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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Vanessa incinta di 9 mesi e Roberta invalida al 100%. Le vite "spente" dai blackout a Roma

Interruzioni di corrente durate ore e che hanno messo in ginocchio famiglia, anziani, bambini. Ecco alcune testimonianze

Il caldo non dà tregua. Così come i problemi che affliggono la città. I consumi eccezionali di energia, per alimentare condizionatori domestici e impianti di ventilazione, in questi giorni hanno generato, come lo ha definito Areti (qui la versione del gruppo), un "forte stress" alle reti elettriche che danno energia a Roma, causando una serie di blackout di cui vi stiamo dando conto da ieri.

Segnalazioni che da Ostia, Alessandrino, Tor Sapienza, Corcolle, Pigneto, Casal Bruciato, San Giovanni, Giardinetti e Prati - per citare alcuni quartieri - sono arrivate anche oggi alla nostre redazione. Interruzioni di corrente anche oltre le dieci ore che hanno messo in ginocchio famiglia, anziani, bambini.

Ma anche donne incinte e invalide. È il caso - tra i tanti - di Vanessa, al nono mese di gravidanza, e Roberta, con una invalidità al 100%, che hanno voluto raccontarci la loro storia. Due casi limite, che fotografano bene il problema e delle mancate risposte ricevute.

"Incinta e senza luce per 18 ore"

"Fortunatamente oggi la corrente è tornata, non ce la facevamo più. La mia bambina, che tanto si sta facendo desiderare, ha voluto aspettare ancora un po' per nascere per fortuna", a scriverci è Vanessa. Sta per diventare mamma. Il tempo sta per terminare essendo incinta di nove mesi. Questi giorni sono stati duri, per lei forse più di altri. 

Abita a Corcolle, uno dei quartieri più colpiti dal blackout. "Siamo rimasti senza energia per 18 ore", racconta. Una condizioni inumana. "Qui la maggior parte delle case sono villini, con la mansarda, dove la temperatura senza condizionatori arriva anche a 38 gradi. Come si può pensare di far dormire dei bambini o degli anziani in certe condizioni? Non tutti abbiamo la possibilità di andare altrove, da parenti o amici". 

"In casa mia c'è una persona gravemente disabile e io sono incinta oltre termine quindi ogni momento potrebbe essere quello buono per dover correre in ospedale o chiamare un aiuto". Vanessa ci confessa che ha avuto "paura che sarebbe potuto accadere qualcosa".

"La cosa che più mi fa arrabbiare - spiega - è che abbiamo provato a fare segnalazioni del guasto chiamando il gestore di competenza. Ci hanno tenuti più di mezz'ora in attesa facendoci parlare con un operatore virtuale che il più delle volte non capiva nulla della richiesta fatta. Chi hanno chiesto di fare verifiche assurde prima di metterci in contatto con qualcuno per avere una spiegazione. Non solo, perché dovevamo anche stare attenti. Se nel buio di casa non trovavamo una bolletta per leggere il codice pod allora potevamo anche riagganciare perché non avrebbero dato assistenza". "Questa mattina la luce è tornata. Speriamo stasera non accada di nuovo. Ieri alla stessa identica ora è andata via. Tengo le dita incrociate per me e la mia bambina".

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"Mi hanno riattaccato l'ossigeno dopo 16 ore"

Con Roberta, invece, abbiamo dovuto comunicare tramite Whatsapp perché "finalmente mi stanno attaccando aerosol e ossigeno. Non ho fiato neanche per un vocale. Sono state le 16 ore più lunghe della mia vita e dire che di cose brutte ne combatto da anni, senza mai arrendermi però". Lei abita sulla Collatina è invalida al 100% con disabilità varie e danni multi organo, compresi purtroppo cuore e polmoni. Anche lei ha vissuto momenti duri, aggravati anche dal caldo, con il blackout che ha colpito casa sua e altre in zona.

"Fortunatamente oggi è tornata. Ne ho subito approfittato per fare le mia terapie e riprendermi un pochino nella fervida speranza che duri". Lei è rimasta senta corrente dalle 22 di mercoledì 19 luglio. "Areti mi ha detto che hanno fatto il possibile, ma ce la siamo vista brutta", rivela Roberta: "Ci saranno stati oltre 40 gradi in casa. Data la mia disabilità mettemmo le serrande elettriche e di conseguenza sono stata davvero murata viva perché neppure quelle abbiamo potuto aprire per fare entrare ossigeno. E a proposito di ossigeno ho bisogno. Per sedici ore non ho potuto utilizzare nessuno degli strumenti sanitari che mi datto qualche sollievo perché sono tutti elettronici, persino l'aerosol". "Ho avuto paura che mi avrebbero lasciato morire così". Fortunatamente oggi l'intervento c'è stato, con la speranza che la corrente regga, e Roberta è tornata a curarsi.

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