituto comprensivo. A denunciare l’accaduto ai carabinieri la madre della vittima, una cittadina romena di 44 anni, dopo che il figlio è stato trasportato in ospedale con una costola rotta. Le violenze sono accadute lo scorso giovedì all’Istituto Comprensivo Pisoniano dell’omonimo Comune dalle Valle del Giovenzano.

Secondo quanto denunciato dalla madre ai militari dell’Arma della Stazione di Gerano il figlio di 11 anni sarebbe stato picchiato mentre si trovava a scuola. Accerchiato da cinque ragazzi, come denunciato dalla mamma alle forze dell’ordine, l’adolescente, che frequenta la prima media della scuola del paese, è stato immotivatamente provocato mentre si trovava nel bagno. Poi l’aggressione, con il branco che lo ha colpito con calci pugni lasciandolo ferito in terra. 

Affidato alle cure del personale del 118 il ragazzino è stato trasportato all’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli con una costola rotta ed una contusione polmonare. Acquisiti i primi elementi sull’aggressione, sul caso stanno indagando i carabinieri delle stazioni di San Vito Romano e Gerano, assieme ai militari della Compagnia di Subiaco. 

Avvenuta in un piccolo paese, l’aggressione al giovane ha scosso la comunità dove l’11enne vive assieme ai genitori. Dura la denuncia dei Sindaci dei Comuni della Valle del Giovenzano, che comprende oltre a Pisoniano, i Comuni di Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Sambuci e Saracinesco: “Apprendiamo con profondo dispiacere e con grande preoccupazione di un brutto episodio di bullismo accaduto giovedì scorso presso la scuola di Sassa, sfociato in un gesto di aggressione, che ha visto coinvolti alcuni alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado. In attesa degli esiti dei dovuti e ulteriori accertamenti sull’accaduto, tuttora in corso, esprimiamo intanto la nostra vicinanza al ragazzo vittima della violenza e alla sua famiglia. Il nostro augurio è che il giovane si rimetta presto e che, con l’aiuto di tutta la comunità allargata che gravita attorno alla scuola, possa ritornare a vivere, con fiducia e serenità, il rapporto con il prossimo".

Una lunga nota nel quale i Sindaci scrivono ancora: "L’accaduto ha suscitato, giustamente, molta impressione e preoccupazione nell’opinione pubblica, preoccupazione confluita in parte in valutazioni incentrate sulla questione dei controlli e della sicurezza. Considerazioni opportune e condivisibili ma che, se fossero le sole a guidare le future iniziative, rischierebbero di spostare il problema invece di risolverlo. I controlli sono oltremodo necessari ma, se si affrontasse la questione riducendola in questi termini, si finirebbe con il prendere decisioni non risolutive e tali da risultare semplicemente le più facili in quanto demagogicamente spendibili”. 

“L’attività di controllo non può deresponsabilizzare la comunità demandando colpe e oneri solo sugli operatori della scuola. La questione, al di là del singolo episodio, riguarda, a nostro avviso, un progetto educativo che deve coinvolgere tutti gli adulti del nostro territorio che, come genitori, zii e nonni, devono sentirsi in dovere di far assumere apertamente ai minori le loro responsabilità senza difenderli sempre e a ogni costo. Troppo spesso si è inclini verso l’erronea e deleterea convinzione che amare significhi difendere a prescindere “lavando in casa i propri panni”.

"Noi crediamo - prosegue la denuncia dei Sindaci dei Comuni della Valle del Giovenzano - che amare significhi educare all’autonomia; autonomia che si acquisisce imparando ad assumersi, anche di fronte alla società, le proprie responsabilità. Noi aborriamo con forza il linciaggio dei colpevoli ma pretendiamo che gli adulti svolgano il proprio dovere sociale di educatori nel senso ora descritto. Solo attraverso l’assunzione delle proprie responsabilità si potranno gettare le basi per un effettivo cambiamento nei comportamenti. E’ demandato a tutti, inoltre, il compito di trasmettere ai nostri ragazzi e ragazze, la fiducia nella possibilità di autodeterminarsi come individui e non come membri omologati di un gruppo. C’è a nostro avviso una diffusa sfiducia verso l’unicità individuale: in molti vivono con terrore la possibilità che i propri figli restino isolati e per questo li rendono predisposti all’omologazione che, troppo spesso, degenera in spirito di branco. Questo è l’approccio educativo che ci sentiamo di sostenere e l’invito che vogliamo rivolgere a tutti noi genitori, zii e nonni”.

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