Ponte Galeria: nuova protesta delle bocche cucite al Cie

Dopo il dissenso manifestato alla vigilia di Natale ancora un atto dimostrativo di 7 cittadini del Marocco. Il vicesindaco Nieri: "Chiudere i centri"

La prima forte forma di protesta l'avevano attuata alla vigilia del Natale appena trascorso. A distanza di un mese ancora bocche cucite al Cie di Ponte Galeria dove 7 cittadini del Marocco provenienti da Lampedusa dalla sera del 25 gennaio si sono ricuciti le bocche per il "protrarsi della loro permanenza nel centro". La conferma dal direttore del Centro d'Identificazione Vincenzo Lutrelli.

CHIUDERE I CENTRI - Una protesta che riapre il dibattito sulla funzionalità dei Cie. Un secco 'no' arriva dal vice sindaco di Roma Luigi Nieri: "La nuova clamorosa protesta degli immigrati rinchiusi nel Cie di Ponte Galeria, che ieri sera si sono nuovamente cuciti la bocca, dopo la protesta messa in atto poco prima di Natale, conferma, una volta di più, che si è perso e si sta continuando a perdere tempo prezioso per mettere fine a una vergogna indegna del nostro Paese. Non si possono trattenere persone che non hanno commesso alcun reato in strutture degradate e insalubri come i Cie".

MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI - Le bocche cucite lamentano il fatto che da Natale non è cambiato nulla. "Le condizioni vergognose in cui sono costretti a vivere i migranti rinchiusi nei Cie italiani - ha aggiunto Luigi Nieri - testimoniano in maniera plastica che la nostra legislazione in materia di immigrazione presenta gravissimi vulnus, è sbagliata e va corretta con urgenza. Queste strutture vanno superate al più presto. Nei prossimi giorni verificheremo le condizioni dei protagonisti della protesta, che sono monitorate dai sanitari presenti nella struttura e risultano in buone condizioni, malgrado abbiano annunciato uno sciopero della fame che purtroppo rischia di provarli ulteriormente".

INTERVENIRE CON URGENZA - Duro anche il commento di Marta Bonafoni, Vice Capogruppo del Gruppo Per il Lazio in Regione Lazio: "La notizia della nuova protesta partita oggi nel Cie di Ponte Galeria, dove 13 persone provenienti da Lampedusa si sono cucite le labbra, mi addolora ma non mi sorprende. Già sul finire dell'anno scorso avevamo avvertito di come la protesta sarebbe potuta riprendere da un momento all'altro, in assenza di novità per la condizione dei detenuti nel Cie. Così e' accaduto: a quanto apprendiamo infatti 7 dei ragazzi che si sono cuciti la bocca oggi sono gli stessi che hanno messo in scena la protesta che si è tenuta pochi giorni prima di Natale".

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MOTIVI DI SOFFERENZA - Nota di Marta Bonafoni che prosegue: "E’ una volta di più grave che, per ottenere di nuovo attenzione, dei ragazzi rinchiusi all’interno di quella struttura debbano esternare una richiesta d’aiuto attraverso gesti clamorosi come il cucirsi le labbra e rifiutare il cibo. E dover tornare a farlo per chiederci di intervenire subito.
Nel mio sopralluogo di dicembre scorso ho constatato che in quel luogo le condizioni di vita sono inumane e ho subito presentato una mozione, sottoscritta dalla maggioranza tutta. Nel documento si chiede al Governo la radicale modifica delle norme su l’immigrazione con il definitivo superamento della legge Bossi-Fini, e per quanto riguarda “la Lampedusa della Regione Lazio” di operare un monitoraggio per garantire ai migranti trattenuti condizioni di dignità, di rispetto del diritto alla difesa legale e alla salute ma anche l'impiego di risorse  per  evitare ulteriori motivi di sofferenza. Inoltre, si chiede formalmente al Governo, visti i costi esosi e l’inadeguatezza dell’edificio che ospita il Cie, la chiusura del centro di Ponte Galeria. Il Parlamento ora deve provvedere con urgenza ad approvare le norme necessarie affinchè si possa mettere la parola fine a situazioni drammatiche che fanno notizia ma poi restano tali. La politica non può più permettersi lentezze e negligenza di fronte alla vita e alla dignità delle persone, di tutte le persone. Per questo mi auguro che la mozione che ho presentato possa essere discussa e approvata quanto prima dal Consiglio regionale del Lazio
".

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