Cronaca

Bimbo morto al San Giovanni: sale a venti il numero degli indagati

Sette medici e tredici infermieri. Si infoltisce il registro degli indagati e la Procura chiede un'altra autopsia

Sale a 20 il numero degli iscritti nel registro degli indagati, 7 medici e 13 infermieri, tutti per omicidio colposo. L'inchiesta aperta dalla Procura riguarda la morte di Marcus, il piccolo filippino nato prematuro e morto il 29 giugno in circostanze tutt'altro che chiare. Siamo nel reparto di Neonatologia di San Giovanni dove, a quante pare, un drammatico errore del personale ospedaliero avrebbe causato il decesso del bambino: l'iniezione endovenosa di latte al posto della soluzione fisiologica prevista.

Una procedura clinica piena di interrogativi, tutti al momento al vaglio degli inquirenti. L'inchiesta è stata aperta dalla Procura a seguito della denuncia sporta dalla Direzione Generale dell'ospedale. E proprio intorno alle tempistiche con cui l'autorità giudiziaria sarebbe stata avvisata dello "strano" decesso si incentrano i primi dubbi. Troppo il tempo trascorso?

I TEMPI - Marcus è morto venerdì 29 giugno, giorno in cui Roma festeggia i SS. Pietro e Paolo. Il Dg del San Giovanni Addolorata, Gian Luigi Bracciale, ha riferito all'Ansa di aver saputo del presunto scambio di flaconi dal 2 di luglio scorso, quattro giorni dopo. Per qualcuno un tempo eccessivo che necessiterà di spiegazioni. Colpa del "ponte"? Lo stabiliranno i giudici. "Io - ha dichiarato Bracciale - ho parlato con il primario di Neonatologia, con il direttore sanitario. C'era stata una constatazione di fatti che sarebbero accaduti che non mi hanno convinto, e che mi hanno indotto a fare denuncia. Poi sarà il magistrato a decidere cosa fare, se archiviare sentiti i periti, o procedere".

Bracciale ha spiegato che l"anormalità" che lo ha spinto a rivolgersi alla magistratura era nel fatto che "sembra che ci sia stata una terapia mal fatta, una nutrizione enterale per via endovenosa. Non è stata quindi seguita la prassi normale". "Tutto è partito da una segnalazione del direttore sanitario - ha aggiunto - e insieme alla segnalazione alla magistratura ho avviato una indagine interna. Non ho avuto bisogno della certezza: solo il dubbio che potesse essere accaduto è stato per me sufficiente".

E di dubbi questa storia è fin troppo piena. Altra ombra riguarderebbe la procedura di cremazione del cadavere del piccolo che era in programma e stava per essere compiuta se non l'avesse fermata il Pm ordinando tutti gli accertamenti del caso, tra cui oggi un'altra autopsia.


LA MADRE - "Dopo aver saputo della morte del figlio ha detto che era pronta per una battaglia legale e che voleva vedere chiaro fino in fondo su quanto è successo, voleva la verita". A riferirlo sono alcuni genitori che hanno i propri figli in cura presso il reparto di neonatologia dell'ospedale San Giovanni Addolorata e che hanno avuto modo di conoscere Jacqueline De Vega, madre di Marcus, giovane donna di origini filippine.

POLEMICHE - E, per qualcuno, non sarebbe solo una questione di errore umano. La responsabilità sarebbe anche di una carenza della struttura sanitaria. L'allarme arriva da Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, che denuncia una situazione di "grave arretratezza tecnologica" del reparto ospedaliero.

Il neonato infatti, stando a quanto dichiarato da Marino, "si trovava in una incubatrice senza bilancia, obsoleta e poco sicura e non ha avuto tutte le garanzie di sicurezza delle cure a cui aveva diritto. Tuttavia l'istruttoria compiuta dai carabinieri del Nas, in servizio presso la Commissione d'inchiesta, all'ospedale San Giovanni porta alla luce anche altri fattori che certamente influiscono sull'appropriatezza delle cure". Prima di tutto, rileva, "lo stress a cui medici, infermieri e tecnici sono sottoposti a causa della carenza di personale e del blocco del turn over". Nel reparto di neonatologia, infatti, i medici da gennaio a maggio, denuncia Marino, "hanno dovuto effettuare oltre 1200 ore di straordinario, che salgono a 4mila per gli infermieri".

CODACONS - "Abbiamo deciso di inserirci nel processo non solo come Codacons, ragion per cui ci costituiremo parte offesa come associazione, ma anche a sostegno della famiglia del neonato, cui oggi offriamo assistenza legale gratuita". E' quanto annunciato dal Codacons offre assistenza gratuita ai genitori del neonato morto all'ospedale San Giovanni di Roma per un probabile errore dovuto allo scambio di una flebo, e annuncia che l'associazione si costituirà come parte offesa nel futuro procedimento. "Ci riserviamo di far pagare la totalità delle spese legali ai reali responsabili del tragico errore che emergeranno dal processo" spiega il Presidente Carlo Rienzi.

"Così come abbiamo difeso gratuitamente Luigi Martinelli, responsabile del sequestro presso la sede dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia, allo stesso modo difenderemo i genitori del bambino morto al San Giovanni. Questo perché - prosegue Rienzi - tutte le posizioni deboli meriterebbero una efficace difesa in giudizio, specie quando dai singoli episodi emergono rilevanti problematiche sociali o di interesse generale, come nel caso di un grave errore medico o della crisi economica che porta a gesti estremi".

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