Bruno lo zingaro e Pisolo, fratellastri al potere: così lo spaccio a Tor Bella Monaca è diventato "roba loro"

Leonardo Bevilacqua detto Bruno lo zingaro e Manolo Romano alias Pisolo hanno gestito per anni le zone di via Scozza e largo Mengaroni. I 42 arresti eseguiti da carabinieri e guardia di finanza hanno smantellato la loro organizzazione

Leonardo Bevilacqua detto Bruno lo zingaro e Manolo Romano alias Pisolo. Due fratellastri uniti, oltre che dal sangue della stessa madre, anche dagli affari, quelli della droga che, negli ultimi anni, gli hanno permesso di mettere in piedi una vera e propria azienda dello spaccio capace di incassare 300mila euro al mese. 

Una società così ben struttura che, oltre ai soliti turni h24 per pusher e vedette, aveva una impronta piramidale, gerarchica. Come le aziende appunto. Ma c'è di più perché Bruno lo zingaro e Pisolo avevano studiato nei dettagli la gestione delle piazza di via Scozza e largo Mengaroni. A smantellare il loro business il doppio blitz di carabinieri e guardia di finanza che, nella mattinata del 9 giugno, ha portato all'arresto di 42 persone tra le torri di Tor Bella Monaca.

Lo spaccio a Tor Bella Monaca come un'azienda

Lo spaccio veniva fatto in strada, alla luce del giorno, quasi in maniera sprezzante, con naturalezza. Un metodo che rappresentava una vera e propria strategia di marketing: se da una parte era molto rischiosa per i vari pusher, allo stesso tempo veniva considerata come più remunerativa perché i clienti, titubanti ad entrare in un vicolo chiuso o in un portone per comprare gli stupefacenti come spesso accade a Tor Bella Monaca, così si sentivano più sicuri e quindi diventavano anche fidelizzati. 

E se qualcuno del gruppo di Bruno lo zingaro e Pisolo veniva arrestato era già pronto il piano: il mutuo assistenzialismo fra gli associati in caso di arresto. Una parte dei guadagni, infatti, veniva destinata al sostentamento dei sodali che, in caso di arresto, venivano immediatamente rimpiazzati ma comunque mantenuti. Anche per evitare che qualcuno "cantasse" con gli inquirenti.

La gestione dei traffici nei palazzi dell'R8 e dell'R10 era ben strutturata. Ed ecco come scorrendo l'ordinanza firmata dal Gip Paola Di Nicola Travaglini, appare come i ruoli erano ben definiti. 

Bruno lo zingaro e Pisolo a capo della piazza di spaccio 

Bruno lo zingaro e Pisolo, in qualità di capi della "piazza" mettevano a disposizione del gruppo l'area di spaccio di Largo Ferruccio Mengaroni, affidando l'organizzazione e gestione a Diego Ruggiero, 23enne romano noto a Tor Bella Monaca con i soprannomi di 'Negro', 'Palletta' e 'Esa'. Era suo il compito di reperire lo stupefacente necessario al sodalizio, di organizzare le attività di spaccio e vigilare sul loro svolgimento. Si occupava anche della gestione dei turni di spaccio dei pusher, del rifornimento dei pusher in turno, raccogliendo anche in prima persona i proventi dell'attività illecita; provvedeva, inoltre se necessario, anche alla cessione in prima persona dello stupefacente stesso. 

Alessandra Conte, detta 'Sassa' moglie di Bruno lo zingaro vigilava sul corretto funzionamento della piazza di spaccio durante la detenzione del marito, fornendo indicazioni ai sodali e ricevendo parte del ricavato delle vendite illecite. E poi gli altri: 'Kalò', 'Massimo', 'Il Sindaco', 'Napulegn', 'Furci', 'Il russo', 'Kalu', 'Felix', 'Biscia', 'Tulò', 'Zi' Peppe', 'Nando', 'Annarella' e 'Lallo'. Giusto per citarne alcuni. 

Soprannomi da serie tv, ma che nella vita reale, quella della periferia di Roma est, avevano compiti di puhser, vedette o di nascondere la "merce". Bruno lo zingaro, nonostante in carcere da tempo, è temuto dai suoi stessi affiliati che hanno la piena consapevolezza che la piazza continua ad essere la sua e che, una volta libero, ritornerà in prima persona a gestirla. Il 35enne, di fatti, dagli inquirenti viene definito "come persona estremamente violenta e pericolosa".

Sassa, la moglie di Bruno lo zingaro che dà ordini 

La sua indole violenta è ben nota nel quartiere di Tor Bella Monaca e non solo nella piazza di spaccio di largo Ferruccio Mengaroni, ragion per cui tutti temono anche 'Sassa' la moglie, nella certezza che sia lei a dare notizie dirette al marito in carcere su come procedono le condotte dei singoli associati e gli affari illeciti.

"Senza la vigilanza del padrone le pecore fanno quello che vogliono", si legge in una intercettazione che, secondo gli investigatori, conferma l'autorevolezza criminale riconosciuta a Bruno lo zingaro.

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Il pestaggio der Porpetta

A spalleggiare Pisolo, il fratellastro. I due, nel 2016, balzarono agli onori della cronaca perché sequestrarono due minorenni, figli di un uomo che aveva 50mila euro di debito con loro. E che Pisolo fosse temuto e violento tanto quanto il fratellastro lo dimostra un episodio del 19 ottobre 2019. In quella circostanza pestò il 'Er Porpetta', pusher della banda, accusato di avergli consegnato 1000 euro falsi per coprire un ammanco nel guadagno del turno di spaccio. 

Per questo motivo 'Er Porpetta' picchiato violentemente e costretto a pagare 2.000 euro. Un episodio che per 'Porpetta' è la goccia che fa traboccare il vaso: "E manno corso a presso dice che gli ho dato 1000 euro falsi. Sto merda. Da oggi è finita, domani inizio a fà le pulizie con mi padre già l'ho chiamato prima. Da domani inizio a fare le pulizie punto. Basta sto mondo de merda. Ste infamità de merda. Sto schifo de mondo de merda. Che schifo. Da domani to giuro su mamma sto sempre a lavorà. Non voglio più fa un cazzo. Mo so trovato di dietro che mi faceva i fari, mi stava a chiamà e fà fermati fermati fermate mi pensavo che mi doveva dire na cosa, invece mi è partito. Da domani lavoro vaffanculo".  

VIDEO | Le immagini del blitz a Tor Bella Monaca

Tor Bella Monaca: il contesto criminale

Secondo quanto emerge dalle carte firmate dal Gip Paola Di Nicola Travaglini, Manolo Romano e Leonardo Bevilacqua "hanno potuto prendere potere, in modo pressochè incondizionato, grazie ad un contesto caratterizzato da 'legalità debole' in cui le forze dell'ordine, nonostante enormi sacrifici e professionalità, fanno fatica ad entrare in alcune zone del quartiere e le persone oneste hanno paura di esistere e attraversano interi cortili, controllati da spacciatori e vedette, come ombre che non devono vedere e non devono sentire, private dei loro diritti fondamentali". 

A questo poi si aggiunge una "struttura organizzativa di carattere familistico, capace di ricorrere ad una vasta rete sociale di supporto che crea veri e propri legami di appartenenza, incentivando la cooperazione degli spacciatori ed il loro coordinamento", spiega il Gip.

La crescita e l'affermazione del gruppo criminale di Bruno lo zingaro e Pisolo è avvenuta innanzitutto con il controllo del territorio, costruito progressivamente anche "attraverso un apparato di codici come sono le regole interne ed esterne al gruppo, ma anche ordini simbolici costituiti da murales e tatuaggi", elementi che secondo il Gip "non possono e non devono essere superficialmente liquidati come folclore criminale perché costituiscono il nuovo linguaggio, indicativo dell'appartenenza".

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